Unicredit: divergenze tra Mustier e cda su nome presidente (Mess)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

C’è dissenso al vertice di Unicredit fra il ceo Jean-Pierre Mustier e il resto del cda. 

Lo scrive Il Messaggero spiegando che in questi giorni si svolgono i comitati endoconsiliari, tra cui il Nomine, mentre martedì 13 è fissato un consiglio con argomenti di ordinaria gestione ma l’occasione potrebbe misurare lo stato dei rapporti all’interno del board, che da qualche tempo non sarebbero privi di discussioni lineari. Per esempio in tema di performance dell’istituto con quella dei peers, a cominciare da Intesa Sanpaolo. Oppure sul piano di scissione proporzionale delle filiali italiane in una Newco separandole dal resto del gruppo. Infine, le procedure di selezione del nuovo presidente dove il cda rivendica la sovranità delle decisioni, senza interferenze. Attorno a questi tre punti in particolare, sia pure con scostamenti temporali si stanno consumando le diversità di vedute. Su tutto ciò Unicredit per ora si affida al no comment. 

Tra i consiglieri c’è il convincimento della diversa velocità di crescita e redditività di Unicredit rispetto ai diretti concorrenti, come appunto Intesa. Le due banche hanno storie e traiettorie differenti anche se inevitabilmente alla fine viene fatto un raffronto espresso con le performance di Borsa. Dal 12 luglio 2016, giorno di insediamento di Mustier al timone, il titolo ha perso il 28,2% pari a 3,9 miliardi di valore, contro il – 12,4% di Intesa Sp (2,2 miliardi perduti) e il – 13,7% dell’indice banche (Ftse Italia Banks). Ciò fa da sfondo agli altri due punti di divergenza. Da oltre un anno c’è un cantiere aperto sulla creazione di una subholding, la cui mission sarebbe cambiata e adesso dovrebbe nascere tramite la scissione proporzionale dei 2.400 sportelli italiani e potrebbe propiziare una fusione con qualche altro istituto, per esempio il Banco Bpm. Ma su questo piano ci sarebbero perplessità in cda perché si teme che una volta fusa Unicredit Italy con l’istituto target, rimarrebbe un gruppo internazionale pronto per un merger transfrontaliero determinando così lo smembramento del gruppo. 

Ma anche questo è uno scenario meno d’attualità rispetto invece alla governance. Secondo statuto, è il cda a dover presentare la lista del nuovo consiglio per l’assemblea di aprile 2021 e tra i consiglieri non ci sarebbe più il clima di un tempo quando le proposte di Mustier venivano approvate tout court. Sicchè le differenziazioni potrebbero rallentare qualunque ipotesi di consolidamento, nonostante il refrain “nessun M&A sul tavolo”. Alla base delle attuali diversità di vedute ci sarebbe il processo in corso da parte di Spencer Stuart per trovare il successore di Cesare Bisoni. Secondo fonti attendibili, il comitato Nomine presieduto da Stefano Micossi, esprimendo l’orientamento del cda, rivendica la sua autonomia e respinge le sollecitazioni di metodo di Mustier, favorevole ad allargare lo screening a figure internazionali dove Unicredit è radicata per via dei molteplici investitori istituzionali: il 27% sono americani, il 12% inglesi e solo il 2% sono italiani. Con una rappresentanza così eterogenea, il banchiere nato a Chamalières pensa a un presidente espressione del mondo internazionale, non necessariamente con cittadinanza estera. Secondo queste caratteristiche, i nomi potrebbero essere Ignazio Angeloni, ex Bce, e Lucrezia Reichlin. 

L’approccio del Nomine è condiviso da quasi tutto il board che, pur considerando nomi esterni, non esclude candidature interne: in primis il vicepresidente vicario Lamberto Andreotti e lo stesso Micossi. 

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(END) Dow Jones Newswires

October 09, 2020 02:18 ET (06:18 GMT)