Ilva: intesa Mittal-Invitalia ai tempi supplementari (Mess)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Slitta di 10 giorni l’accordo sull’acciaio di Stato. Oggi ArcelorMittal, secondo quanto risulta al Messaggero, si impegnerà per iscritto con una lettera a Invitalia e a Ilva a.s., a non recedere dal contratto di coinvestimento che avrebbe dovuto firmare entro il 30 novembre, prorogando i termini per la sottoscrizione all’11 dicembre. Lo slittamento dipende dalla definizione di alcuni dettagli, come il valore e le modalità degli investimenti futuri, da cui dipenderanno le prospettive della nuova Ilva. 

Con questo impegno il gruppo con sede in Lussemburgo eviterà di dover versare la penale di 500 milioni, di cui 150 milioni di aggiustamento prezzo, prevista in caso di mancata ratifica del contratto. Comunque l’alleanza fra Mittal e Invitalia, controllata al 100% dal Mef ma sotto la direzione del Mise, è solo rinviata. E alle 12h00 di oggi, il ministro Stefano Patuanelli ha convocato i sindacati per annunciare che nella sostanza l’asse tra ArcelorMittal Italia e Invitalia c’è. Un accordo di partenariato pubblico privato che prevede un piano articolato per rilanciare il cantiere Taranto. 

L’intesa tra Invitalia e ArcelorMittal all’interno di ArcelorMittal Italia (Ami) è particolarmente complessa e articolata. Attraverso un aumento di capitale che sarà lanciato nei primi mesi del 2021 lo Stato tornerà a gestire il gruppo con il 50% delle azioni a fronte di un investimento di 400 milioni. Il closing si terrà in febbraio e aprirà una fase nuova per l’ex Ilva. Una nuova era che dovrebbe traghettare la più grande acciaieria d’Europa verso una produzione più green e sostenibile. 

Secondo gli accordi, il cda sarà di 6 membri: tre in quota Invitalia che indicherà il presidente con il gradimento del partner industriale e tre di Mittal tra cui l’ad anche questo con l’assenso del socio pubblico. Poi si passa alla fase 2 che farà salire Invitalia in maggioranza con il 60%. A giugno 2022 ci sarà un doppio aumento di capitale nel quale Invitalia staccherà un assegno di 800 milioni che aggiunti ai 400 milioni in pancia ad Ami, permetterà al socio pubblico di prendere in mano le redini. 

Attraverso Invitalia lo Stato metterà sul piatto circa 400 milioni. Il piano industriale resta quello del 4 marzo scorso che prevede a regime, dopo cinque anni, l’intera forza lavoro attuale (senza però i 1.600 in Cig in carico ad Ilva As). Nel frattempo saranno attivati gli ammortizzatori sociali. A fine piano, secondo indiscrezioni, gli stabilimenti produrranno 8 milioni di tonnellate di acciaio l’anno contro gli scarsi 4 che si producono adesso. Gli stabilimenti saranno accompagnati verso la transizione energetica in direzione della completa decarbornizzazione che sarà comunque solo parziale. L’area a caldo infatti resterà con almeno due forni, ai quali verranno affiancati nei prossimi anni altri due forni elettrici. 

pev 

(END) Dow Jones Newswires

November 30, 2020 03:19 ET (08:19 GMT)