B.Carige: le fatiche di Genova (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Mentre il Fondo Interbancario e Cassa Centrale trattano sul futuro di Banca Carige, l’amministratore delegato della banca genovese, Francesco Guido, non nasconde la complessità del momento ma vuole ricordare i progressi compiuti nel primo anno post commissariamento. Con un obiettivo preciso: accompagnare Carige verso un’integrazione da cui non si può prescindere. 

Domanda. Guido, come descriverebbe il bilancio appena approvato dalla banca? 

Risposta. Carige non può essere raccontata guardando solo all’ultima linea di bilancio ma richiede una valutazione molto più attenta e articolata. Soprattutto perché le condizioni di ritorno alla gestione ordinaria hanno elementi di unicità assoluta. La banca nel 2020 ha centrato pienamente gli obiettivi di margine operativo netto in termini sia di ricavi che di costi operativi. Obiettivi peraltro fissati a luglio 2019, ben prima dello scoppio della pandemia. Se leggo i numeri in questo modo, la banca ha dimostrato una grande capacità di resilienza partendo, non dimentichiamolo, da un contesto di salvataggio per prevenire la liquidazione. 

D. La perdita però è risultata superiore al previsto. Come mai? 

R. La maggiore perdita di circa 100 milioni rispetto al budget pre-Covid scaturisce per metà circa da maggiori rettifiche su crediti e per il resto da accantonamenti prudenziali su rischi residui del passato. Voglio peraltro precisare che le rettifiche su crediti non discendono da posizioni anomale specifiche ma dal recepimento nei nostri modelli dello scenario esterno che incorpora la crisi pandemica. La banca – è bene ricordarlo – dopo il processo di de-risking sostenuto negli anni recenti presenta indicatori del rischio di credito su livelli comparabili con gli istituti europei e un ammontare di credito deteriorato più che fisiologico e pari a 600 milioni circa, e 300 milioni al netto delle coperture, su un portafoglio crediti che supera i 12 miliardi. 

D. La scelta di posticipare il raggiungimento dei target era inevitabile? 

R. Anche questa scelta discende dal recepimento nei nostri modelli dello scenario pandemico. Nel 2021 dovremo aumentare gli accantonamenti sul credito e questo deprimerà l’utile. Intendiamo comunque compensare questo effetto spingendo sui ricavi e puntando in particolare sul risparmio gestito, sulla bancassicurazione nel ramo Danni e sui servizi anche non finanziari. 

D. Anche perché in questo ultimo anno siete intervenuti sul modello di business. Che cosa è cambiato? 

R. Nel 2020 abbiamo avviato una revisione del modello organizzativo con focalizzazione sul wealth management tramite il potenziamento della controllata Banca Cesare Ponti. I risultati di questo lavoro si vedono già nei numeri del bilancio, dove le commissioni attive risultano spinte dal risparmio nel gestito, con una crescita molto superiore a quella di mercato. 

D. Come è iniziato il 2021? 

R. Siamo in crescita su tutti gli aggregati pur in un mercato ancora recessivo. Gli impieghi sono aumentati dell’1,2% e registriamo una crescita netta sul risparmio gestito, anche scontando un gennaio un po’ lento. 

D. Quali segnali vi arrivano dall’economia reale? 

R. Non registro ancora segnali particolarmente brillanti. Vista la situazione generale, le idee imprenditoriali sono prudenzialmente tenute al minimo. 

D. Alla scadenza delle moratorie per il sistema bancario sarà inevitabile una crescita dei crediti deteriorati, sulla quale circola già qualche stima. Come vi state preparando a questa ondata? 

R. Per il momento la nostra situazione è sotto controllo. L’80% degli impieghi di Carige oggi è garantito da ipoteca o garanzia pubblica. Non solo; a livello di banca abbiamo registrato 2,2 miliardi di richieste di moratorie, che oggi si sono ridotte a 1,7 miliardi. Sui 500 milioni scaduti finora non abbiamo ricevuto alcuna evidenza negativa. In aggiunta, i livelli di sconfinamenti, utp e sofferenze sono stabili da diversi mesi e abbiamo un sistema di monitoraggio interno che ci permette di intercettare le situazioni di rischio. È chiaro però che, se guardiamo al sistema bancario nel suo insieme, possono risultare opportune misure che garantiscano tempi più lunghi di assorbimento e permettano di affrontare al meglio questa fase. Spetterà alla vigilanza valutarle. 

D. Che interlocuzione c’è stata finora con gli azionisti principali, a partire da Fondo Interbancario e Cassa Centrale Banca? 

R. Con l’azionista di maggioranza abbiamo un dialogo costante. Per quanto riguarda Ccb, il gruppo ha preferito mantenere finora un atteggiamento di attesa e quindi non si sono mai sviluppate interlocuzioni con il vertice della banca e con il cda. Non posso peraltro esprimermi sul dialogo in atto tra i due azionisti. Il mio ruolo è lavorare per la massima efficienza e produttività della banca pur sapendo che il percorso di business combination è una strada obbligata. 

D. Qual è il suo auspicio in riferimento alla trattativa in corso tra Fitd e Ccb? 

R. Lavorare per rendere efficiente la banca può senza dubbio favorire la business combination. Carige oggi, dopo 10 anni di calvario, ha potenzialità su cui è nostro dovere lavorare. 

D. L’integrazione resta una strada obbligata? 

R. Il nostro obiettivo, definito dal regolatore, è la business combination. Non abbiamo alcuna ipotesi stand alone e del resto la natura stessa dell’azionista di maggioranza gli preclude una permanenza a lungo termine nel capitale della banca. Su questo percorso però non ci sentiamo soli; sembra che il consolidamento sia un passaggio obbligato per una parte del sistema bancario italiano e che la crisi sanitaria lo abbia accelerato. 

fch 

(END) Dow Jones Newswires

March 01, 2021 02:36 ET (07:36 GMT)