Borsa I.: sul listino societa’ calcio in fuorigioco (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il calcio è adatto alla borsa? Più che una semplice provocazione, e tralasciando che l’Italia non vede ipo calcistiche da 20 anni, il quesito è tornato alla ribalta dopo gli ultimi scossoni presi dai titoli di Roma e Juventus. Certo, i motivi sono differenti: il club presieduto da Andrea Agnelli ha accusato l’eliminazione per mano del Lione agli ottavi di Champions League, mentre il titolo del club giallorosso, abbarbicato attorno a quota 0,3 euro, fa resistenza alla forza di gravità che tenderebbe ad allinearlo al prezzo d’opa di 0,1165 euro per azione che lancerà il neopresidente Dan Friedkin, con la possibilità di delisting. 

Ma il peso eccessivo dell’emotività, scrive Milano Finanza, condiziona smisuratamente, in negativo come in positivo, l’andamento delle azioni. Vero che il core business di una squadra di calcio resta pur sempre il match e quindi il risultato sportivo (che a livello internazionale fatica ad arrivare), così come è vero che spesso la maggior parte degli azionisti sono gli stessi tifosi. Da un’altra prospettiva è anche impossibile notare lo sforzo intrapreso dalle società, in Italia ma soprattutto all’estero, di provare a costruire dei brand capaci di affrancare la performance borsistica da quella calcistica. Senza dimenticare come ormai, per l’enorme portata di interessi economici che ha assunto il mondo del pallone, i club abbiano acquisito la dimensione di vere e proprie aziende con il conseguente preponderante ruolo del bilancio. E qui le cose non vanno meglio, soprattutto considerando l’impatto Covid su ricavi, diritti Tv, sponsorizzazioni e tranding player. 

La situazione potrebbe peggiorare nella prossima stagione se si avvereranno le stime fornite da EY, secondo cui la Serie A subirà una riduzione di cassa di circa 400 milioni di euro (-70%) a causa soprattutto della contrazione dei ricavi da ticketing e da sponsor. Tanto è vero che solo nelle prime settimane dello scoppio della pandemia (dal 21 febbraio al 12 marzo), la capitalizzazione di Lazio, Juventus e Roma si è ridotta complessivamente di oltre 835 milioni di euro, con il valore di borsa della Juventus passato da 1,33 miliardi a 724 milioni, quello della Roma da 385 a 235 milioni, mentre la capitalizzazione del club di Claudio Lotito si è più che dimezzata, da 132 a circa 60 milioni. 

Escludendo in particolare il 2019, negli anni, a differenza di quanto riuscito per esempio al Manchester United, i tre club non hanno mai spiccato a Piazza Affari, anzi. La Roma, dal debutto nel 2002 con un prezzo di collocamento a 5,5 euro per azione, è arrivata a quotare 0,31 euro circa (oltre il 94% in meno), per una capitalizzazione di mercato di circa 194 milioni. Poco meglio la Juventus, considerando anche il rally del 130% avuto nel giro di luglio e agosto 2018 per l’effetto Ronaldo. Resta, però, che dal collocamento a 3,7 euro per azione a fine 2001, è scivolata fino agli attuali 0,9 euro, con un calo del 22% dal suono della campanella e di quasi il 27% da inizio anno, seppur capitalizzando oltre un miliardo di euro ed essendol entrata a far parte del paniere principale del FtseMib. Anche per la Lazio, che capitalizza in borsa circa 94 milioni, le cose non vanno diversamente. Se la performance a un anno segna un +15,4%, le azioni del club di Lotito quotano a 1,388 euro. Il che significa che da inizio 2020 ha perso oltre l’8,8% e dalla quotazione nel 1998 quasi il 90%. 

red/lab 

MF-DJ NEWS 

1708:07 ago 2020 

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