Mps chiude il 2020 con un rosso di 1,689 miliardi

Italiaoggi.ti 10.2.21

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Mps chiude l’esercizio 2020 con una perdita netta di 1,689 miliardi, impattato da componenti non operative (-1,305 mld), principalmente legate ad accantonamenti per rischi e oneri, e dalla revisione del valore delle Dta (340 mln). Nel dettaglio, le componenti non operative negative includono 984 milioni di accantonamenti a fondi rischi e oneri e 154 milioni di oneri di ristrutturazione legati a Hydra e all’esodo del personale avvenuto nel quarto trimestre. Nel 2019 la perdita netta era stata di 1,033 miliardi.

Positiva la dinamica commerciale del gruppo: i flussi di wealth management, sottolinea l’istituto, sono stabili anno su anno nonostante i lockdown e la raccolta diretta commerciale (conti correnti + depositi a tempo) è cresciuta di oltre 11 miliardi nel corso dell’esercizio (+17%).

Al 31 dicembre 2020 i volumi di raccolta complessiva sono risultati pari a 205,8 miliardi, con una crescita rispetto al 30 settembre 2020 di 7,8 miliardi, sia sulla raccolta diretta (+5,3 mld) sia sulla raccolta indiretta (+2,5 mld). L’aggregato risulta in crescita anche rispetto al 2019 (+9,8 mld) grazie soprattutto all’aumento della raccolta diretta (+9,5 mld).

Mps nel comunicato sui risultati 2020 ribadisce che “nel caso in cui la realizzazione di una soluzione strutturale non dovesse avvenire in un orizzonte di breve/medio termine, il capital plan prevede un rafforzamento patrimoniale di 2,5 miliardi che, se realizzato, è previsto avvenire a condizioni di mercato e con la partecipazione pro-quota dello Stato italiano, riguardo cui ha già confermato pieno sostegno”. Il rafforzamento patrimoniale è soggetto all’approvazione degli azionisti. L’operazione di rafforzamento patrimoniale, si legge ancora, sconta talune incertezze in quanto necessita la conclusione del processo già avviato di valutazione e approvazione di DG Comp e Bce. Mps ribadisce, inoltre, che ad oggi l’accesso alla data room è stato richiesto dal Fondo Apollo.