“Il 5G rallenta la corsaperché imposto dall’alto”

Caffe.ch 19.9.20

Il bilancio della nuova tecnologia è finora fallimentare

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Finora, il bilancio del 5G in Svizzera è fallimentare. “Era prevedibile – sostiene Alessandro Trivilini, responsabile del servizio di informatica forense alla Supsi – ma io credo che questa tecnologia sia ancora salvabile. Deve essere salvabile, perché ne abbiamo bisogno”.
Eppure i dati riportati domenica scorsa dal Sonntagsblick sono desolanti. Ad oggi solo il 2% della popolazione svizzera utilizza il 5G. Una miseria se si pensa che al momento dell’aggiudicazione delle frequenze, nel febbraio 2019, gli operatori telefonici assicuravano di voler offrire questa tecnologia ad almeno il 90% degli svizzeri nel giro di un anno.
“Si è sbagliato il modello di diffusione di questa tecnologia – afferma Trivilini -. Il 5G è stato calato dall’alto, a giochi fatti a livello politico, dando per scontato che le persone avrebbero accettato tutto. Questa imposizione ha fatto sì che si formassero delle barriere. Non tanto perché la tecnologia è sbagliata, ma per il modo in cui è stata presentata”.
Le autorità e gli operatori, insomma, non si aspettavano di incontrare la resistenza che stanno incontrando. “Se si vorrà superare questa impasse – sostiene Trivilini – bisognerà togliere questo progetto dalle mani della politica e delle lobby per affidarlo a persone che abbiano credibilità. Persone autorevoli e indipendenti che sappiano convincere la popolazione della bontà di questa tecnologia, in un clima di trasparenza e fiducia”.
Oggi invece regna lo scetticismo. Tra petizioni e manifestazioni, ci sono addirittura cantoni che sono arrivati a introdurre una moratoria sulla costruzione di nuove antenne. “Queste opposizioni – nota Trivilini – sono legate più all’imposizione della tecnologia che alla tecnologia stessa. La tecnologia non è un nemico. Ma per far sì che tutti sappiano coglierne le potenzialità deve essere presentata alla popolazione all’interno di una visione. In termini di progresso e non di sviluppo. Bisogna cambiare paradigma”.
Trivilini vede delle analogie con un altro flop, quello dell’applicazione Swiss Covid, voluta dalla Confederazione per tracciare i contatti. “In entrambi i casi – osserva – si è voluto diffondere una novità senza coinvolgere gli utenti. Ma oggi viviamo in una società digitale in cui tutti ci sentiamo partecipi. E quindi vogliamo sentirci partecipi anche quando si tratta di adottare nuove tecnologie”.
Tuttavia questi fallimenti possono avere un risvolto positivo. “La diffusione del 5G non ha funzionato né in Svizzera né in buona parte degli altri Paesi – riprende Trivilini -, ma questo è un bene, in un certo senso. Del resto sarebbe stato difficile immaginare che un cambiamento di tale portata potesse andare in porto al primo colpo”. Ora bisognerà ritentarci, sperando che i danni causati dal primo tentativo non si riveleranno insormontabili. “Bisognerà definire una sorta di coordinatore – dice Trivilini – che sappia riprendere il progetto partendo dal basso. La tecnologia attende che qualcuno la prenda per mano e la accompagni nelle strade delle nostre città. Finché verrà spinta con la forza, invece, continuerà ad essere rimbalzata indietro”.
a.s.