Unicredit: veti incrociati sul ceo (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La nomina del successore di Jean Pierre Mustier si sta rivelando più complessa del previsto. Se a Roma cresce il pressing per un intervento di Unicredit nella privatizzazione del Montepaschi, stakeholder e amministratori della banca milanese sono ancora lontani da un accordo sul nuovo amministratore delegato. Intanto il tempo passa e l’incertezza cresce. 

Mustier ha annunciato al board il suo passo indietro lo scorso 30 novembre aprendo una crisi al buio che finora è costata uno scivolone del titolo del 14% e un calo della capitalizzazione sotto i 18 miliardi. A rendere particolarmente complessa la selezione sono soprattutto le differenti visioni che ancora si contrappongono sull’identità del futuro capo azienda. In primo luogo ci sono le pressioni di Via XX Settembre che oggi non ha nemmeno un’azione in portafoglio ma ha identificato in Unicredit l’interlocutore perfetto per la privatizzazione di Mps. Negli auspici del governo al vertice della banca dovrebbe arrivare un manager vicino alle istituzioni e sensibile agli interessi nazionali, forse perfino un ex boiardo che sappia incardinare un’operazione di sistema sull’asse Milano-Siena. Un profilo che però non piace agli investitori internazionali e a diversi soci storici di Unicredit. 

Già a dicembre alcuni grandi azionisti della banca avevano espresso al vertice e al presidente in pectore Pier Carlo Padoan contrarietà verso alcune candidature, lasciando intendere che scelte unilaterali (anche su Mps) sarebbero state accolte negativamente dal mercato. Al contrario il profilo ideale sarebbe quello di un banchiere di respiro internazionale, indipendente rispetto alle istituzionali italiane e rispettoso verso i soci esteri dell’istituto. Su questa lunghezza d’onda sarebbe anche Leonardo Del Vecchio (altro azionista storico con il 2% del capitale) che starebbe seguendo con attenzione la partita e, come anticipato da MF-Milano Finanza, ha avviato un dialogo con le fondazioni Crt e Cariverona sui futuri equilibri di governance. C’è chi suggerisce per esempio che un nome come quello di Andrea Orcell (ex Ubs e Santander) non dispiacerebbe a Mister Luxottica, mentre alle fondazioni (che oggi blindano quasi 4%) starebbe a cuore soprattutto tornare ad avere un presidio nel board della banca attraverso un rappresentante di fiducia e condividere in modo più articolato la strategia. Al momento però sembra da escludere che Del Vecchio o le fondazioni vogliano muoversi autonomamente presentando una lista alternativa a quella del cda. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

January 08, 2021 02:11 ET (07:11 GMT)