Unicredit, una poltrona per tre. Ma Nagel di Mediobanca resta il favorito

Sul tavolo del Tesoro anche la questione Cassa depositi e prestiti-Autostrade

La partita per la successione di Jean Pierre Mustier alla guida di Unicredit entra nella fase decisiva. Sul tavolo restano tre nomi: Alberto Nagel, attuale amministratore delegato di Mediobanca, Andrea Orcel, reduce dalle esperienze in Ubs e Matteo Del Fante al momento amministratore delegato di Poste Italiane, che tuttavia ha smentito l’interesse per la candidatura.

A delineare i tre profili è Lando Maria Sileoni, potente segretario della Fabi, il sindacato più forte all’interno del mondo bancario.

In una intervista alla tv del gruppo Class annuncia che in corsa sono rimasti tre candidati forti: «Uno che conosce bene il settore bancario italiano, un altro, anch’esso italiano, con grandi esperienze internazionali che sta cercando di liberarsi dagli attuali vincoli professionali, e un terzo candidato extra settore bancario. A seconda del profilo scelto, le aggregazioni avranno una ulteriore spinta».

Le affermazioni di Sileoni restringono la rosa e mettono in pole position Alberto Nagel. Un po’ perché, a differenza di Del Fante, pur essendo stato più volte indicato fra i candidati forti non ha mai smentito. Inoltre perché ormai la sua permanenza in Mediobanca appare piuttosto complicata.

Leonardo Del Vecchio, diventato lo scorso anno il principale azionista della banca fondata da Enrico Cuccia, non ha lesinato le critiche al piano industriale preparato da Nagel.

Il patron di Essilux vorrebbe che Mediobanca si liberasse della partecipazione del 13% in Generali recuperando le risorse necessarie per diventare una delle grandi banche d’affari internazionali. I modelli si chiamano Goldman Sachs, Lazard, Morgan Stanley.

Se necessario Del Vecchio si è anche dichiarato pronto a sostenere con capitali freschi il programma di crescita internazionale di Mediobanca. Nagel, invece, preferisce giocare in casa e proprio ieri ha confermato l’intenzione di acquistare qualche protagonista italiano nell’industria del risparmio.

Per esempio Banca Mediolanum, Banca Generali o Fineco. «Peccato che non sono in vendita» si è rammaricato. Ultimamente le polemiche si sono sedate e Del Vecchio ha rinunciato a presentare la sua lista per il consiglio d’amministrazione di Mediobanca rinnovato a fine ottobre. In ogni caso la convivenza non appare facile e la strada verso Unicredit sarebbe una perfetta exit strategy.

Tanto più che il dossier su cui il successore di Mustier dovrà confrontarsi riguarda Mps. L’integrazione fra il gruppo senese e Unicredit appare ormai inevitabile e anche su questo fronte Nagel può vantare un vantaggio. Mediobanca, infatti, è stata scelta dal Tesoro come advisor per decidere del futuro di Mps. Significa che Nagel non solo conosce bene il dossier ma gode anche della fiducia di Gualtieri e soprattutto di Alessandro Rivera, il potente direttore generale che ha trasformato il Mef in una merchant bank.

Sul suo tavolo, infatti, c’è anche l’operazione che vede Cdp in corsa per acquistare la quota di Autostrade per l’Italia detenuta dalla famiglia Benetton attraverso Atlantia. La trattativa è entrata nella fase finale.

La perizia del Tribunale di Genova che ha indicato nelle mancate manutenzioni la causa principale del crollo del Ponte Morandi ha ulteriormente fatto scendere il prezzo portandolo sotto gli otto miliardi.

Inoltre Rivera sta lavorando per rafforzare la componente italiana della cordata dando spazio al fondi F2i per ridimensionare il peso di Blackstone e Macquarie.

A gennaio sia la partita Aspi che quella Mps-Unicredit entreranno nella fase più calda.