Banche: Reichlin, bail-in giusto ma oggi irrealistico (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Lucrezia Reichlin conosce bene il sistema bancario europeo. Non solo per i prestigiosi incarichi accademici ricoperti e per il ruolo di director general research svolto alla Bce di Jean-Claude Trichet, ma anche perché per anni ha esplorato dall’interno la complessa macchina del credito. Dal 2009 al 2018 è stata infatti consigliere non esecutivo di Unicredit dove ha visto succedersi tre ceo, Alessandro Profumo, Federico Ghizzoni e, da ultimo, Jean Pierre Mustier che la stima e che, si mormora, l’avrebbe voluta alla presidenza del gruppo. Oggi, nel mezzo della crisi pandemica, Reichlin vede punti di forza e fragilità nel sistema bancario, molto ben capitalizzato ma restio a procedere a integrazioni transfrontaliere. Soprattutto ha ben chiaro un punto: il bail-in è giusto, ma oggi irrealistico. 

Domanda. Reichlin, come stanno reagendo le banche europee alla crisi pandemica? 

Risposta. Questa volta il sistema bancario era più preparato ad assorbire shock avversi rispetto alla crisi precedente, soprattutto perché più capitalizzato. Questo dimostra che le regole prudenziali messe a punto dopo la grande crisi sono state utili. Ma la pandemia non è finita. Con la seconda ondata e mesi ancora di incertezza, sarà inevitabile trovarsi di fronte a problemi di solvibilità e non solo di liquidità. I fallimenti delle società peseranno sui bilanci delle banche. 

D. La risposta del regolatore è stata meno pro-ciclica rispetto alle crisi precedenti? 

R. Io direi che il punto importante è il capitale. Sì, anche l’allentamento di certe regole è servito, ma la maggiore capitalizzazione e l’avere imposto la pulizia dei bilanci prima della crisi è oggi il motivo principale della maggiore robustezza. 

D. Ritiene che in questi ultimi anni il Ssm abbia preparato il sistema a questa prova? 

R. Per certi versi sì. C’è ancora da fare soprattutto sulla direttiva delle risoluzioni bancarie. 

D. Dove si dovrebbe intervenire? 

R. Migliorare la direttiva sulla risoluzione. Il principio del bail-in è giusto perché protegge i contribuenti, ma oggi è irrealistico. La regola dell’8% è troppo dura. Se la si vuole mantenere, bisogna allora chiarire le regole sull’ammontare di debito subordinato di lungo periodo che le banche sono tenute a detenere per assorbire le perdite. Ci si sta lavorando, ma ancora non ci siamo. Inoltre, in caso di crisi sistemica, bisogna pensare a un framework per il bail-out che renda possibile un intervento temporaneo dello Stato. Bail-in and bail-out sono meccanismi complementari. Ci sono poi da chiarire le regole di risoluzione per i gruppi bancari internazionali e superare il conflitto tra holding e sussidiarie. 

D. Come valuta lo stato di salute attuale del sistema bancario italiano? 

R. La fragilità deriva dalla scarsa profittabilità e dalla frammentazione. In prospettiva deriva anche dalla qualità del credito che, come dicevo prima, finirà per avere conseguenze sul capitale. Abbiamo bisogno di consolidamento, ma anche di innovazione sul tipo di servizio che si offre. 

D. Il confronto europeo sulla bad bank va nella giusta direzione? 

R. Anche nella crisi precedente avevo scritto auspicando una bad bank europea. Ma quando si parla di bad bank bisogna essere chiari sul prezzo di trasferimento degli asset. Chi ci mette il capitale necessario se il prezzo non è quello di mercato? Per questo bisognerebbe parlare di bad bank e fondo di ricapitalizzazione allo stesso tempo. I due strumenti sono complementari. 

D. Nei vari Paesi si aspettano ingenti interventi pubblici a sostegno degli istituti di credito, come accaduto dopo la crisi del 2008. 

R. Sarà inevitabile, nonostante le regole. 

D. La crisi accelererà il consolidamento? 

R. Sarebbe auspicabile, ma vedo grande riluttanza ad andare in questa direzione. Da una parte l’Europa oggi sembra consapevole della necessità di agire collettivamente, dall’altra parte c’è un ritorno di nazionalismo che rende difficili le aggregazioni. Non solo nel settore bancario. 

D. Le BigTech sono cresciute molto nei mesi della pandemia. Saranno un temibile concorrente anche per il settore bancario? 

R. Lo sono e questa è una ragione per consolidare il sistema, così da permettere alle banche di fare quegli investimenti necessari per andare al passo con la tecnologia. Ma è anche possibile che emergano banche piccole e capaci di essere innovative. È ancora tutto aperto e quale modello prevarrà dipenderà anche dal regolatore. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

November 16, 2020 02:42 ET (07:42 GMT)

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