I dati bancari sono ormai un libro aperto

di Andrea Bongi SCARICA IL PDF italiaoggi.it 9.9.20

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Sul segreto bancario cadono anche gli ultimi, sottilissimi, veli. Dopo l’Agenzia delle entrate, la Guardia di finanza ed i concessionari della riscossione, d’ora in avanti anche gli enti locali potranno accedere all’archivio dei rapporti finanziari, al fine di rendere più efficiente ed efficace la riscossione, anche coattiva, delle imposte e tasse di loro competenza.

L’effetto di tutto ciò è che sempre più soggetti avranno accesso alle informazioni relative ai conti correnti, ai depositi e ai rapporti finanziari degli italiani, per i quali il segreto bancario è ormai soltanto un ricordo del passato.

Il via libera all’accesso alle informazioni contenute nel c.d. archivio dei rapporti finanziari dell’anagrafe tributaria ai comuni ed agli enti locali è arrivato grazie al maxiemendamento al decreto semplificazioni 76/2020, domani atteso dal via definitivo alla Camera (si veda ItaliaOggi del 4/9/2020).

Questa ulteriore apertura alle informazioni, estremamente delicate, contenute nella poderosa banca dati istituita ai sensi dell’articolo 7, sesto comma, del dpr n.605/1973, lascia piuttosto perplessi.

La delicatezza delle informazioni relative ai rapporti di natura bancaria e delle movimentazioni sulle stesse operate aveva consigliato, almeno finora, ad un uso prudente dei soggetti abilitati ad accedere a tali informazioni. La stessa Guardia di finanza, almeno fino alla legge di bilancio 2019, non aveva un vero e proprio accesso diretto a tali informazioni, dovendo necessariamente ottenere il via libera dall’Agenzia delle entrate per l’acquisizione dei dati e degli altri elementi raccolti nell’archivio dei rapporti finanziari.

Estremamente più semplice, in termini di accesso alle informazioni di natura bancaria e finanziaria dei contribuenti, le procedure per il concessionario della riscossione soprattutto quando, al posto di Equitalia, è arrivata la stessa Agenzia delle entrate nella veste anche di ente della riscossione (Ader).

Oggi è la volta dei comuni, delle province, delle regioni e più in generale dei c.d. enti locali che, per semplificare il processo di riscossione delle loro entrate potranno accedere non solo ai dati dell’anagrafe tributaria, come già concesso dall’articolo 1, comma 791, della legge di bilancio 2020 (legge 160/2019), ma anche a quelli estremamente sensibili, contenuti nel più volte citato archivio dei rapporti finanziari.

L’ingresso degli enti locali nella platea di possibili fruitori dell’anagrafe dei conti correnti dilata a dismisura il numero dei soggetti in possesso di tali poteri. Ciò lascia presagire un insieme di problematiche di non poco conto, legate anche alle necessarie autorizzazioni all’accesso ed alla tracciabilità dei singoli funzionari abilitati ad acquisire ed estrapolare le informazioni di interesse.

La dilatazione dei soggetti che possono sbirciare ed acquisire informazioni sui rapporti bancari, finanziari e fiduciari degli italiani, comporta, di contro, l’adozione di misure di sicurezza ancora più rigide e stringenti a presidio di potenziali, ma sempre più possibili e probabili, intrusioni non autorizzate o illecite.

Per quanto attiene invece al contenuto dell’archivio dei rapporti finanziari è bene ricordare che lo stesso, nel tempo, è andato sempre più implementando. Oggi, grazie alle continue e costanti comunicazioni telematiche effettuate dalle banche, dalle Poste e più in generale dagli intermediari finanziari, in tale partizione dell’anagrafe tributaria, sono contenute informazioni relative all’esistenza dei rapporti ed alla loro intestazione, all’ammontare delle movimentazioni effettuate nonché ai saldi iniziali, finali ed intermedi di ogni singolo rapporto.

Ciò dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, la delicatezza delle informazioni presenti in tale banca dati e la necessità di proteggere tali dati dagli accessi non autorizzati.