Finanza: Gilli (Intrum); Salvare, non liquidare (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Prima di assumere la presidenza di Intrum Italy Giovanni Gilli è stato banchiere nella prima linea di Intesa Sanpaolo e con gli occhi del banchiere oggi osserva l’evoluzione del tessuto economico italiano. La pandemia e i lockdown hanno messo in ginocchio molte aziende, ma i margini per riportarle in bonis ci sono. Ai professionisti del credito deteriorato servirà però un approccio diverso, basato sulla specializzazione e sulla conoscenza per il debitore. 

Domanda. Gilli, come vede il mercato degli npl in Italia in questa fase? 

Risposta. Un npl è sempre indice di una situazione di difficoltà, al di là delle diversità dei contesti in cui si genera. Le lezioni apprese nelle crisi precedenti saranno quindi utili. Sottolineo però due differenze: le radici di questa crisi sono esogene al contesto economico. Molti dei nuovi npl, a differenza di prima, origineranno quindi da situazioni intrinsecamente sane; la sfida sarà aiutare queste realtà a sopravvivere in attesa del ritorno alla normalità piuttosto che ad un recupero forzato nel brevissimo termine. Il secondo elemento è la maggior solidità del sistema finanziario e l’esistenza di un mercato consolidato degli npl. 

D. A quanto potrebbero ammontare i nuovi flussi di deteriorato nel 2021? 

R. Ancora presto per dirlo, anche se il livello di rating tutto sommato rassicurante che contraddistingue le posizioni in moratoria autorizza un minimo di ottimismo. Più che fare previsioni, individuo però un livello di guardia intorno ai 100/120 miliardi di deteriorati aggiuntivi in un arco triennale rispetto ai flussi pre-Covid, oltre il quale l’impatto sul sistema potrebbe diventare delicato. Non tanto per gli effetti sul capitale delle banche, molto abbondante in questa fase, quanto sulla redditività; provisions in crescita a livello di sistema di 10/15 miliardi annui per alcuni esercizi avrebbero un impatto significativo. Confido però che ci si mantenga lontani da questi livelli. 

D. Che strategie si aspetta dalle banche? 

R. La natura straordinaria del contesto richiederà l’utilizzo combinato di tutte le strategie. Spero che la situazione non spinga a vendite forzate con conseguente disordine del mercato e gravi penalizzazioni sui bilanci delle banche. La collaborazione virtuosa tra banche e servicer costituirà una delle risposte più rilevanti nella gestione dell’emergenza. 

D. Quale sarà l’approccio degli investitori? 

R. Appena superato questo ovvio momento di incertezza, ritengo che il mercato ci sarà: liquidità, tassi bassi e mancanza di alternative di investimento redditizio lo sosterranno. Va però rilevato che gli investitori tradizionali risultano in questa fase abbastanza carichi (almeno 200 miliardi di npl usciti dai bilanci delle banche sono sui loro libri) e sarebbe di conseguenza molto importante riuscire ad aprire il mercato a nuove tipologie di investitori, magari attraverso un’offerta di strumenti differenziati per livello di rischio. 

D. L’Abi chiede al regolatore una maggiore flessibilità sulle regole. Qual è la sua previsione? 

R. Difficile entrare nella testa dei regolatori. Dopo un approccio tendenzialmente flessibile nella prima fase della pandemia, siamo ora in una fase di wait and see. Al di là delle singole scelte però, guai se il sistema nel suo complesso si rivelasse pro-ciclico nell’attuale situazione congiunturale. Parlando a solo titolo di esempio del pluri-citato calendar provisioning, pur riconoscendo che il concetto è di per sé condivisibile e che gli effetti si scaricheranno sui conti solo tra alcuni esercizi, le tempistiche di azzeramento dei valori appaiono non coerenti con la nostra macchina giudiziaria, soprattutto considerando che l’orologio parte già dal passaggio a past-due. Anche l’applicazione delle gacs al comparto degli utp dovrebbe a mio avviso essere esaminata con maggior determinazione. 

D. Il dibattito sulla bad bank va nella direzione giusta? 

R. Ritengo il modello della bad bank un piano B che è meglio avere, ma che si spera di tenere nel cassetto. Il concetto di bad bank implica necessariamente una logica di aiuti di Stato, che in situazione di crisi estrema possono essere necessari per salvaguardare la tenuta del sistema finanziario, ma che non possono non avere effetti collaterali in termini di distorsione del mercato. Il mercato degli npl è oggi assai più maturo e consolidato rispetto ad alcuni anni fa, speriamo possa bastare. 

D. Che effetti avrà questa ondata di npl sui servicer? 

R. I maggiori volumi ed al contempo un processo di recupero inevitabilmente più difficile nel contesto della crisi richiederanno sempre maggiore efficienza e di conseguenza le dimensioni conteranno maggiormente. Ci sarà comunque spazio anche per operatori di nicchia super-specializzati. 

D. La sfida dei prossimi mesi più degli npl saranno gli utp? 

R. Senza dubbio, è la prima frontiera che dovrà essere difesa per contenere gli effetti della crisi. Qui i servicer saranno utili, ma dovranno evolvere il modello di business e allargare le competenze. Andrà tenuto sotto stretto controllo il tasso di decadimento da utp a sofferenza. 

D. Come si muoverà Intrum in Italia? 

R. Il modello competitivo di Intrum Italy prevede una copertura il più possibile allargata del mercato per prodotto e tipologia di clientela in un’ottica di one-stop-shop. Aggiungo che il potersi proporre sia come servicer che come investitore rappresenta un’ulteriore leva nei riguardi della clientela a sostegno dei programmi di derisking. 

D. Si mormora di una importante azione di derisking di Intesa dopo l’acquisto di Ubi. Pronti a fare la vostra parte? 

R. Siamo tra i leader domestici nel mercato del deteriorato grazie alle operazioni concluse negli anni recenti e operiamo sul mercato in una logica di espansione di lungo termine. Saremo pertanto assai proattivi su ogni operazione rilevante di mercato a supporto di ogni nostro cliente e partner. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

November 30, 2020 02:26 ET (07:26 GMT)