Isp: Corcos (Fideuram), per il private banking guarda all’estero (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Le integrazioni transfrontaliere restano il tassello mancante dell’Unione Bancaria Europea, ma ci sono nicchie in cui la finanza italiana sta diventando più internazionale. Una è il private banking, come dimostra la recente acquisizione di Bank Reyl da parte di Intesa Sanpaolo. Il deal, arrivato tre anni dopo quello su Banque Morval, conferma una tendenza ormai consolidata per il private banking di Ca’ de Sass: saturato il mercato domestico, il business si svilupperà sempre di più oltre confine, spiega a MF-Milano Finanza Tommaso Corcos, amministratore delegato di Fideuram- Intesa Sanpaolo Private Banking. Ma qualcuno vede in queste acquisizioni mirate anche le prime tappe della sfida internazionale che attende il gruppo. 

Domanda. Dottor Corcos, come si inserisce l’acquisto di Bank Reyl nella strategia di Intesa Sanpaolo Private Banking? 

Risposta. L’operazione è coerente con quanto previsto nel piano industriale, che prevede il rafforzamento delle attività di private banking del gruppo sui mercati internazionali. Bank Reyl (13,6 miliardi di franchi svizzeri di masse in gestione a fine 2019 e un patrimonio netto regolamentare di 250 milioni di franchi, ndr) è un gioiello del mercato svizzero e ci consentirà di aumentare i volumi e di arricchire con risorse preziose il management team. Si tratta di un deal che conferma le nostre strategie di crescita e la nostra dimensione sempre più internazionale. 

D. L’operazione arriva tre anni dopo l’acquisto di un altro istituto svizzero, Banque Morval. Perché questo interesse per i mercati esteri? 

R. Il processo di consolidamento è una strada quasi obbligata nel private banking europeo, settore che peraltro offre ancora margini di profitto superiori a quelli di altre nicchie dell’industria finanziaria. Capitale umano e tecnologia sono sempre più essenziali e richiedono notevoli investimenti, al punto da spingere molti player a incrementare la scala. Per noi l’Italia è un mercato saturo e la scelta di guardare all’estero è quasi obbligata. Da queste considerazioni sono nati i progetti delle due acquisizioni. 

D. Oltre alla Svizzera guardate ad altri mercati? 

R. Anche il Lussemburgo potrebbe offrire opportunità interessanti, ma per ora non abbiamo dossier aperti. 

D. In un certo senso state andando in avanscoperta per il gruppo Intesa Sanpaolo la cui prossima mossa, si mormora, potrebbe essere un’aggregazione internazionale. 

R. Tracciare la strategia del gruppo non spetta a me, ma all’amministratore delegato. Di certo oggi per il private banking fare acquisizioni è meno complesso che per un grande gruppo bancario, in termini sia operativi sia regolamentari, senza considerare il fattore dimensionale. Da osservatore del mercato noto però che, per le ragioni sopra menzionate, la spinta al consolidamento si sta facendo sempre più forte per l’intera industria del credito. L’operazione tra Intesa e Ubi va in questa direzione e in diversi Paesi europei si colgono le avvisaglie di una nuova fase di aggregazioni. 

D. Ha accennato a Ubi. Dal punto di vista di Fideuram e di Intesa Sanpaolo Private Banking come sta procedendo l’integrazione delle attività dell’istituto bresciano-bergamasco? 

R. Venendo dal risparmio gestito ho vissuto in prima persona molte aggregazioni e posso garantire che il successo di queste operazioni dipende molto dalla cultura aziendale dei due partner. Intesa e Ubi hanno culture molto simili; per questo sono fiducioso che l’esito dell’integrazione sarà positivo. Questo del resto è il clima che si respira sui tavoli operativi a cui partecipo da qualche settimana. 

D. Lei è anche presidente di Assogestioni. Che segnali stanno arrivando dall’industria italiana del risparmio? 

R. I dati sulla raccolta sono stati finora molto positivi e peraltro migliori rispetto a quelli del 2019, quando i mercati erano stati decisamente più favorevoli. Ad agosto la raccolta positiva si è attestata a 6,9 miliardi con 9,7 miliardi di sottoscrizioni nette da inizio anno. Sicuramente il trend ha beneficiato della maggiore propensione al risparmio legata all’incertezza globale. Non bisogna però dimenticare l’impegno profuso da gestori e banker nel consigliare la clientela. Senza la loro consulenza la reazione dei risparmiatori sarebbe stata molto più impulsiva, con effetti deleteri per il settore. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

October 12, 2020 02:28 ET (06:28 GMT)