Unicredit-Banco Bpm-Mps non avrebbe la redditività di Intesa

I tre titoli volano a Piazza Affari, sull’ipotesi della creazione della prima banca italiana con il 23% delle filiali. L’operazione, per Equita Sim, potrebbe valutare Banco Bpm 0,35 volte il multiplo prezzo/capitale tangibile dalle attuali 0,27 volte e Mps ai valori attuali (0,22). Dovrebbero essere ceduti 14 miliardi di Npe

di Elena Dal Maso01/02/2021 12:35 milanofinanza.it

Mentre il Ftse Mib viaggia positivo ma volatile (+1,06%), tre banche stanno salendo bene oggi. In primis Mps, che guadagna il 2,03% a 1,05 euro, mentre Unicredit sale dell’1,55% a 7,67 euro e Bper dell’1,41% a 1,54 euro. Positivo anche se più indietro Banco Bpm, in rialzo dello 0,97% a 1,83 euro.

Con la nomina di Andrea Orcel a ceo designato di Unicredit, tornano a girare ipotesi di grandi operazioni bancarie, in questo caso Unicredit-Mps-Banco Bpm, come scrive Il Messaggero. Anche se sono diversi gli operatori di mercato a ritenere un polo del genere fin troppo complesso, a partire dalla situazione di Mps.

Orcel è famoso per il suo track-record nel settore delle operazioni di M&A bancarie. Equita ritiene che un’aggregazione multipla andrebbe a creare il  principale operatore domestico in termini di filali (23% rispetto al 20% di Intesa Sanpaolo-Ubi), con una quota di mercato nel Nord Italia del 25%, che si confronta con il 19% di Intesa-Ubi. “Sarebbe poi da verificare l’emergere di eventuali vincoli antitrust”, notano gli analisti.

La precondizione per Unicredit resta la neutralità sul capitale, più volte sottolineata dal board della banca, oltre alla totale sterilizzazione dei rischi legali in capo a Mps (per oltre 10 miliardi di euro), cui aggiungere un miglioramento dell’asset quality del gruppo che nascerebbe, realizzabile con la cessione di Npl ad Amco, scrive la Sim milanese.

Secondo i calcoli degli analisti, assumendo una valutazione di Banco Bpm pari a 0,35 volte il rapporto prezzo/capitale tangibile contro l’attuale 0,27 e di Mps in linea con i prezzi di mercato (p/te di 0,22) in un’operazione 100% carta contro carta, il nuovo gruppo avrebbe Cet 1 del 12,7%, ovvero il valore di Unicredit da sola e un Npe ratio del 5%, dopo aver beneficiato di 4,5 miliardi di contributo dalla conversione delle Dta in bonus fiscali, 2,5 miliardi di oneri di integrazione e la cessione di 14 miliardi di Npe, di cui 10 miliardi ad Amco (un’operazione molto importante come valori).

L’aggregazione, in questo quadro, sarebbe neutrale sul fronte dell’utile per azione al 2022 e vedrebbe l’eps crescere a partire dal 2023 grazie alle sinergie. Il gruppo tratterebbe con un rapporto p/te 0,3 volte al 2022 e “con un Rote 6,7% contro l’8,9% di Intesa Sanpaolo” (quindi con una redditività inferiore).

Infatti Equita spiega che “un’operazione del genere avrebbe un rischio di esecuzione molto alto”. Tuttavia, se un’aggregazione così complessa potesse essere presa davvero in considerazione, gli analisti ritengono che diventerebbe probabile una fusione fra Bper e Banca Popolare di Sondrio, la cui trasformazione in spa dovrebbe finalizzarsi entro fine anno. Eppure non mancano voci sul mercato di una possibile aggregazione a tre fra Banco Bpm e Bper dopo la primavera e Sondrio a fine anno, in modo da ottimizzare le ampie Dta in capo al gruppo lombardo.

Un’operazione Unicredit-Banco Bpm e Mps, invece, avrebbe Anima come perno per il risparmio gestito, quest’ultima “forte degli accordi di distribuzione con Banco Bpm, fino al 2037 e Mps, fino al 2030, oltre che della presenza del gruppo milanese nell’azionariato, con una quota del 20%”, conclude Equita