Unicredit-Mps, la mega banca di Stato fa paura al mercato. Piovono i downgrade – Unicredit intanto brucia un altro miliardo oggi (-6%). Secondo Equita, neppure 5 miliardi di iniezione saranno sufficienti per consolidare i due istituti senza danno agli azionisti,

Elena Dal Maso milanofinanza.ti 1.12.20

Unicredit intanto brucia un altro miliardo oggi (-6%). Secondo Equita, neppure 5 miliardi di iniezione saranno sufficienti per consolidare i due istituti senza danno agli azionisti, mentre Kbw sottolinea che sarebbe meglio avere un uomo di Unicredit come nuovo ad. Intanto Mps ha collocato un senior preferred da 750 milioni. Il punto sul M5S

Unicredit-Mps, la mega banca di Stato fa paura al mercato. Piovono i downgrade

Il mondo della politica sapeva da giorni che Jean Pierre Mustier si sarebbe dimesso dai vertici di Unicredit e da tempo in realtà si sta interrogando sul suo successore. Il ceo francese, stanco di troppe pressioni su una fusione conMps, la banca in mano allo Stato per il 68%, ha preferito lasciare. Lo ha comunicato ieri sera spiegando che resterà fino ad aprile 2020 o fino a quando non sarà designato un nuovo ad.

Ieri il titolo ha perso il 4%, oggi non riesce ad aprire in avvio di Piazza Affari, con un calo teorico di quasi il 7%, per poi entrare in contrattazione con un -5,7% a 8,15 euro per azione e 18,23 miliardi di market cap e brucia in questo modo un altro miliardo. Intanto Mps a sua volta rimane sospesa ma per motivi opposti, un eccesso di rialzo di quasi l’8,5% e a metà mattinata guadagna il 3,5% a 1,2 euro per 1,2 miliardi di capitalizzazione. Il mercato teme che il Mef voglia creare una grande banca di Stato fondendo Unicredit e Mps, mentre Mustier puntava a una redditività per gli azionisti con un mix di buyback e stacco cedola a partire dal 2021.

Nel frattempo Mps ha collocato oggi un bond senior preferred di 5 anni per 750 milioni di euro, con richieste per oltre il doppio, 1,85 miliardi. Il titolo di debito viaggiava con un premio sullo swap (-0,45%) a 5 anni del 2,75%, alla fine sceso a +240 punti, dovrebbe quindi rendere attorno all’1,85%. A collocarlo, Credit Suisse, Deutsche Bank, Imi Intesa SanpaoloMps e SocGen.

Oggi non a caso sono cominciati a piovere i downgrade degli analisti, da Citigroup che ha tagliato il prezzo obiettivo da 10,4 a 9 euro per azione, Mediobanca Securities ha bocciato la banca a underperform, ridotta a market perform anche da Kbw e a neutral da Fidentiis. E proprio Fidentiis ricorda che il ceo Mustier “ha sostanzialmente spacciato il mantra alto Rote/alto valore” vendendo gioielli come Pioneer, Banca Pekao e FinecoBank per finanziare la ristrutturazione di un gruppo che è stato penalizzato da un’enorme quantità di esposizioni creditizie deteriorate, eredità di operazioni di M&A passate come Capitalia, Banco di Sicilia e una parte delle acquisizioni nell’Est Europa messa a punto dai manager precedenti. Il risultato di questa strategia “è un gruppo bancario che ha un bilancio solido ma non guadagna (abbastanza) soldi” e che di conseguenza scambia ad un valore piuttosto depresso, 0,3 volte il T-Nav contro Intesa Sanpaolo che vola a oltre il doppio. 

Equita Sim oggi calcola che per consentire il mantenimento della neutralità sul capitale e sul profilo di rischio della banca (quello che voleva Mustier, non intaccare il Cet 1 ratio), l’acquisizione di Mps da parte di Unicredit richiederebbe 5 miliardi di euro, che potrebbero essere mobilizzati attraverso un aumento in capo all’istituto toscano per 2,5 miliardi e al riconoscimento delle Dta non computabili nel Cet 1 che fanno capo a entrambi i gruppi bancari, valgono altri 2,5 miliardi. In questo scenario, spiega Giovanni Razzoli, analista della Sim, “resterebbe l’overhang, il rischio di un eccesso di offerta, rappresentato dall’eventuale quota del Mef che deterrebbe ancora l’11% post fusione e dalla diluzione sull’utile per azione attesa per il 13%, nonostante le sinergie pre-tasse per 754 milioni di euro”. Quindi neanche con 5 miliardi di iniezione di capitale si risolverebbe il problema.

A questo si aggiunga che il M5S continua a ribadire, anche a milanofinanza.it, che non intende andare oltre 500 milioni di Dta riconosciute per operazione di M&A. Quindi il Mef dovrà trovare un’altra soluzione, e quello che il mercato subodora da ieri è che sia una fusione forzata con Unicredit, che impone un aumento in capo agli azionisti del gruppo milanese.

Gli analisti di Keefe, Bruyette & Woods pongono oggi l’attenzione su chi andrà a sostituire Mustier. Contano per esempio che sono già emersi almeno 12 nomi, tutti italiani e solo due ex interni a Unicredit, ovvero Roberto Nicastro e Gianni Franco Papa. Gli specialisti preferiscono un candidato interno perché ritengono che sia importante avere alla guida un manager che abbia una conoscenza adeguata delle dinamiche interne del gruppo. “ Unicredit è dopotutto la più internazionale delle banche italiane… l’instabilità della gestione è generalmente negativa per qualsiasi equity story, e nel caso specifico di Unicredit riteniamo che sarebbe difficile a breve termine per la banca trovare un valido successore al ceo Mustier”, spiega Kbw.

L’attuale strategia si è concentrata sulla riduzione dei costi e sul miglioramento dei rendimenti del capitale e Mustier aveva dichiarato più volte pubblicamente che il gruppo non era interessato a fusioni e acquisizioni, prosegue Kbw. I broker ora prevedono un RoTe al di sotto del costo del capitale e ritengono che sarebbe un errore se la nuova strategia si concentrasse sulla crescita, in particolare in Italia, considerate le prospettive macro più deboli per il Paese” rispetto ad altri paesi interni al gruppo come Austria e Germania.

Fra gli altri nomi emersi come possibili candidati ai vertici del gruppo vi sono l’ex ad di Ubi, Victor Massiah, l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, Francesco Canzonieri, l’uomo di Mediobanca che ha ideato l’ops di Intesa su Ubi, l’ad di Banco Bpm Giuseppe Castagna, Marina Natale di Amco, nonché Bernardo Mingrone, chief financial officer di Nexi e Fabio Gallia di  Fincantieri.  I colloqui per un nuovo ad ripartiranno domani, mercoledì, in comitato Nomine e il giorno dopo nella seduta già in calendario del cda.

Da rilevare che nelle scorse settimane l’ad Guido Bastianini ha proposto al Mef, primo azionista della banca, un piano per permettere all’istituto di stare sul mercato da solo oltre la scadenza del 31 dicembre 2021, indicata dall’Europa per la privatizzazione, scrive oggi MF-Milano Finanza, secondo cui il piano prevede 3 mila esuberi, meno dei 6-7 mila ipotizzati in una fusione con Unicredit. Però la Bce ha chiesto esplicitamente al Mef due cose: uscire da Mps nei tempi concordati e far sposare la banca.