Caso “Puerto Azul”, Fideuram e un ex cf dovranno risarcire dei clienti.

Il cf aveva prospettato alle clienti l’acquisto di un fondo di investimento estero destinato a finanziare la realizzazione di un resort nel Belize, di cui non c’era nessuna traccia.

Di 05 gennaio 2021 citywire.it

Caso "Puerto Azul", Fideuram e un ex cf dovranno risarcire dei clienti. I retroscena in esclusiva

Fideuram Ispb è stata condannata dal Tribunale Civile di Pescara al pagamento di circa 280.000 euro a favore di due vittime della maxi-truffa del finto resort di lusso ai Caraibi, “Puerto Azul”.

Il giudice, Cleonice G. Cordisco, ha accolto il ricorso presentato da due donne di Pescara, entrambe assistite dall’avvocato Eugenio Galluppi, condannando (a titolo di risarcimento danni) Fideuram Intesa San Paolo Private Banking, in solido con l’ex consulente finanziario Olimpio Aloisi, radiato dalla Consob nel giugno 2018 (dopo la sospensione nel luglio 2017) e che ha patteggiato nel procedimento penale.

I 280.000 euro sono l’equivalente delle somme che le due donne avevano affidato al consulente finanziario tra 2013 e 2014.

Più nel dettaglio, come emerge dalla sentenza che Citywire Italia ha avuto modo di visionare, Aloisi aveva prospettato alle clienti (insieme al collega Roberto Giammarco) l’acquisto di un fondo di investimento estero, denominato “Equi Sicav – Sif Puerto Azul”, con domicilio in Lussemburgo, che avrebbe procurato loro buoni rendimenti, e che l’operazione sarebbe transitata attraverso la Costanza s.r.l. – Società Finanziaria.

Diversi risparmiatori e investitori di tutta Italia erano stati indotti a finanziare la realizzazione di un resort di lusso sulle paradisiache spiagge del Belize in Sudamerica. Ma di quel resort non c’è mai stata nessuna traccia.

L’intestazione fiduciaria era solo una delle modalità attraverso cui i soggetti, facenti parte di quella che poi sarebbe risultata essere un’organizzazione a delinquere, cercavano di attribuire al fittizio progetto “Puerto Azul” una veste formale rassicurante per gli investitori, oltre che dare credibilità alla raccolta fondi per i clienti italiani.

Dopo l’interruzione del rapporto di lavoro da parte di Fideuram, Aloisi è poi transitato in Credem nel marzo 2016, così come il collega Giammarco, che nel settembre 2019 è stato interdetto dall’attività per tre anni con provvedimento dell’autorità giudiziaria. 

Ma, il 21 dicembre 2016, alle clienti è arrivata una missiva da parte della Costanza s.r.l., con cui veniva comunicato il recesso dal mandato fiduciario. Le due, allarmate dalla situazione, hanno contattato il consulente per avere informazioni e questi le ha rassicurate. Nel gennaio 2017, Aloisi è stato arrestato nell’ambito della truffa “Porto Azul”.

Le clienti hanno contattato la filiale di Fideuram, che ha riferito loro che il prodotto finanziario acquistato era a sconosciuto alla società.

Dalla documentazione emerge che è stata la stessa Fideuram (dopo aver avviato nel 2015 un’ispezione interna sui due cf ) a rivolgersi alla Consob segnalando, in data 26 aprile 2016 (dopo il passaggio dei due consulenti finanziari in Credem), le irregolarità commesse da Aloisi, che però (negli anni cui fa riferimento la sentenza) operava nei locali della banca dove era acceso il conto delle clienti.

Il che rende Fideuram Ispb responsabile del comportamento illecito del consulente finanziario. 

Dopo l’audit interno, ricostruisce l’avvocato citando la sentenza, la società ha fatto firmare ai clienti una “scheda-intervista”, con un documento nel quale erano presenti solo i titoli che i clienti avevano già presso Fideuram, con l’obiettivo di utilizzarla come dichiarazione confessoria per dimostrare che questi non riconoscevano i titoli proposti dai cf finiti nell’occhio del ciclone, ma solo quelli indicati nel documento.

“Si tratta di due sentenze molto significative”, ha detto il legale a Citywire Italia, “in quanto il Tribunale di Busto Arsizio, in sede penale, nel pronunciare le prime quattro condanne nel 2018 aveva disposto anche la confisca dei beni dei promotori della truffa, escludendo in questo modo qualsiasi forma di risarcimento”.