Uno statuto del contribuente europeo

Matteo Rizzi SCARICA IL PDF Italia oggi.it 3.11.20

Arriva lo statuto dei diritti del contribuente dell’Unione europea. Il fisco deve essere tecnologico e trasparente per migliorare il rapporto con i contribuenti. La commissione Ue ha lanciato una consultazione in merito ai «Diritti dei contribuenti dell’Ue» con l’intenzione di pubblicare entro autunno 2021 due fonti di orientamento fiscale per contribuenti e stati europei. La prima è una comunicazione che traccerà «la mappa dei diritti dei contribuenti esistenti nel mercato unico». La seconda, invece, è una raccomandazione per gli stati membri che si pone lo scopo di «facilitare l’attuazione dei diritti dei contribuenti e semplificare gli obblighi fiscali».

La mossa di Bruxelles è in linea con il piano di «Un’economia che lavora per la gente», una delle 6 priorità di Ursula von der Leyen nel suo programma di insediamento come presidente della Commissione europea. Ciò significa permettere «alle nostre economie di crescere, garantendo al tempo stesso che l’equità sociale e il benessere vengano al primo posto», aveva dichiarato il commissario nel suo discorso di presentazione al Parlamento Ue.

La carta dei diritti Ue non crea nuovi diritti. L’iniziativa è un riassunto che codifica le molteplici fonti del diritto Ue. «Mira a sensibilizzare maggiormente i contribuenti Ue in merito ai loro diritti ai sensi del diritto Ue in materia fiscale e a garantire che i paesi rispettino e attuino tali diritti». In particolare, la commissione si pone l’obiettivo di scrivere una carta che abbia lo scopo (1) di aiutare i contribuenti a rispettare i loro obblighi fiscali; (2) evidenziare i diritti dei contribuenti che svolgono attività transfrontaliere; (3) migliorare la certezza del diritto per i contribuenti.

Ai sensi della normativa Ue, i diritti dei contribuenti derivano da molteplici fonti. In primis dalle libertà fondamentali del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue). I trattati proteggono i contribuenti che svolgono attività transfrontaliere da una tassazione discriminatoria da parte degli stati membri. Essi derivano anche dal diritto derivato dell’Ue e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. «Mentre il diritto derivato dell’Ue è poco presente nel settore delle imposte dirette, il settore delle imposte indirette è per lo più armonizzato», afferma la commissione.

La raccomandazione agli stati. La commissione vuole quindi presentare uno strumento che illustri ai paesi Ue come adeguare le procedure fiscali per rispettare meglio e rendere più efficaci i diritti Ue: maggiore trasparenza e un maggiore utilizzo delle tecnologie digitali sembrano essere la chiave portante dell’azione.

La commissione costruirà l’azione programmatica con gli stati valutando la carta dei diritti. Bruxelles «rifletterà sui possibili modi per migliorare il rapporto tra i contribuenti e le amministrazioni fiscali», ad esempio individuando e promuovendo buone pratiche amministrative e rimuovendo gli ostacoli. Lo scopo è di osservare «se e dove è necessario» semplificare gli obblighi dei contribuenti nel settore delle imposte dirette (tasse sul reddito) o facilitando l’adempimento dei loro obblighi nel settore delle imposte indirette (come l’Iva). La raccomandazione si baserà su un’analisi dei diritti dei contribuenti derivanti dalla giurisprudenza e dal diritto derivato dell’Ue e anche su contributi provenienti da precedenti iniziative in materia di tassazione delle persone fisiche, come ad esempio le relazioni del gruppo di esperti «sugli ostacoli fiscali transfrontalieri dell’Ue» a partire dal 2016. Ulteriori contributi saranno ricevuti dalla consultazione pubblica, aperta fino al 27 novembre .