Tutti contro tuttinella disputa sullo scalo – La vicenda Lugano Airport e le nuove verità dai ricorsi

LILLO ALAIMO E ANDREA BERTAGNI caffe.ch 13.3.21

Tutti contro tutti. La situazione attuale in relazione al futuro dell’aeroporto di Lugano-Agno può essere sintetizzata solo e soltanto così. Il concorso indetto lo scorso settembre dal Municipio della Città si è chiuso a fine gennaio con la comunicazione che il vincitore era la cordata Amici dell’aeroporto (capofila l’ex Ceo di Oreal, Sir Owen-Jones). Quattro giorni dopo l’esecutivo della Città, alla scelta tecnica di chi era preposto alla selezione e alla decisione, ha sovrapposto una scelta politica. Sono due, ha comunicato il Municipio, le cordate con cui vorremmo iniziare a trattare. Quella scelta dal Gruppo di lavoro e quella da noi selezionata, ovvero la cordata dell’imprenditore Stefano Artioli. 
Da un mese a questa parte sono fioccate le polemiche, soprattutto dopo che il Caffè ha rivelato le conclusioni del Gruppo di lavoro. La decisione dei sei membri (quattro dei quali esponenti della Città), cioé la loro decisione è inequivocabile. “La cordata degli Amici dell’aeroporto è l’unica che soddisfa appieno le esigenze poste. Si raccomanda di decidere per l’apertura di trattative con queste cordata”. 
Tutti contro tutti a questo punto. Gli Amici dell’aeroporto non condividono la scelta fatta dal Municipio, ovvero quella di “ripescare” la cordata Artioli. Quest’ultima non approva le conclusioni del Gruppo di lavoro e, addirittura, chiede che tutti i sei membri vengano cambiati. Tre degli esclusi dalla selezione del Gruppo di lavoro hanno fatto ricorso al Governo ticinese. E cioè.
La cordata Northern Lights critica sia il Gruppo di lavoro sia la decisione del Municipio, quindi di riflesso alcuni aspetti dei progetti presentati dagli Amici dell’aeroporto e da Artioli. 
La cordata Team Lug non è da meno del gruppo Northern. Non condivide la decisione del Municipio nè quella del Gruppo di lavoro, cioè le conclusioni a cui è giunto lo scorso gennaio. Infine il terzo ricorrente. È il gruppo Skn. Sono stati i primi a inoltrare ricorso al Consiglio di Stato. È in assoluto il più sintetico. Arriverebbe direttamente dall’India dato che i promotori sono degli imprenditori asiatici. Puntano il dito soprattutto contro il Gruppo di lavoro e il Municipio. 
Tutti contro tutti. Vediamo il perché entrando qui sotto fra le pagine dei tre ricorsi. 

Ricorso 1
Northen Lights
“Si deve annullare la procedura, è un appalto diretto camuffato

