Nomine: tempo di discontinuità (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Merito e concorrenza. Con queste due parole chiave si può inquadrare l’orientamento del premier incaricato Mario Draghi, che una volta insediato a Palazzo Chigi, come pare probabile, si troverà a dover sbrogliare alcune intricate matasse ereditate dall’esecutivo precedente ma anche ad affrontare il delicato dossier delle nomine nelle partecipate pubbliche. 

Si tratta di alcune partite ancora aperte, nelle quali il governo precedente ha giocato da protagonista, come Autostrade o il Monte dei Paschi di Siena, ma anche la designazione dei nuovi board delle controllate, un esercito di oltre 500 poltrone tra le cariche già scadute e quelle che andranno in scadenza con l’approvazione dei bilanci 2020. Su quest’ultimo dossier in particolare molto conterà la fisionomia che il prossimo esecutivo assumerà, ovvero se si tratterà di un governo prevalentemente formato da tecnici o se invece anche la componente politica avrà un ruolo. 

Certo l’ex presidente Bce non è tipo da piegarsi a diktat e anzi una regola probabilmente sarà lui a imporla. Secondo chi ben lo conosce il merito non potrà mai essere una variabile subordinata nella scelta dei manager che dovranno guidare le grandi spa di Stato e solo a parità di competenze si potrà tenere conto dei bilancini della politica. Un punto fermo comunque c’è: già in passato Mario Draghi fu il primo ad esigere, quando era direttore generale del Tesoro, che per le nomine pubbliche si passasse per procedure abituali nel privato, ovvero il ricorso ad head hunter specializzati nel selezionare i profili più adatti a ogni posizione. Il ricorso ai cacciatori di teste è ancora previsto nella procedura di selezione dei manager delle big di Stato, anche se negli ultimi anni non è stato un faro seguitissimo. 

Probabilmente il cambio dell’esecutivo, rispetto a poche settimane fa, potrebbe significare discontinuità con il passato. Mentre fino a prima della crisi il vento che spirava era invece quello della continuità. Questo non significa che non si valorizzeranno le risorse interne, né che i manager che hanno ben operato nei loro mandati saranno tagliati fuori. Ma è probabile che alla fine ci saranno più cambiamenti di quanto non fosse atteso fino a poco tempo fa. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

February 08, 2021 03:45 ET (08:45 GMT)