Vaticano: monsignori Perlasca e Carlino accusano Becciu (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Qualcosa è cambiato la prima metà di luglio quando, come ogni anno, è avvenuto il turnover nelle rappresentanze pontificie e in Segreteria di Stato. Una circolare interna al Vaticano a firma del cardinale Pietro Parolin ha comunicato che i monsignori Alberto Perlasca e Mauro Carlino era stati radiati dal corpo diplomatico e avevano l’obbligo di rientrare in diocesi, rispettivamente a Como e a Lecce. Dopo l’inchiesta sull’immobile di Londra e la sospensione dai rispettivi incarichi i due sono stati costretti a lasciare il corpo di cui avevano fatto parte per anni. Ed è stato allora, quando si sono sentiti fuori da ogni gioco, che i due ex strettissimi collaboratori di Angelo Becciu – scrive Repubblica- hanno deciso di aprirsi con gli inquirenti della Santa Sede. 

A differenza di Carlino, Perlasca il suo “grido di dolore” lo ha messo nero su bianco, in una lettera che ora è sul tavolo del Papa. Si tratta di un memorandum che ricalca quanto egli ha voluto dire, dopo essersi consigliato con un porporato di fiducia, sulle ombre esistenti nella gestione delle finanze del cardinale Becciu. Le sue accuse hanno permesso alla magistratura di confezionare le carte che hanno poi convinto Francesco a chiedere le dimissioni del porporato. Per anni Becciu, Perlasca e Carlino hanno lavorato insieme. Adesso la versione di Perlasca, insieme alle rivelazioni di Carlino e del faccendiere Gianluigi Torzi, scavano un solco fra i tre difficilmente colmabile e aprono la strada all’apertura di un processo al quale verosimilmente prederà parte anche il cardinale. 

Secondo quanto ha raccontato Perlasca, Becciu sarebbe stato una figura ingombrante in Segreteria di Stato. Con il suo modo “pacato e cortese di impartire gli ordini e la sua capacità di evitare scontri diretti”, avrebbe avuto buon gioco sin dall’inizio a conquistarsi la fiducia del personale della Segreteria. 

Perlasca avrebbe anche raccontato dei rapporti di Becciu con i suoi fedelissimi, non solo Carlino, ma anche Fabrizio Tirabassi, all’epoca responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria, Enrico Crasso, gestore delle finanze della Sds attraverso Sogenel Capital holding, e il broker Gianluigi Torzi. Perlasca arriverebbe addirittura a parlare del ruolo giocato da Becciu nel periodo, all’inizio del pontificato di Francesco, nel quale Parolin era assente per motivi di salute. Il monsignore avrebbe spiegato che nella Segreteria tutti erano convinti che l’uomo del Papa fosse lui e non Parolin, e che il sostituto non faceva niente perché si pensasse diversamente. 

Fra le altre cose, Perlasca avrebbe raccontato dei 100mila euro dati 

alla cooperativa sarda Spes di Ozieri, di cui è presidente il fratello di 

Becciu, Tonino, uno dei fatti al centro delle contestazioni mosse dal 

Papa al cardinale. E avrebbe confezionato dossier su monsignor Battista Ricca e Edgar Pena Parra. Secondo Perlasca, fu Becciu in persona a chiedergli di trovare una soluzione per girare 100mila euro a una cooperativa sarda in difficoltà. La soluzione avrebbe dovuto essere quella di dividere l’importo in più quote per non dare nell’occhio 

ed evitare di allarmare l’Autorità di vigilanza. Ma alla fine fu sempre 

Becciu a dire a Perlasca che aveva trovato lui una strada sicura: quella 

di bonificare la somma alla Caritas di Ozieri, evitando così un link diretto con la cooperativa gestita dal fratello. Perlasca racconta anche 

del rapporto di Becciu con alcuni giornalisti, conoscenze di cui il cardinale si sarebbe servito durante il suo mandato. 

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October 01, 2020 02:15 ET (06:15 GMT)