Recovery Plan: a Bruxelles cresce sfiducia su piano Italia (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Qualcosa a Bruxelles è cambiato. La linea di credito politico aperta a favore dell’Italia durante la prima ondata del Covid non è più illimitata. La fiducia che il governo di Roma rispetti la road map che conduce agli stanziamenti previsti dal Recovery Fund inizia a vacillare. E negli ultimi giorni nella Commissione europea si inizia – in maniera del tutto informale – a fare riferimento ad un potenziale caso Italia. 

Lo scrive Repubblica aggiungendo che la preoccupazione non riguarda più la capacità del nostro Paese di rispettare i parametri del Patto di Stabilità, al momento sospeso. Ma di presentare con puntualità il Recovery Plan. L’allarme è iniziato a risuonare la scorsa settimana, quando alcuni dei Paesi dell’Unione hanno depositato negli uffici della Commissione i loro piani. L’ultimo di questi, ad esempio, è stata la Francia. La paura, dunque, è che l’esecutivo di Conte abbia ormai accumulato già un sensibile ritardo. Certo, i tempi non sono scaduti. Il limite oltre il quale si aprirà il baratro per il nostro Paese, però, non è lontano: la prima metà di gennaio. Meno di due mesi a disposizione, non più di 45 giorni se si considera la pausa natalizia. 

Dopo le linee guida formulate a settembre, infatti, i passi avanti sono stati pochi. La situazione è seguita da Bruxelles con apprensione, soprattutto perché l’Italia è la prima beneficiaria dei 750 miliardi messi in preventivo dopo l’accordo di luglio al Consiglio europeo. A Roma ne sono stati riservati 127 di prestiti e 81 a fondo perduto. La Spagna, seconda classificata in questa speciale graduatoria, potrà contare su 140 miliardi. La Polonia su 63 e la Francia su 38. Eppure la macchina che doveva sfruttare una delle più grandi opportunità di rilancio e modernizzazione del Paese al momento appare imballata. 

I singoli dicasteri fanno a gara a intestarsi una quota di fondi anziché organizzare progetti in grado di ottenere il via libera della Commissione. E molti ministri puntano l’indice sulla scarsa collaborazione tra la struttura degli Affari europei e quella dell’Economia. Non si tratta dei rapporti tra i due ministri, Amendola e Gualtieri, ma degli apparati poco propensi a cedere quote di competenze e quindi di potere. Il problema, però, può diventare davvero dirompente. Ed è questa l’ansia che spesso accompagna le riunioni di vertice a Bruxelles. Perché il ritardo italiano può comportare lo slittamento dei finanziamenti a nostra disposizione. 

Il 10% di anticipo previsto per il 2021 (ossia quasi 20 miliardi) sarà effettivamente stanziato dopo il formale via libera europeo. L’esame, però, richiede qualche mese. Non sarà istantaneo. Il pericolo concreto dunque è che i soldi arrivino alla fine del 2021. Se a questo si somma l’orientamento – ormai quasi esplicitato – di non ricorrere al Mes, le conseguenze potrebbero essere disastrose. Senza fondi la possibilità di intercettare la ripresa e di facilitare il rimbalzo del Pil verrebbe di fatto vanificata. 

Del resto la legge di bilancio appena presentata in Parlamento si appoggia su una gamba che in questo modo non esiste, o almeno non si è conformata. La manovra è una fotografia dello status quo, perché la parte degli investimenti è stata delegata al Recovery Fund. Insomma, un potenziale corto circuito che può avere ripercussioni sulla politica italiana e su quella europea. 

vs 

(END) Dow Jones Newswires

November 19, 2020 03:08 ET (08:08 GMT)

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