Covid-19: Bill Gates, ripresa non prima di marzo 2021 (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

I segnali di ripresa? Non arriveranno prima di marzo 2021. Gli Stati Uniti? Non hanno gestito bene l’emergenza e la situazione micro-economica è senza precedenti. Le big della tecnologia Usa? Hanno un ruolo cruciale e qualcosa prima o poi dovrà cambiare. Lo sostiene in questa intervista a Cnbc Bill Gates, il fondatore di Microsoft, oggi a capo della Gates Foundation, che ha destinato 350 milioni di dollari alla ricerca contro il Covid-19. 

Domanda. Molti soldi spesi, ma quando si potrà tornare alla vita di prima? 

Risposta. Il resto del 2020 non sarà normale; prima riusciamo a farlo capire, prima le persone riusciranno a prepararsi. L’anno prossimo dovrebbero essere pronti i primi strumenti di difesa, alcuni vaccini dovrebbero essere pronti nel primo trimestre 2021. Nella prima metà dell’anno le cose andranno meglio e la prossima estate i numeri di morti e contagiati torneranno a diminuire. Ma non torneremo alla normalità fino a che il virus non sarà eliminato a livello globale. Gli obiettivi sono due: vaccinare le persone entro l’estate negli Usa e ridurre al minimo la trasmissione a livello globale. 

D. Come pensa sia stata gestita l’emergenza negli Usa? 

R. La risposta complessivamente non è stata molto buona. Avrebbe potuto essere migliore. Anche quando è risultato chiaro cosa fosse giusto fare e come comportarsi per restare al sicuro non siamo stati bravi come altri paesi. 

D. Ora invece qualcosa è cambiato? 

R. Bisognerebbe partire con l’ammettere di avere sbagliato alcune cose, c’è ancora l’opportunità di fare meglio, ma non vedo segnali che stia per arrivare un messaggio simile. I risultati dei tamponi arrivano ancora in ritardo rispetto a tanti altri Paesi e questo per me è incomprensibile. Bisogna dare priorità chiare, ad esempio tenendo aperte le scuole ma evitando tutti gli altri incontri pubblici. La voce dei Cdc-Centers for Disease Control and Prevention non è stata forte come avrebbe dovuto. 

D. Lei ha lavorato con governi espressione di partiti diversi ed è sempre stato considerato apolitico, invece ora esprime posizioni molto forti; come mai? 

R. La Gates Foundation si occupa di malattie infettive e da anni pensavamo fosse importante essere preparati a situazioni simili. Analizzo semplicemente la qualità della risposta: guardo cosa hanno fatto i Paesi, dai tamponi al tracciamento. Mi sorprende vedere differenze così grandi nella risposta, e si tratta di una questione tecnica, non politica. La maggior parte dei governi sfruttano gli scienziati, non li attaccano come invece succede in America. 

D. Sul web si sono diffuse anche teorie cospirazioniste. 

R. I vaccini sono importanti, ma non tutti sono d’accordo. Trovo singolare che si mettano in discussione i vaccini ma poi non si vogliano indossare le mascherine. Così si finisce per non proteggere se stessi e la propria comunità, mentre la mascherina rispetto a un vaccino sarebbe così semplice da usare. 

D. Ha parlato col dottor Fauci di questo? 

R. Non parliamo di queste teorie, tanto non fermeremmo queste convinzioni. Parliamo spesso di questioni scientifiche. Lui ha una visione molto globale. Ora stiamo lavorando sullo sviluppo di anticorpi e pensiamo ai diversi possibili vaccini. 

D. La Gates Foundation ha speso 350 milioni contro il Coronavirus. Che cosa avete imparato? 

R. Molto. Dal punto di vista terapeutico ci sono stati tanti vicoli ciechi. Ora stiamo lavorando sul Remdesivir per cambiarne la formulazione in modo che costi meno produrlo e si possa produrre su scala più larga. Abbiamo investito anche sui vaccini di seconda generazione, che potrebbero essere a dose unica. Insomma, stiamo lavorando su un portafoglio vasto, con alcune soluzioni davvero innovative. 

D. Il Covid ha cambiato le abitudini dei lavoratori. Alcuni si sono spostati a vivere in posti meno costosi. I lavori che oggi vengono fatti per Microsoft da remoto verranno un domani dati in outsourcing? 

R. No. Vogliamo avere un rapporto di lungo termine con i nostri lavoratori, è importante che siano nostri dipendenti, che si vedano di persona o attraverso uno schermo. Potremo magari arrivare al punto in cui staranno in ufficio solo la metà o il 20% del tempo. Magari condivideremo gli spazi anche con altre società. Alcuni di questi cambiamenti rimarranno? Secondo me, tanti ma magari non tutti. D. Washington ipotizza uno spezzatino dei colossi del web. Come la vede?R. Quando arrivi a essere una società di grande valore con un impatto su come il mondo comunica, se sei un media sul quale passano messaggi politici e sei rilevante per il tuo sistema, allora attirerai l’attenzione del governo. Io ci ho messo un po’ a capirlo alla guida di Microsoft e ho fatto errori. Le big tech oggi sono più consapevoli e stanno cercando di comunicare con il governo. Le regole cambieranno. È sintomatico rilevare che le società tecnologiche sono andate così bene in un periodo di cos’ì grande difficoltà economica. Questo dice quanto siano rilevanti.D. Secondo lei, servono più regole o, al contrario, troppe norme avrebbero un impatto negativo? R. Dipende dai dettagli degli accordi. Posso immaginare regole che disciplinino acquisizioni o break up. Capire come muoversi correttamente richiederà molte riflessioni, ma la probabilità che qualcosa prima o poi accada è molto alta, anche in Europa. 

D. Da investitore che cosa pensa dell’attuale fase dei mercati? 

R. La situazione micro economica è senza precedenti. I mercati ci stanno dicendo che i rendimenti nel prossimo futuro saranno molto bassi. Il valore relativo del mercato azionario rispetto a quello obbligazionario impone di prestare attenzione, perché nelle quotazioni sono prezzati utili molto alti. Mi confronto regolarmente con Warren Buffet ed entrambi concordiamo sul fatto che siamo di fronte a una situazione particolare. 

fch 

MF-DJ NEWS 

1908:31 ott 2020 

(END) Dow Jones Newswires

October 19, 2020 02:33 ET (06:33 GMT)