Ferrarini: Vestager irrompe su Amco (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il salvataggio del gruppo alimentare Ferrarini finisce sul tavolo del commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Una novità inattesa che porta lo scontro in atto tra le cordate in corsa per la futura ristrutturazione a un livello assai più alto. Con il rischio che venga aperta un’istruttoria in ambito Ue e che quindi il Tribunale di Reggio Emilia debba stoppare tutto. Anche solo una lettera di richiesta di maggiori informazioni da parte della Dg Competition della Commissione europea può, a questo punto, bloccare il processo in atto. 

Tutto nasce, come è in grado di anticipare MF-Milano Finanza, da una denuncia per possibili aiuto di Stato (alla luce dell’articolo 107, paragrafo 1 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) depositata ieri agli uffici Ue competenti, quelli per l’appunto coordinati dal commissario Vestager e partita dall’Italia. Nel mirino c’è Amco, la società specializzata nella gestione e nel recupero di crediti deteriorati controllata al 100% dal ministero delle Finanze e che ha un portafoglio di 33,4 miliardi (tra cui 8,1 miliardi da Mps, 18 miliardi da Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, gruppo Intesa Sanpaolo, e 2 dalla Pop Bari). Perché il gruppo guidato da Marina Natale è entrato come soggetto attivo in una delle due cordate in corsa per il salvataggio di Ferrarini. 

Amco, una delle quattro banche esposte per 250 milioni con la società di Reggio Emilia (le altre sono Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca), ha rilevato il 20% della newco Rilancio Industrie Alimentari (il restante 80% è del gruppo Pini Italia) attraverso la conversione di crediti vantati nei confronti di società lussemburghesi azioniste della stessa Ferrarini e di proprietà degli esponenti della omonima famiglia imprenditoriale emiliana. La stessa Amco ha quindi concesso un finanziamento di 12 milioni all’azienda operativa «in misura non corrispondente alle normali condizioni di mercato», come si legge nella denuncia consultata da questo giornale. Un intervento che per i denunciati può prospettare anche «un trasferimento, indiretto, di risorse pubbliche» che è «imputabile allo Stato», perché «Amco è impresa pubblica il cui capitale è interamente detenuto dal Mef». 

Il fatto che il ministero abbia «una partecipazione totalitaria consente di ritenere che le risorse impiegate per l’operazione siano pubbliche e che le decisioni assunte da Amco, società sottoposta al controllo della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria, siano imputabili allo Stato». 

Il caso portato all’attenzione della Vestager fa leva anche su un altro aspetto non secondario: «L’intervento di Amco pregiudica le società interessate e legittimate a presentare una proposta di concordato concorrente, le quali, a differenza di Pini Italia, non hanno beneficiato della partnership con Amco». Per tali ragioni, e alle luce del fatto che Amco, «convertendo i propri crediti in equity (della newco, ndr) e con la garanzia di Pini Italia attribuisce a detti crediti un valore economico che non possedevano». Inoltre, «mediante l’intervento di Amco lo Stato consente a due imprese pubbliche (Sace e Simest) e alla stessa Amco, rispettivamente, di recuperare i crediti con modalità vantaggiose che non sarebbero state realizzabili a normali condizioni di mercato e conseguire un vantaggio economico che non sarebbe stato altrimenti conseguito». Per tale ragione secondo i legali dei denuncianti, «l’intervento di Amco potrebbe apparire una modalità dello Stato (italiano, ndr) per garantire soddisfazione ad altri soggetti pubblici e a se stessa piuttosto che aiuto di Stato necessario e compatibile con il mercato interno», si legge nella parte conclusiva della denuncia depositata in Dg Competition. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

September 10, 2020 02:31 ET (06:31 GMT)