Tre ricorsi paralizzanoil futuro di Lugano Airport – Il concorso per lo scalo tra accuse di pasticci e opacità

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LILLO ALAIMO E ANDREA caffe.ch 6.3.22

si dovessero applicare al concorso per il futuro dell’aeroporto di Lugano i colori delle regioni italiane al tempo della pandemia, l’area di Agno passerebbe subito da arancione a rossa. Allarme pieno. I ricorsi per le scelte del Municipio sono tre. Di due si è già detto in questi giorni, il terzo lo racconta oggi il Caffè. È quello del gruppo Team Lug. L’avvocato Nicola Brivio con Raffaella Meledandri sono le persone di riferimento.
Lo scalo di Agno da arancione passa dunque a rosso. I tre ricorsi presentati bloccano o quantomeno allungano di parecchio la procedura, il percorso cioè che il Municipio aveva individuato. E lo si era capito già tre settimane fa, ovvero quando il Caffè aveva svelato le conclusioni del Rapporto del Gruppo di lavoro incaricato di vagliare i candidati. Tutto lasciava presagire che la vicenda si sarebbe ingarbugliata e che presto sarebbero arrivate le proteste, miste a polemiche politiche, delle cordate bocciate.
Il primo ricorso è stato quello, giunto una settimana fa, del gruppo Skn. Imprenditori indiani che nel loro “business plan” prevedono investimenti per 55 milioni. Chi li rappresenta in Ticino? Su chi si appoggiano? Le voci sono parecchie.
Il secondo ricorso arrivato al Consiglio di Stato, questa è l’autorità a cui rivolgersi, è quello della cordata Northern. Le persone di riferimento a capo della cordata sono Damian Häfti, Andrea Burkhardt e Thomas Allemann. In questa fase della procedura sono rappresentati dall’avvocato Tuto Rossi.
Dunque è allarme. Da arancione ad arancione rafforzato per arrivare ora al rosso pieno. Tutto sembra bloccarsi. Alcuni ricorrenti infatti chiedono l’annullamento di quanto fatto sino ad oggi. E cioè un bando di concorso, una “Call for interest” per la precisione.
Ma veniamo ai fatti.
Il Rapporto del Gruppo di lavoro costituito dal Municipio la scorsa primavera, ha presentato le proprie conclusioni in gennaio. Eccole: “Sia dal punto di vista formale che sostanziale la cordata degli Amici dell’aeroporto è l’unica che soddisfa appieno tutte le esigenze poste. Si raccomanda pertanto di decidere per l’apertura di trattative con questa cordata”. Così si legge. Un’indicazione inequivocabile. Eppure, tre giorni dopo la firma del Gruppo sulle proprie conclusioni, il Municipio ha comunicato pubblicamente e ufficialmente di aver deciso di scegliere sia gli Amici dell’aeroporto (capofila è l’ex Ceo della Oréal Sir Owen-Jones) sia la cordata dell’imprenditore Stefano Artioli. Cordata quest’ultima bocciata ed esclusa dal Gruppo di lavoro perché, a loro avviso, il progetto suscita molte perplessità.
La pubblicazione del Rapporto sulle pagine del Caffè ha dunque trasformato l’allarme da arancione in arancione rafforzato. Subito sono sorti interrogativi sulle modalità di lavoro del Municipio.
Innanzitutto il termine, 18 dicembre, per la presentazione delle garanzie finanziarie. Data rispettata solo dagli Amici dell’aeroporto. Artioli ha avuto tempo sin verso la fine di gennaio, comunque dopo la data di chiusura del Rapporto, ovvero il 25 gennaio. Bene, queste date queste incongruenze – quantomeno apparenti – fanno parte dei ricorsi presentati al Consiglio di Stato.
Poca chiarezza se non pasticci a cui sembra, a ben guardare date e fatti, si sia cercato di rimediare a posteriori. Ma invano.
Oggi chi non è stato scelto dal Municipio picchia i pugni sul tavolo dicendo di essere stato ingiustamente discriminato, di non aver goduto di alcuna parità di trattamento, di essere stato scartato senza motivazioni chiare e oggettive. I ricorsi hanno diverse sfumature. Ma nella sostanza tutti e tre criticano la procedura adottata e la mancanza di una sufficiente trasparenza nelle varie decisioni. Quelle iniziali, quelle di mezzo (in gennaio) e quelle finali a cavallo tra gennaio e febbraio.
Le conclusioni del Gruppo di lavoro non coincidono con la decisione finale del Municipio. E così nei giorni scorsi, stando a quanto risulta al Caffè, le cordate che hanno ricorso hanno avuto tra loro scambi di opinioni. E confronti ci sono stati anche con chi per ora non ha fatto alcuna “opposizione” formale.
A leggere in filigrana quanto accaduto dietro le quinte in questi ultimi giorni, sembra quasi che il progetto possa diventare una sorta di “spezzatino”, così da poter affidare agli uni, agli altri e agli altri ancora “pezzi” di progetto. Insomma, un conto sono le conclusioni del Gruppo tecnico, un’altro paio di maniche quelle politiche e gli accordi tra i concorrenti.