Mcc: B.Mattarella, così fermeremo i default (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Con quasi 1,3 milioni di operazioni accolte e 101 miliardi di importo finanziato (di cui 89 miliardi garantito) attraverso il Fondo di Garanzia per le Pmi, oggi il Mediocredito Centrale è uno degli attori principali del credito italiano. Una posizione in cui l’istituto guidato da Bernardo Mattarella è stato proiettato negli ultimi sei mesi dalla crisi sanitaria. Senza la garanzia pubblica sui nuovi finanziamenti infatti il meccanismo di trasmissione del credito si sarebbe inceppato, mettendo a rischio la sopravvivenza di una larga parte del tessuto produttivo italiano. Oggi però l’attenzione è tutta rivolta al decorso della crisi. Se le previsioni lasciano il tempo che trovano, è certo che l’ondata di default in arrivo sarà impegnativa, specie se l’Europa non allenterà le maglie delle regolamentazione. Un occhio è rivolto anche alle difficoltà del sistema bancario. Dopo il salvataggio della Popolare di Bari, Mcc potrebbe presto puntellare altri istituti dando vita a quella banca del mezzogiorno di cui a Roma si parla ormai da tempo. Il progetto è in evoluzione, ma una cosa allo stato è certa: nel radar di Mediocredito non ci sono né Carige, né soprattutto il Montepaschi. 

Domanda. Mattarella, come giudica l’attuale quadro economico dal suo punto d’osservazione? 

Risposta. Vediamo una situazione ancora molto complicata con una riduzione di fatturato per gran parte delle aziende, a parte qualche settore di nicchia come la grande distribuzione o le vendite online. Si tratta di una conseguenza del lockdown e delle misure per affrontare l’emergenza sanitaria con cui ancora nei prossimi mesi dovremo convivere. Occorre però riconoscere che, insieme a un’importante risposta istituzionale, anche il sistema bancario ha saputo fare la propria parte, come dimostra la forte crescita del nuovo credito. Una dinamica aiutata da un lato dall’incremento della raccolta dovuto ai maggiori depositi e dall’altro lato dal sistema delle garanzie pubbliche. 

D. Che tempi si aspetta per la ripresa? 

R. È difficile fare previsioni certe, ma molti economisti concordano su una ripresa nel corso del 2021, quando auspicabilmente potremo beneficiare anche delle risorse del Next Generation Fund. Sarà comunque un inverno duro. 

D. Si stima un forte incremento dei default. Il fondo di garanzia come si sta preparando? 

R. Il pre-ammortamento sui finanziamenti oggetto delle nostre garanzie rende improbabile un forte flusso di default già nel 2021. In sostanza, dopo la concessione del fido le aziende hanno due anni prima di iniziare il rimborso del capitale. In ogni caso, come gestori del Fondo, ogni anno proponiamo al board i livelli di accantonamenti che reputiamo necessari. Storicamente ci siamo attestati sul 10%, ma per il 2021 alzeremo il livello di qualche punto percentuale sia perché la copertura media delle garanzie è passata dal 70 al 90% sia perché le piccole o piccolissime aziende garantite al 100% sono fisiologicamente più rischiose. 

D. Quindi vi aspettate un flusso di default in linea con questi livelli di accantonamento? 

R. In linea o lievemente superiore. Stiamo facendo tutte le analisi necessarie sulle probabilità e gli andamentali delle imprese. Sono attività che conosciamo bene, visto che abbiamo 20 anni di storia alle spalle e siamo passati attraverso diverse crisi economiche prima di entrare in questa. 

D. Cosa accade esattamente quando la banca escute la garanzia? 

R. Il credito non passa sui libri di Mcc, ma diventa direttamente del fondo che si sostituisce alla banca per la quota garantita. Il recupero avviene poi attraverso l’Agenzia delle Entrate visto che si tratta a tutti gli effetti di debiti verso l’erario. Non abbiamo bisogno di strutture di recupero crediti, né di torme di avvocati. 

