Vaticano: con ricatti e consulenze d’oro persi 100 mln (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Un ricatto. Anzi, “una manovra ben pianificata per realizzare un’ingente depredazione di risorse della Segreteria di Stato che non ha eguali”. Il capitolo più inquietante del sacco vaticano descritto nella rogatoria della procura pontificia, scrive Repubblica, è incentrato sulla Gutt Sa, la società lussemburghese del discusso finanziere Gianluigi Torzi. Che interviene quando il pasticcio dell’immobile di Londra è già stato fatto e offre una soluzione che si rivela disastrosa e genera una perdita di 100 milioni. 

Il meccanismo è in apparenza semplice. Secondo la ricostruzione, nel novembre 2018 Torzi vende alla Segreteria di Stato 30 mila azioni della società e ne tiene mille per sé. La Segreteria è così convinta di avere il controllo della Gutt Sa. Invece ecco il raggiro: solo le mille azioni di Torzi hanno diritto di voto, rendendolo padrone di tutto. Forte di questo potere, ordina di bonificare 15 milioni a due delle sue società britanniche “a fronte di fatture per operazioni inesistenti”. Qualche mese dopo manda anche una mail: chiede il riconoscimento di un pagamento e il rilascio di una manleva per le operazioni compiute. “Una richiesta priva di fondamento giuridico, non aveva alcun titolo per pretendere una somma del genere”. 

Perché nel novembre 2018 la Segreteria di Stato doveva semplicemente ottenere il trasferimento a se stessa di un immobile praticamente già suo. I responsabili sono monsignore Alberto Perlasca e il funzionario pontificio Fabrizio Tirabassi. Affidano formalmente alla Gutt Sa il compito di agire come procuratore della Segretaria di Stato e garantiscono verbalmente un compenso di 10 milioni di euro a Torzi. Perlasca e Tirabassi superano poi ogni confine e propongono di prelevare altri 20 milioni di sterline dal conto riservato alle “spese discrezionali” di Papa Francesco. 

Tiraboschi sostiene di essere stato vittima di un ricatto: “Estorsione perpetuata da Torzi”. Raggirato, tanto che “gli avrebbe taciuto le differenti classi di azioni, quelle con diritto di voto e quelle senza”. Gli inquirenti non gli credono e ipotizzano un complotto. Negli scorsi mesi, anche grazie ai contributi forniti dalla Finanza, la procura vaticana ha ricostruito la catena utilizzata per questa truffa. Le successive mosse vengono giustificate con la necessità di togliere a Torzi il controllo dell’investimento. 

Nel 2019 entra in scena monsignor Alberto Carlino, segretario del cardinale Angelo Becciu, che con Tirabassi avvia l’ennesimo piano. Punto di partenza è creare una Newco per acquisire tre società nel Jersey proprietarie dell’immobile londinese. In mezzo spunta lo studio MischonDe Reya di Londra che viene autorizzato “a pagare 10 milioni alla Lighthouse Group Investiments riconducibile a Torzi che emette anche una fattura di 5 milioni come riconoscimento dell’attività svolta”. 

Una sequenza infinita. Perché “la vicenda Gutt Sa è stata anche l’occasione per inserire altri personaggi, che agendo sul presupposto che doveva essere risolto il problema con la Gutt e Torzi, hanno avuto un ruolo poco chiaro”. Avvocati d’affari e broker che ricevono laute consulenze e giocano più parti in commedia. 

Un punto certo è che “i flussi finanziari generati dall’operazione londinese hanno avuto numerose destinazioni sovente mascherate e che, allo stato delle investigazioni, consentono la formulazione di ipotesi di riciclaggio e autoriciclaggio”. 

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(END) Dow Jones Newswires

October 01, 2020 02:30 ET (06:30 GMT)