La cordata Northern Lights, rappresentata in questa fase dall’avvocato Tuto Rossi, chiede di annullare il concorso pubblico aperto lo scorso settembre. Propone di ricominciare tutto da capo. La cordata di imprenditori (capofila è Damian Hefti) a conclusione del ricorso si dice “ingiustamente discriminata” poiché “non ha goduto della parità di trattamento ed è stata scartata senza un’oggettiva motivazione”. 
La Northern contesta il bando emesso lo scorso settembre. “Il contratto di costituzione del diritto di superficie e quello di sfruttamento della concessione federale non esistono a tutt’oggi; quindi il concorso è incompleto e si presta a manipolazioni future. Da qui il primo motivo per cui il concorso dev’essere annullato”. Insomma, si afferma nel ricorso della Northern, “le condizioni inerenti le costruzioni che il concessionario potrebbe erigere sui terreni oggetto del diritto di superficie sono generiche. Il concorso si limita ad affermare che le suddette costruzioni non devono pregiudicare il piano di sviluppo aeroportuale”. 
Il ricorso passa poi ad un altro aspetto, molto delicato: le garanzie finanziarie. Si fa notare che il bando era alquanto generico in merito, sebbene il Municipio si fosse riservato il diritto di chiedere integrazioni alle offerte. Ma per quanto riguarda le capacità finanziarie degli “offerenti”, si fa notare nel ricorso, il Municipio aveva comunicato di voler lasciare ai concorrenti “la scelta sulle modalità e sulla documentazione da fornire”. Documentazione che avrebbe comunque dovuto essere “inequivocabile e sufficiente” stando al bando. 
Il Municipio, si sottolinea nel ricorso, aveva garantito il principio della parità di trattamento, affermando che la “documentazione e le informazioni, eventualmente richieste successivamente alla pubblicazione del bando, sarebbero state condivise con tutti gli offerenti”. Trasparenza, quindi. Fatto è però, fa notare la Northern, che il primo di dicembre “ci è stata chiesta la prova documentale di una garanzia finanziaria immediata e liquida di 10 milioni. Oltre ad altre sei condizioni. Non ci è dato sapere – si sottolinea nel ricorso – se anche agli altri concorrenti siano stati posti i medesimi vincoli. Ecco perché il Municipio ha violato il principio della trasparenza e della parità di trattamento”. Non solo. 
La Northern fra le pagine del suo ricorso ricorda di aver prodotto entro i termini richiesti (18 dicembre 2020) “delle lettere di garanzia di disponibilità finanziarie immediate, sottoscritte dai nostri investitori per un totale di 20 milioni”. 
Fin qui le principali critiche al Municipio e al Gruppo di lavoro che ha selezionato i concorrenti. Non mancano gli appunti ad altre cordate, a quella scelta dai tecnici nonchè a quella “ripescata” dal Municipio. 
Secondo la decisione finale del Gruppo di lavoro, ricorda la Northern nel ricorso, quella degli Amici dell’aeroporto è l’unica cordata ad aver soddisfatto le garanzie finanziarie richieste. Ma…, c’è un ma secondo la Northern. “Gli ‘Amici’  hanno prodotto la dichiarazione di un notaio attestante il blocco di 5 milioni della persona fisica in prima fila nel progetto (sir Owen-Jones). Tuttavia il Rapporto del Gruppo di lavoro si mostra troppo generoso riguardo agli altri 5 milioni chiesti. Contrariamente ai requisiti molto stretti sanciti nel Rapporto – valutando gli altri 5 milioni degli Amici dell’aeroporto – si accontenta di una dichiarazione bancaria che attesta l’esistenza e il blocco di una somma di 5 milioni, senza tuttavia specificare chi ha bloccato queste somme e quindi chi può sbloccarle”. Il riferimento è ai 5 milioni della Investindustrialservices della famiglia di imprenditori italiani Bonomi. Nella cordata affiancano sir Owen-Jones. 
E ancora.
Il ricorso della Northern giudica un “favoritismo” il ripescaggio di Artioli e un “favoritismo” altrettanto “inamissibile” quello verso il gruppo ‘Amici dell’aeroporto’ per quanto riguarda un particolare aspetto. Ovvero. “Costoro in realtà – si legge nel ricorso – non hanno presentato nessuna offerta. A più riprese hanno affermato che la loro offerta non era vincolante. Quindi si è soprasseduto a questa riserva scritta e lo si è fatto solo sulla base di una loro promessa verbale”.
La Northern si focalizza poi sulla cordata Artioli. Ricorda che quest’ultima nelle conclusioni del Gruppo di lavoro ha suscitato “perplessità in relazione all’assetto societario e gestionale. Perplessità definite rilevanti, ancora più da sottolineare data l’assenza di garanzie finanziarie” entro il termine del 18 dicembre 2020.  Nonostante ciò – si afferma nel ricorso – il Municipio l’ha “sorprendentemente” ripescata. Dunque conclude il legale della Northern il concorso,”è un appalto diretto camuffato tant’è vero che sono stati prediletti gli Amici dell’aeroporto senza che questi abbiano presentato una vera e propria offerta vincolante”. 

Ricorso 2
Skn Haryana City Gas
“Siamo stati trattati diversamente, senza spiegazioni”

