Unicredit/B.Mps: Mef alza dote, ad Amco 20 mld di Npl (Mess)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il Tesoro alza la dote di Unicredit per rendere ancora più appetibile la fusione con Montepaschi che però non è vista di buon grado da Leonardo Del Vecchio. Lo scrive Il Messaggero spiegando che dopo l’ingresso in Mediobanca dove la sua Delfin ha il via libera per salire al 19,9%, l’imprenditore di Agordo con l’1,92% ha messo sotto osservazione governance e strategie di Unicredit in vista del prossimo cda di mercoledì 13 che dovrà stringere sulla rosa per la scelta del nuovo a.d. 

Nel weekend Goldman Sachs, JpMorgan, Ubs, advisor di Unicredit e il team di Marina Natale, a.d. di Amco, imprimeranno un’accelerata all’operazione di ripulitura del bilancio della banca milanese, nata nei giorni scorsi nelle pieghe della trattativa fra l’a.d. Jean Pierre Mustier e il Tesoro per trovare una quadra sul piano di fusione in cantiere con spin-off contestuale di una nuova Banca Mps con 300 filiali in Toscana per garantire marchio, sede e autonomia operativa per 1-3 anni. 

Il piano originario di far acquistare da Amco (100% Mef) circa 14 miliardi di Npl di Unicredit, dovrebbe salire oltre quota 20 miliardi. Ciò significa che l’attivo di Gae Aulenti verrebbe completamente ripulito. La ricaduta di questa maxi-operazione, la più alta realizzata in Italia, si tradurrebbe in una dote ulteriore per Unicredit nella fusione con Siena. Infatti, vendendo 14 miliardi di Npl a un prezzo di circa il 30%, Unicredit avrebbe avuto un beneficio di capitale di circa di 1,6 miliardi, alzando l’importo di cessione sopra 20 miliardi, il minor costo che Gae Aulenti avrebbe per liberarsi di questi crediti, porterebbe il beneficio a 2,5-3 miliardi. Significa quindi che questi 3 miliardi guadagnati con la cartolarizzazione, aggiunti all’aumento di capitale di Mps fino a 2,5 miliardi deliberato dal cda e di cui il Tesoro avendo il 64%, dovrebbe versare 1,6 miliardi, e alla norma sulla trasformazione delle Dta in crediti di imposte (per Rocca Salimbeni) per circa 2,5 miliardi, norma applicabile dall’1 gennaio solo in caso di fusioni, aumenterebbe il beneficio complessivo sul capitale di Unicredit a 8 miliardi. Una franchigia che centra uno degli obiettivi posti dal cda di Gae Aulenti sin da quanto il dossier sarebbe stato proposto. E lo stesso Mustier nei giorni scorsi, entrando nel negoziato nonostante il passo indietroquale ad, lo avrebbe rilanciato durante i colloqui con la struttura tecnica di via XX Settembre. 

Nel giro di qualche settimana, Amco dovrebbe essere in grado di confezionare l’operazione su Unicredit e dare una spinta al piano di fusione con Mps. Quanto a Del Vecchio, si ritiene che la mossa del Tesoro possa far rientrare le sue perplessità insieme a quelle di alcuni altri azionisti. L’indirizzo dell’attuale cda che presenterà la lista è di confermare in blocco i 2/3, aprendo a 3-4 new entry. Al cda del 13 il compito di tirare le fila. Il comitato nomine dovrebbe proporre una medium list: Andrea Orcel, gradito a Cariverona, Delfin e fondi internazionali per almeno un 10% del capitale; oltre ad Orcel, Flavio Valeri, Fabio Gallia, Marco Morelli, l’interno Carlo Vivaldi. Sembra che Alberto Nagel abbia fatto sapere a Spencer Stuart di non essere disponibile. 

pev 

(END) Dow Jones Newswires

January 08, 2021 03:00 ET (08:00 GMT)