B.Mps: Gualtieri firma decreto, svendita divide maggioranza (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il Tesoro tira dritto sul dossier Mps, malgrado il rumore di fondo che sale dalla maggioranza e chiede di rinviare la vendita della banca. Vendita promessa all’Ue quando Mps fu nazionalizzata, ma che se si materializzasse entro mesi, ai valori di Borsa materializzerebbe minusvalenze da circa 7,5 miliardi per l’Erario. 

La Repubblica scrive che ieri il ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, ha firmato la proposta di Dpcm, che va ora alla firma di Palazzo Chigi. Secondo fonti al lavoro sul caso, Giuseppe Conte, si sarebbe preso qualche giorno per approfondire la questione, prima di dirimerla. Il testo finora è tenuto volutamente “aperto”, per consentire ogni modo possibile a una riprivatizzazione che s’annuncia complessa (la stessa banca senese ha messo nero su bianco che perderà altro denaro almeno fino al 2022, e ha 10 miliardi di euro di richieste danni). 

Il testo normativo in stesura, peraltro, è una delle precondizioni messe da Bce per dire sì alla vendita di 8,1 miliardi di crediti deteriorati Mps ad Amco tramite scissione, con relativa erosione di 1,1 miliardi di capitale per la banca. L’art. 2 della bozza di decreto riporta che, dopo la scissione (da chiudere entro fine 2020), “è autorizzata la dismissione della partecipazione” del Tesoro in Mps (68,5%), “in una o più fasi, mediante modalità e tecniche di vendita in uso sui mercati, attraverso il ricorso singolo o congiunto a un’offerta di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, ivi compresi i dipendenti del gruppo, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali ad una trattativa diretta da realizzare attraverso procedure competitive trasparenti e non discriminatorie, ad una o più operazioni straordinarie, ivi inclusa un’operazione di fusione”. 

La bozza non sembra invece menzionare una possibile trasformazione di Mps in bad bank pubblica, usandone licenza bancaria, marchio e piattaforma per intestarsi, e vendere poi con cartolarizzazioni, i circa 150 miliardi di euro di nuovi crediti deteriorati che il lockdown primaverile potrebbe causare in Italia. 

Ma uno scoglio sicuro, oltre al veto di Bce ed Antitrust Ue, paiono i tempi: il decreto prevede la cessione di Mps entro l’approvazione del bilancio 2021, quindi in maggio 2022. Il Tesoro ha molta più fretta: perché Mps è una banca ora pericolante, e perché s’è impegnato con Bce e Ue a dare segnali concreti sul ripianamento patrimoniale del Monte entro il 1* dicembre. Se non ci saranno iniezioni dirette di capitale, da parte del Tesoro (che ha stanziato nel decreto Agosto 1,5 miliardi allo scopo) oppure investitori interessati, Mps dovrà per quella data pubblicare tre lettere con cui tre banche d’affari dicono che c’è mercato per emettere capitale At1 in bond per 7-800 milioni. Un’ipotesi che secondo vari addetti ai lavori è più impraticabile di una fusione, che il Tesoro potrebbe presto proporre alle rivali: a partire dalle italiane Banco Bpm e Unicredit. 

pev 

(END) Dow Jones Newswires

September 08, 2020 02:21 ET (06:21 GMT)