Governo: Renzi scrive a Conte, basta tirare a campare (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La lettera di Matteo Renzi a Giuseppe Conte e’ datata 16 dicembre, ma al presidente del Consiglio arriva a notte fonda. A poche ore dall’incontro che dovrebbe concludere, se si riuscira’ a farlo, la verifica di governo aperta per le crepe interne alla maggioranza. Al premier, che ostinatamente continua a dargli del lei, il leader di Italia Viva da’ del tu. Sono parole scritte e riscritte, limate, ammorbidite. Il senso, scrive Repubblica, e’ quello di rilanciare sui contenuti. Ma anche di alzare la posta con due elementi difficili da ottenere: il si’ al Mes sanitario da 36 miliardi e l’affidamento della delega sui servizi segreti a una persona che non sia lo stesso premier. 

“In questi giorni la linea ufficiale che viene dal Palazzo dice che “quelli di Italia Viva” vogliono le poltrone. E’ il populismo applicato alla comunicazione, ma e’ soprattutto una grande bugia”, questo l’esordio della lettera. “Quando un Paese puo’ spendere 209 miliardi di euro non si organizzano task force cui dare poteri sostitutivi rispetto al governo. Perche’ questi 200 miliardi di euro sono l’ultima chance che abbiamo. Come nota acutamente Mario Draghi: “Il problema e’ peggiore di quello che appare e le autorita’ devono agire urgentemente”. 

La citazione dell’ex presidente della Bce -il cui discorso viene allegato in fondo alla lettera- non arriva a caso. Come le parole che seguono. La presa d’atto del numero dei morti per Covid troppo alto, davanti ai quali “è inutile continuare la retorica del “va tutto bene””. Renzi insiste. “In discussione sono le idee non gli incarichi di governo. Teresa, Elena e Ivan sono pronti a dimettersi domani se serve”, dice riferendosi alle ministre Bellanova e Bonetti e al sottosegretario agli Esteri Scalfarotto. “Non tiriamo a campare, vogliamo cambiare. 

Non ci basta uno strapuntino, vogliamo la politica”. 

Renzi elenca i nodi da dirimere: “Decidiamo insieme qual e’ il posto dell’Italia nel nuovo mondo dell’America di Biden e della nuova Europa. E come ci posizioniamo davanti alle grandi sfide della Pace di Abramo e del secolo asiatico”. Poi Africa, cooperazione, Mediterraneo da non lasciare a Russia e Turchia. L’ex premier scrive di sostenibilita’ ambientale, lavoro (difendendo il jobs act), digitalizzazione, terzo settore, del garantismo da far prevalere sul giustizialismo. “Nel piano che hai mandato alle ministre alle due di notte, senza averlo condiviso – continua – c’e’ un collage di buone proposte senza un’anima, una visione, un’idea di come vogliamo essere tra vent’anni”. 

Dal governo hanno spiegato che quel piano era un punto di partenza per un dibattito successivo che nessuno voleva evitare. A Palazzo Chigi, la posizione trapelata e’ che se Renzi oggi chiederà l’impossibile, “se ne assumera’ la responsabilita’”. E difficile quindi capire come Conte potra’ reagire davanti ai paragrafi che seguono: “Che senso ha dire che spenderemo 88 dei 127 miliardi dei prestiti europei solo per progetti che gia’ esistevano?”, domanda Renzi. “Che fine hanno fatto i documenti di Colao? Se ci sono buone idee, e’ il momento per finanziarle. Si fa debito? Certo. Ma l’unico modo di combattere il debito e’ la crescita, non i sussidi”. Il riferimento e’ al reddito di cittadinanza, che Renzi torna a criticare insieme a quota 100. Insiste sulle infrastrutture, su un piano shock “approvato solo a parole”. 

Cerca di richiamare una vicinanza, che negli ultimi giorni e’ apparsa perduta, con il segretario Pd: “Te lo abbiamo detto insieme a Nicola Zingaretti un mese fa: chi come noi ha amministrato sa che una cosa e’ approvare un decreto, un’altra veder partire un cantiere”. Sferza sulla sanità: “Com’e’ possibile mettere solo 9 miliardi? Come possiamo dire no al Mes?”. Si tratta, per Renzi, di un “rifiuto ideologico” da superare, ricollocando cosi’ i 9 miliardi su cultura e turismo. Dedica un lungo paragrafo alla scuola, critica la chiusura parlando di tragedia, ma offre: “Lavoriamo per riaprirle”. Torna sulle riforme: “Siamo per il maggioritario, se altri preferiscono un altro sistema discutiamone, ma mettendo in campo tutti i correttivi a cominciare dal superamento del titolo V sul rapporto Stato Regioni”. Infine: “Ti abbiamo detto che abbiamo fatto un governo per evitare i pieni poteri a Salvini, non li affideremo ad altri. L’insistenza con cui non ti apri a un confronto sul ruolo dell’autorita’ delegata e’ inspiegabile. L’intelligence appartiene a tutti, non e’ la struttura privata di qualcuno”. Qui, arriva la condizione impossibile: “Ti chiediamo di indicare un nome autorevole. 

Non puoi lavorare con te stesso anche in questo settore”. 

Il tentativo pare quello di aprire una breccia nel Pd, sensibile sia al tema del Mes che a quello dei servizi. Ma e’ difficile capire come Conte possa cedere su qualcosa che ha sempre escluso: per questo nulla e’ scontato, in questo finale di partita. Neanche che, appunto, ognuno debba prendersi fino in fondo le sue responsabilita’. 

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(END) Dow Jones Newswires

December 17, 2020 02:06 ET (07:06 GMT)