Il gruppo Skn Haryana City Gas, imprenditori indiani, è stato il primo a presentare ricorso con una lettera datata 18 febbraio 2021. Circa le garanzie finanziarie richieste, il gruppo Skn ricorda di aver scritto al Municipio un mese prima, in occasione di un’audizione, era il 20 gennaio. “Abbiamo affermato di essere disposti a pagare l’importo richiesto per la  garanzia finanziaria entro un termine molto breve”. L’esecutivo, ricorda la cordata Skn, “ci ha assicurato un nuovo contatto. Ma ciò non è mai avvenuto e nonostante il nostro gruppo abbia presentato in precedenza i documenti che dimostravano una riserva finanziaria di oltre 10 milioni. Ad altri offerenti, per esempio la cordata Artioli, è stato chiesto di fornire una lettera di conferma dei loro banchieri o un’altra opportunità in relazione alla garanzia. Perché non abbiamo ricevuto lo stesso trattamento?”. 
La cordata Skn afferma più volte nel breve ricorso di aver ricevuto un “trattamento diverso”. Di aver chiesto nelle ultime due settimane di gennaio (proprio quando il Gruppo di lavoro e il Municipio si apprestavano a chiudere questa fase di selezione e scelta) un incontro chiarificatore. Ma ciò non è avvenuto. Perché?, ci si chiede nel ricorso, in verità poco articolato rispetto agli altri due. 
La cordata Skn – che mesi fa ha stretto un accordo con un altro gruppo concorrente, assorbendolo (Moov Airwys) – ricorda la bontà, a suo dire, del ‘business plan’ presentato. Cinquantacinque milioni in tre anni. Skn sostiene di aver fornito, a differenza di quanto affermato nelle conclusioni del Gruppo di lavoro, sufficienti dettagli sui propri investimenti. Nel ricorso si sostiene di aver anche evidenziato le varie fasi di quel ‘business plan’. 
Il gruppo Skn ricorda inoltre di aver fornito sufficienti garanzie sia per il rispetto dell’ambiente sia del Piano di sviluppo dell’aeroporto. Non solo. Afferma anche di essere stato chiaro su ciò che intende realizzare nell’area. “Un hotel e altre attività ricreative così da ridurre al minimo la dipendenza dalle entrate provenienti direttamente dalle attività aeree”. 
Nel ricorso Skn non chiede di annullare la procedura, sebbene le critiche non possano che portare a tale richiesta. Si domanda però di prendere in considerazione le osservazioni presentate. Soprattutto, si specifica, il fatto di essere “stati trattati diversamente da altri offerenti”. E questo, si motiva nel ricorso, lo si deduce anche da una lettera inviata a tutti i concorrenti. Il riferimento è, così parrebbe, a quanto il Municipio a inizio febbraio ha comunicato. Ovvero la decisione di aver dato (in gennaio) al gruppo Artioli “un ulteriore termine” per la presentazione delle garanzie. 
Skn conclude così: “Siamo aperti alla collaborazione con altri offerenti, che la pensano come noi, per raggiungere la visione del Municipio”. 

Ricorso 3
Team Lug
“Il Municipio come la dea bendata, ha ripescato un altro concorrente”

