Governo: l’A-Team per la ripresa (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Giorgia Meloni, che di un governo presieduto da Mario Draghi sarà all’opposizione, auspica una revisione sostanziale del Recovery Plan presentato in Parlamento da Giuseppe Conte. E con lei anche Matteo Renzi, leader di Iv schierato senza se e senza ma con l’ex presidente della Bce, ipotizza una riscrittura del documento. 

«Mai il nostro Paese ha avuto tanti soldi dal dopoguerra, e questo ci porta a dire: chi meglio di Mario Draghi può gestire questo passaggio», è il pensiero dell’ex sindaco di Firenze. Il piano da mandare a Bruxelles entro il 30 aprile è in cima ai pensieri del diretto interessato. I tempi quindi stringono. L’argomento è tornato in più occasioni nel corso delle consultazioni con le forze politiche avviate giovedì 4 febbraio e nel corso delle quali Draghi ha ricevuto due documenti scritti, uno del Partito democratico e uno di Forza Italia, già presentato nelle scorse settimane e che prevede: 90 miliardi, al digitale, 50 miliardi e alla resilienza economica, 69 miliardi. 

Il programma base dell’incarico affidato all’ex governatore della Banca d’Italia è d’altronde usare bene e con saggezza i 209 miliardi di euro del Next Generation Eu. Ciò vuol dire, come spiegato alle delegazioni dei gruppi parlamentari, più investimenti per la crescita e non solo sussidi. Soltanto il debito buono può aiutare a creare posti di lavoro e sviluppo, è il ragionamento fatto, che riecheggia i concetti della lettera-manifesto inviata lo scorso marzo al Financial Times.Una tale responsabilità presuppone i pieni poteri sul Recovery. 

La struttura di governance del piano, il tassello assente e tra gli inneschi della crisi del Conte-bis, farà quindi capo a Draghi stesso, con ampie deleghe sui progetti a responsabili che dovranno comunque rispondere a lui in persona. Anche nel caso di un ministero ad hoc, magari affidato a figure di spicco come Carlo Cottarelli. Le indiscrezioni di palazzo dicono che nel comporre la propria squadra Draghi si affiderà all’esperienza di Via Nazionale come Luigi Federico Signorini. Di Recovery si è occupato in passato anche il capo del servizio Struttura economica, Fabrizio Balassone, che lo scorso settembre, in audizione indicava tra le priorità di intervento la pubblica amministrazione, l’innovazione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio naturale e storico-artistico, il miglioramento dell’ambiente in cui operano le imprese nel Meridione d’Italia. 

Soprattutto sottolinea che il piano per la ripresa dovrà fondarsi anche sull’obiettivo «imprescindibile» di conseguire «un sostanziale, progressivo e continuo riequilibrio dei conti pubblici». La capacità nella gestione delle risorse comunitarie chiama in causa anche un Draghi Boy di vecchia data, il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti Dario Scannapieco. Anche se ambienti a lui vicini ribadiscono l’intenzione di restare in Lussemburgo. Tra gli uomini di fiducia spicca anche Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro dal 2018 e che proprio con Draghi ha mosso i primi passi in Via XX Settembre. Di Recovery, nell’ultimo anno, si sono occupati attivamente due economisti prestati alla politica e già ministri: Fabrizio Barca, responsabile della Coesione territoriale con Mario Monti, ed Enrico Giovannini, titolare del Lavoro con Enrico Letta. Il primo, con una vita spesa tra Ocse, Bankitalia e Mef, oggi guida il Forum Disuguaglianze e Diversità e proprio con quest’ultimo ha sviluppato una serie di indicazioni per una effettiva attuazione del piano con priorità trasversali di genere, generazionale, territoriale e partecipazione strategica al lavoro». 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

February 08, 2021 02:06 ET (07:06 GMT)