Trame, ville e tangentiper la Coppa del mondo – Dai giudici a Bellinzona i diritti tv per il calcio

FEDERICO FRANCHINI caffè.ch 12.9.20

L’usufrutto di una lussuosa villa in Sardegna e una mazzetta da 1,25 milioni di euro. Vantaggi che, per il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc), sono stati concessi in cambio dei diritti tv per varie Coppe del Mondo di calcio. Dopo il pasticcio con il processo a tre ex funzionari della Federcalcio tedesca e all’ex dirigente della Fifa, lo svizzero Urs Lini, terminato con la prescrizione, a Bellinzona si torna in aula per una delle inchieste più scottanti legate alla corruzione nel mondo del pallone. Domani, 14 settembre, al Tribunale penale federale (Tpf) compariranno due nomi altisonanti del calcio non giocato: il francese Jérôme Valcke, ex segretario generale della Fifa, e il qatariota Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint Germain e del gruppo mediatico Bein Media Group. A farli compagnia anche il greco Konstantinos Nteris, pure attivo nel settore media.
Nel decreto d’accusa (che il Caffè ha potuto consultare), il procuratore Joël Pahud spiega nel dettaglio gli accordi segreti tra l’ex dirigente Fifa e il magnate arabo. Come quello, già rilevato dalla stampa, relativo alla Villa Bianca di Porto Cervo. Una dimora dal valore di 5 milioni di dollari, acquistata da Al-Khelaifi che ne accorderà l’utilizzo esclusivo a Valcke. In cambio: i diritti media per il Medio Oriente e l’Africa del Nord per i mondiali 2026 e 2030 attribuiti a Bein Media.
Una vicenda mai resa nota prima è invece quella delle mazzette ottenute – sempre secondo l’accusa – da Valcke in cambio dei diritti mediatici della Fifa (Coppe del mondo 2018, 2022, 2026 e 2030) per l’Italia e la Grecia. Diritti che, per l’Italia, erano stati ottenuti dalla Mp & Silva Ltd, società di Londra creata da due italiani e oggi fallita. Un’attribuzione per la quale sembra avere avuto un ruolo importante il greco Nteris. È la sua società personale, la Sirona Investments Co, che avrebbe versato due volte mezzo milione di euro sul conto aperto al Credit Suisse di Zugo dalla Sportunited Gmbh, società di Rotkreuz il cui unico beneficiario economico era proprio Jérôme Valcke. Stessa modalità per i diritti per la Grecia: 250 mila euro versati da Sirona sono finiti, per i magistrati, sul conto svizzero Sportunited, in cambio dell’attribuzione alla greca Taf Sports Marketing.
Jérôme Valcke è accusato di amministrazione infedele, falsità in documenti e corruzione passiva; Nasser Al-Khelaifi di istigazione all’amministrazione infedele; Konstantinos Nteris di istigazione all’amministrazione infedele e corruzione attiva. La Fifa, che si presenta come accusatore privato al processo, chiede che il suo ex dirigente sia condannato a versarle una somma compresa tra l’1,4 e i 2,3 milioni di euro (il valore dell’usufrutto della villa in Sardegna tra il 2014 e il 2015) e, assieme a Nteris, 1,25 milioni di euro (il valore dei soldi ricevuti sul conto della Sportunited). Le proposte di pena saranno presentate durante il dibattimento.

L’usufrutto di una lussuosa villa in Sardegna e una mazzetta da 1,25 milioni di euro. Vantaggi che, per il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc), sono stati concessi in cambio dei diritti tv per varie Coppe del Mondo di calcio. Dopo il pasticcio con il processo a tre ex funzionari della Federcalcio tedesca e all’ex dirigente della Fifa, lo svizzero Urs Lini, terminato con la prescrizione, a Bellinzona si torna in aula per una delle inchieste più scottanti legate alla corruzione nel mondo del pallone. Domani, 14 settembre, al Tribunale penale federale (Tpf) compariranno due nomi altisonanti del calcio non giocato: il francese Jérôme Valcke, ex segretario generale della Fifa, e il qatariota Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint Germain e del gruppo mediatico Bein Media Group. A farli compagnia anche il greco Konstantinos Nteris, pure attivo nel settore media.
Nel decreto d’accusa (che il Caffè ha potuto consultare), il procuratore Joël Pahud spiega nel dettaglio gli accordi segreti tra l’ex dirigente Fifa e il magnate arabo. Come quello, già rilevato dalla stampa, relativo alla Villa Bianca di Porto Cervo. Una dimora dal valore di 5 milioni di dollari, acquistata da Al-Khelaifi che ne accorderà l’utilizzo esclusivo a Valcke. In cambio: i diritti media per il Medio Oriente e l’Africa del Nord per i mondiali 2026 e 2030 attribuiti a Bein Media.
Una vicenda mai resa nota prima è invece quella delle mazzette ottenute – sempre secondo l’accusa – da Valcke in cambio dei diritti mediatici della Fifa (Coppe del mondo 2018, 2022, 2026 e 2030) per l’Italia e la Grecia. Diritti che, per l’Italia, erano stati ottenuti dalla Mp & Silva Ltd, società di Londra creata da due italiani e oggi fallita. Un’attribuzione per la quale sembra avere avuto un ruolo importante il greco Nteris. È la sua società personale, la Sirona Investments Co, che avrebbe versato due volte mezzo milione di euro sul conto aperto al Credit Suisse di Zugo dalla Sportunited Gmbh, società di Rotkreuz il cui unico beneficiario economico era proprio Jérôme Valcke. Stessa modalità per i diritti per la Grecia: 250 mila euro versati da Sirona sono finiti, per i magistrati, sul conto svizzero Sportunited, in cambio dell’attribuzione alla greca Taf Sports Marketing.
Jérôme Valcke è accusato di amministrazione infedele, falsità in documenti e corruzione passiva; Nasser Al-Khelaifi di istigazione all’amministrazione infedele; Konstantinos Nteris di istigazione all’amministrazione infedele e corruzione attiva. La Fifa, che si presenta come accusatore privato al processo, chiede che il suo ex dirigente sia condannato a versarle una somma compresa tra l’1,4 e i 2,3 milioni di euro (il valore dell’usufrutto della villa in Sardegna tra il 2014 e il 2015) e, assieme a Nteris, 1,25 milioni di euro (il valore dei soldi ricevuti sul conto della Sportunited). Le proposte di pena saranno presentate durante il dibattimento.