Risparmio: Profumo (Acri), liberate quei dividendi (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

In Italia lo stop della Bce ai dividendi bancari rischia di mettere in seria difficoltà le erogazioni delle fondazioni proprio nel momento in cui il Paese ne ha più bisogno per evitare che la polarizzazione sociale innescata dalla crisi sfoci in rabbia e risentimento, come dimostrano le proteste di piazza di questi giorni. A lanciare l’allarme è Francesco Profumo (presidente Acri) alla 96esima Giornata Mondiale del Risparmio del 30 ottobre, che ha restituito una fotografia dell’Italia piena di incertezze ma anche di occasioni per progettare un futuro che possa mettere i giovani al centro, riscoprendo i valori fondanti dell’Ue. «Proprio per via di questa incertezza dobbiamo guardare più avanti, progettare il mondo che verrà, non domani ma tra trent’anni», dice l’ex ministro dell’Istruzione in questa intervista a MF-Milano Finanza. 

Domanda. Il sondaggio che Acri realizza assieme a Ipsos in occasione del Giornata del Risparmio ha mostrato quest’anno un forte incremento delle disuguaglianze provocato dalla pandemia: gli italiani che ne hanno la possibilità risparmiano più che in passato, ma aumentano le famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese, tanto che il 30% non sarebbe in grado di affrontare un nuovo lockdown. 

Risposta. È emerso uno scenario di incertezza con costi sociali elevati e un’accentuata precarietà. È a rischio la tenuta sociale e, come emerso dal sondaggio, i cosiddetti corpi intermedi possono avere un ruolo fondamentale per mantenere la coesione del Paese. Nell’emergenza più acuta le fondazioni, direttamente e indirettamente, hanno mobilitato risorse per 130 milioni e hanno attivato un fondo di garanzia da 5 milioni per attivare fino a 50 milioni per favorire l’accesso al credito delle organizzazioni non profit, che non ne avrebbero i requisiti ma che in questa fase hanno un ruolo fondamentale. Intesa Sanpaolo ha già erogato in questo ambito 10 milioni su 240 progetti. Siamo pronti a lanciare altre iniziative per contrastare le disuguaglianze e per questo avremmo bisogno anche dei dividendi bancari congelati dalla Bce. 

D. Anche Abi ha chiesto di sbloccare i dividendi. Se la Bce deciderà invece di mantenerli congelati, quali saranno le conseguenze le fondazioni? 

R. Oggi l’investimento nelle banche rappresenta solo una parte delle entrate delle fondazioni, ma è rilevante. Le fondazioni sono presenti nei maggiori gruppi bancari e in diversi istituti regionali e locali. In via prudenziale hanno da tempo costituito fondi di stabilizzazione, che attualmente ammontano in media al doppio delle erogazioni annuali, pari complessivamente a circa 1 miliardo. Il prevedibile peggioramento dei mercati potrebbe però ridurre le risorse. Per questo motivo auspico che la Bce fissi dei parametri per una misura più selettiva, consentendo di pagare i dividendi alle banche che ne hanno la forza patrimoniale. Si tratta di erogazioni fondamentali per il sistema sociale e per lo stesso motivo chiediamo al governo di rivedere la tassazione. 

D. Che cosa chiedete all’esecutivo? 

R. L’imposizione fiscale a cui sono soggette le fondazioni è quintuplicata negli ultimi 10 anni, arrivando alla cifra record di 510 milioni di euro nel 2019. Tanto che si potrebbe configurare come il «primo settore» di intervento delle fondazioni, ben più di quanto esse destinano al welfare, ossia 335 milioni, o all’arte e alla cultura, che pesano per 240 milioni. In vista di una revisione fiscale complessiva chiediamo intanto al governo di alleggerire la tassazione sui profitti. Anche perché le erogazioni delle fondazioni hanno un effetto moltiplicatore di tre euro per ogni euro erogato. 

D. Dal sondaggio Ipsos emerge anche che gli italiani che ne hanno avuto la possibilità in questi mesi hanno risparmiato di più, ma le risorse sono per la gran parte bloccate sui conti correnti. Come si può fare per liberarle e trasformarle in un propulsore per la crescita economica del Paese? 

R. Si tratta di 1.600 miliardi che, secondo le ultime rilevazioni Abi, sono tenuti in depositi bancari, con una crescita dell’8% rispetto allo scorso anno. La scelta di tenere i risparmi in liquidità è legata all’incertezza sul futuro. Ma dallo stesso sondaggio emerge un altro dato positivo sorprendente: gli italiani hanno riacquistato fiducia nelle istituzioni europee e oggi i due terzi pensano che uscire dall’euro sarebbe gravissimo per l’Italia. L’avvio del fondo Next Generation Eu e delle emissioni europee ha avuto l’effetto di avvicinare i 500 milioni di cittadini europei di 27 Paesi alle istituzioni comunitarie. Una prova di fiducia che non può essere tradita. Bisogna costruire tutti insieme un’Europa capace di crescere per ripagare i debiti. Si tratta di un’opportunità straordinaria anche per l’Italia, che sarà tra i maggiori beneficiari. 

D. Le fondazioni sono anche azionisti con il 16% di Cdp, che è presente nelle maggiori partite economiche degli ultimi mesi, da Aspi alla rete unica, passando per Sia-Nexi. Sono troppi dossier? 

R. Siamo azionisti di minoranza e non mi compete entrare nel merito delle singole operazioni. La regola che deve valere è che siano di mercato e io ho piena fiducia nel management, ossia nel presidente Giovanni Gorno Tempini e nell’amministratore delegato Fabrizio Palermo, che anche in questi mesi difficilissimi stanno lavorando per dare adempimento al piano industriale che mira a fare di Cdp un volano importante dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile dell’Italia. In questa crisi Cdp ha messo in campo uno sforzo straordinario in favore delle medie e grandi imprese e degli enti locali. Con loro stiamo realizzando un grande piano di social housing per la realizzazione di 20 mila appartamenti in tutto il Paese. Abbiamo una relazione continua con il management e siamo rappresentati tramite il comitato di supporto dei piccoli azionisti. Il nostro è un ruolo di garanti, anche a tutela dei 27 milioni di italiani che hanno sottoscritto il risparmio postale emesso da Cdp. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

November 02, 2020 02:47 ET (07:47 GMT)