Fondazioni: un 2020 senza cedole (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Nel 2020 le fondazioni sono rimaste all’asciutto dei dividendi bancari, ma nonostante ciò hanno protetto il patrimonio in modo da garantire risorse sulla propria area di riferimento. Certo, la pandemia si è fatta sentire e diversi enti hanno dovuto attingere alle riserve per sostenere il territorio, soprattutto nelle fasi più critiche dell’emergenza sanitaria, ma tutto sommato gli investimenti finanziari hanno superato lo stress test dei mercati. E ora si preparano ad accogliere di nuovo le cedole che le banche non hanno potuto pagare nel 2020 per lo stop prudenziale imposto dalle autorità di vigilanza di fronte alla crisi causata dal Covid-19. 

Inoltre da fine 2020, scrive Milano Finanza, la prospettiva della ripresa dell’economia grazie ai vaccini ha ridato slancio alle borse, che anche in questa prima parte dell’anno stanno continuando ad avanzare. In questo contesto i rendimenti delle obbligazioni sono sempre più bassi, ma anche queste non possono essere escluse da una asset allocation diversificata come quella che ha permesso alle fondazioni di reggere all’urto della pandemia e che comprende anche una quota crescente di investimenti alternativi non quotati nei mercati pubblici (i cosiddetti private asset come private equity e housing sociale) con l’obiettivo combinato di attenuare almeno in parte l’impatto delle oscillazioni dei mercati sul valore degli asset e di contribuire allo sviluppo dell’economia reale. Portafogli attrezzati per navigare nelle diverse fasi dei mercati sono stati quindi l’arma che ha permesso alle fondazioni di resistere nella tempesta del Covid. E se dal punto di vista della generazione dei proventi, dividendi e cedole sono mancati, la redditività netta media dei patrimoni è stata difesa. Il controvalore ai prezzi di mercato a fine 2020 delle partecipazioni bancarie riflette il calo dei titoli. 

Ma ecco i numeri dei principali enti bancari che emergono dall’anticipazione di MF-Milano Finanza sui bilanci 2020. A partire dalla Cariplo, la più grande fondazione bancaria italiana. L’ente presieduto da Giovanni Fosti ha un patrimonio investito principalmente nel fondo Quaestio Alternative Funds-Fund One Class C per un controvalore lordo di mercato a fine 2020 di 5,214 miliardi (sostanzialmente stabile rispetto ai 5,212 miliardi di fine 2019), cresciuto con un rendimento lordo dei 12 mesi pari al 3,94% (dopo il +8,76% del 2019). Per gli investimenti alternativi, in base ai dati preliminari, il controvalore dei fondi chiusi è di 327 milioni, tra veicoli di housing sociale e rigenerazione urbana in Italia, comparti dedicati al private equity e al venture capital italiano, alle infrastrutture e all’efficienza energetica e microfinanza. Mentre il portafoglio in società quotate a fine anno valeva 1,603 miliardi (1,947 miliardi a fine 2019). La parte più importante è rappresentata dalla partecipazione del 3,948% in Intesa Sanpaolo, investimento che lo scorso anno non ha dato dividendi (151 milioni nel 2019). Ma gli ottimi risultati del 2019 tra dividendi e rendimenti delle gestioni aveva permesso alla fondazione di mettere fieno in cascina: lo scorso anno 155 milioni erano stati accantonati al fondo di stabilizzazione per le erogazioni, che era cresciuto in modo considerevole, permettendo di affrontare anni difficili come il 2020 con maggior fiducia. Il maggior azionista di Intesa Sanpaolo (6,12%), la Compagnia di Sanpaolo, ha anche lo 0,1% delle Generali e, new entry del 2020, il 2,66% di Iren e lo 0,56% in B.F., mentre il resto del patrimonio è diversificato in tre fondi di Fondaco Sgr (si veda intervista in pagina) per un valore a fine 2020 di oltre 3,6 miliardi e un rendimento medio netto del 4% (il 10% nel 2019). L’ente presieduto da Francesco Profumo ha investito anche in fondi immobiliari di housing sociale e di private equity. 

Restando sempre nell’orbita degli azionisti di Intesa Sanpaolo, il portafoglio investimenti della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo ha generato nel 2020 un rendimento medio di oltre il 4% (inteso come rapporto tra totale dei proventi, a esclusione di plusvalenze e minusvalenze, e il valore di mercato delle attività). L’ente piemontese dispone da anni di un giardinetto molto diversificato che comprende, oltre alla quota dello 0,614% in Intesa Sanpaolo che deriva dall’opas su Ubi Banca (di cui aveva oltre il 5%), diverse azioni italiane ( Generali, Unicredit, Eni, Terna, Atlantia, Autogrill, Azimut, Terna, Enel, Ivs Group, fino a B.F. e Iren), oltre a titoli esteri come Freenet, Covestro e Schaeffler). Non mancano fondi comuni (i principali sono gestiti da Fondaco Sgr), titoli di Stato e bond corporate italiani ed esteri, polizze Vita (che nel 2020 hanno reso il 2,67%), hedge fund (di Azimut ed Ersel) e alcune puntate sui fondi di real estate. 

red/lab 

MF-DJ NEWS 

1509:02 feb 2021 

(END) Dow Jones Newswires

February 15, 2021 03:05 ET (08:05 GMT)

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