D. Ministro dell’Economia e presidente dell’Abi chiedono all’Europa una revisione della normativa sugli npl. Crede sia una richiesta legittima? 

R. Mi pare di sì. Sono d’accordo con il livello di prudenza che le autorità di vigilanza ritengono necessario, ma statisticamente un portafoglio di crediti problematici non vale mai zero. Non capisco perché nei bilanci delle banche debba essere totalmente svalutato dopo qualche anno. Vedo il rischio di distruggere valore da una parte e di crearne arbitrariamente da un’altra. Insomma, mi pare un modo di tagliare il mondo con l’accetta. 

D. Da qualche mese Mcc è proprietario della Popolare di Bari. Che progetti avete? 

R. Abbiamo appena sistemato la governance della banca, uscita poco più di un mese fa dal commissariamento. Ora ci sono un nuovo cda e un amministratore delegato nella pienezza dei propri poteri. Nel frattempo stiamo sistemando la forma, l’organizzazione e i meccanismi di funzionamento del gruppo. 

D. Il patrimonio è in sicurezza? 

R. La situazione è fuori pericolo. Voglio peraltro ricordare che sulla Popolare di Bari sono state già fatte tre procedure di due diligence: una dei commissari, una del fondo interbancario di tutela dei depositi e una nostra. C’è poi stata la cessione dei due miliardi di npl ad Amco. Oggi gli attivi sono di qualità analoga a quella dei benchmark, anche se fisiologicamente ci può essere ancora qualche problema. 

D. State pensando a qualche azione legale contro gli amministratori responsabili del dissesto? 

R. I commissari hanno già avviato un’azione di responsabilità e Mcc la sosterrà. 

D. Dopo Bari avete dichiarato di essere pronti ad aggregare altri istituti per fare una banca del mezzogiorno. Come procede quel progetto? 

R. Come previsto dal decreto legge 142/19 c’è ancora una dotazione di 470 milioni da investire e nell’ambito della stesura del nuovo piano 2021-2023, che approveremo tra fine 2020 e inizio dell’anno prossimo, stiamo ragionando sulle prossime mosse. Le operazioni non saranno per forza salvataggi, anche perché fortunatamente oggi non ci sono altre Popolari di Bari da mettere in sicurezza. Semmai si tratterà di azioni di sostegno a banche esistenti per prevenire nuove crisi. Non solo attraverso acquisizioni, ma anche attraverso partnership industriali e sinergie di vario genere. 

D. Oggi all’Italia serve davvero una banca del mezzogiorno? 

R. Sicuramente un operatore più vicino all’economia del mezzogiorno ha un valore aggiunto perché l’azione a sostegno di imprese e famiglie può essere più incisiva. Più in generale mi pare che il progetto possa essere utile per l’intera economia italiana: l’Italia senza il mezzogiorno non cresce. Il nostro impegno in questa direzione è massimo. Cito solo il recente accordo con la Banca europea degli investimenti che ha messo a disposizione di Mcc 50 milioni di euro per le pmi e le midcap del Sud. 

D. Sul vostro tavolo ci sono mai stati i dossier Mps e Carige? 

R. A fine 2019 Mcc si è limitato a sottoscrivere una piccola quota del prestito subordinato di Carige. Appena una dozzina di milioni. A parte questo, non abbiamo mai avuto nessuno coinvolgimento sui due dossier. 

D. Tornando al nuovo piano, cosa prevederà la strategia? 

R. Declineremo diverse modalità di intervento nell’ambito del sistema creditizio del Mezzogiorno. Sicuramente sarà preponderante l’aspetto tecnologico e di razionalizzazione dell’offerta con l’obiettivo di rendere fruibile ed efficiente l’offerta per le pmi. Non dimentichiamo che la Popolare di Bari è soprattutto una banca con una forte vocazione retail, un aspetto che intendiamo continuare a valorizzare. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

November 23, 2020 02:14 ET (07:14 GMT)