Una trentina di pagine. Dei tre ricorsi giunti al Consiglio di Stato è il più articolato. È firmato dall’avvocato Nicola Brivio che rappresenta se stesso e Raffaella Meledandri. Il ricorso non chiede l’effetto sospensivo alla procedura ormai avviata. Ma avanza precise critiche. Al Gruppo di lavoro, al Municipio e, qua e là, anche ai progetti degli Amici dell’aeroporto e della cordata Artioli. 
Per quanto riguarda la richiesta delle garanzie finanziarie si afferma, di fatto, che i pasticci sono stati più d’uno. Poca chiarezza. Poca coerenza. Da qui, anche da qui l’affermazione che le motivazioni finali del Municipio sono “carenti”. Infatti, ricorda il ricorso, “il Gruppo di lavoro è giunto a tutt’altre decisioni rispetto a quelle del Municipio. Tanto che la scelta finale dell’esecutivo non richiama esplicitamente il Rapporto del Gruppo”. 
Un Comune “ha tutto il diritto, sostiene il ricorso, di smentire i propri gruppi di lavoro. Ma ciò va spiegato, giustificato e reso verosimile”. In altre parole, sintetizza Team Lug, “questa scelta va motivata e di motivazioni non c’è la minima traccia. Sembra che il Municipio abbia agito come la dea bendata, abbia allungato la mano ripescando un altro candidato. Una decisione  incomprensibile”. 
Team Lug giudica “arbitraria” la decisione del Municipio e pertanto, afferma, “è da annullare in toto”. E perché? Le ragioni sono diverse oltre a quanto scritto qui sopra. Vediamo quali.
Per quanto riguarda le garanzie finanziarie, si afferma nel ricorso, le regole sono state cambiate in corso d’opera: “La richiesta giunta il 1° dicembre ci ha letteralmente basiti. In un’audizione, 9 dicembre, ci è stato detto che se non si fossero presentati i 10 milioni richiesti, si sarebbe stati automaticamente esclusi. Il classico ribaltone. Una procedura, questa, che abbiamo fermamente contestato già il 17 dicembre 2020, ritenendo iniqua la richiesta”.
Nel bando, così scrive Team Lug, la richiesta delle garanzie non era specificata così come il 1° dicembre 2020. “Chi ha deciso di chiederle quelle garanzie e con quelle modalità? Chi ne ha fissato l’ammontare? Il Municipio? Non risulta. Non c’è alcuna decisione municipale. E il Gruppo di lavoro non può decidere se non in virtù di una delega”. 
Insomma, il bando di gara, sostiene Team Lug, va rispettato anche dal Gruppo incaricato alla selezione. “Non lo può distorcere e interpretare a proprio piacimento. Il fatto poi che fra tutti i concorrenti, nessuno tranne uno abbia presentato la garanzia nei termini richiesti, la dice lunga sulla correttezza e la professionalità di questo nuovo e inaspettato criterio”. 
E inoltre. Nel ricorso  Team Lug si chiede e chiede: per quanto tempo quei 10 milioni avrebbero dovuto essere bloccati? Sino alla stipula del contratto? Un tempo evidentemente eccessivo, si afferma.  Il Gruppo di lavoro ha però dato una precisazione, un termine spiega Team Lug: fine giugno 2021. Un tempo ragionevole, lascia intendere il ricorso. Fatto è però che questa “precisazione è stata fornita solo a quell’offerente con il quale la questione è stata affrontata in un’audizione. Perché la suddetta precisazione non è stata data a tutti i partecipanti? O quantomeno a noi che abbiamo sin da subito contestato?”. 
Il ricorso della Team Lug si sofferma anche su un aspetto dell’offerta presentata dalla cordata scelta dal Gruppo di lavoro, cioé gli Amici dell’aeroporto. “Questa cordata propone di sviluppare i voli di linea collaborando con Lux Aviaton. Si tratta di una compagnia di ‘business aviation’. I voli di linea sono altra cosa. La soluzione prospettata è inverosimile. L’ipotesi di operare con velivoli con 6-8 posti impone costi proibitivi ai passeggeri, per esempio per un’andata-ritorno da Ginevra. Quello prescelto dagli Amici dell’aeroporto è un aereo ‘jurassico’ (il modello è infatti utilizzato in alcune sequenze del fim Jurassic Park). Poco performante e rispettoso dell’ambiente, sia in termini di rumore che di emissioni”.  
E infine. 
Sono altri e ancora altri i rilievi del ricorso Team Lug per motivare ciò che definiscono “disparità di trattamento”. Per esempio.
Il 20 gennaio 2021 il Municipio, e non il Gruppo di lavoro, incontra separatamente tre gruppi. Amici dell’aeroporto, Artioli e Skn. Il 27 gennaio incontra la cordata Team Lug. Nel bel mezzo, si fa notare nel ricorso, il 25 gennaio il Gruppo di lavoro ha consegnato ufficialmente il suo Rapporto finale. Quindi, conclude Team Lug, la procedura è stata “viziata da gravi errori formali, che hanno violato ripetutamente il principio della parità di trattamento”. 

Gli accordi
Alcune cordate cercano punti di incontro per poter superare lo stallo attuale
C’è chi sta pensando a possibili sinergie tra i progetti

Tutti contro tutti ma fra questi “tutti” qualcuno sta cercando un avvicinamento. Tutti criticano tutti ma in tutti c’è la volontà di vedere concretizzato il proprio progetto. In un modo o nell’altro. Magari facendo ciò che già alla fine dello scorso anno è accaduto con due compagnie, la Moov “assorbita” dalla Skn.
Oltre ai ricorsi ufficiali presentati dalla Northern, dalla Skn e dalla Team Lug, dietro le quinte le cordate, alcune cordate, stanno dialogando, cercando punti comuni, equilibri di collaborazione. In fondo, si commenta a mezza bocca, a fine gennaio il Municipio ha scelto due gruppi, Amici dell’aeroporto e Artioli. Vorrebbe che i due collaborassero pur essendo, i due progetti, profondamente in antitesi.
In questi ultimi giorni si parla di incontri fra la cordata Artioli e la Northern (capofila è Damian Hefti). I due, stando alle informazioni del Caffè, potrebbero trovare punti di accordo. Le due cordate potrebbero collaborare, ad esempio, per quanto riguarda i collegamenti previsti da Agno.
Indipendentemente dagli accordi che i gruppi potranno trovare, resta il fatto che tre ricorsi sono stati presentati e sebbene uno di questi, quello di Skn, sia molto sintetico e generico, gli altri due affondano le radici in fatti concreti e muovono critiche anche “documentate”.
La Skn, pur nella sinteticità del suo ricorso, si è messa a disposizione per “possibili collaborazioni”. E senza giri di parole, conclude così: “Siamo ancora aperti alla collaborazione con altri offerenti, che la pensano come noi, per raggiungere la visione del Municipio”.
Insomma, i tempi inevitabilmente si stanno allungando. Sino a quando? Sarà una patata bollente che passerà nelle mani del futuro Municipio e del futuro Consiglio comunale. A dopo le elezioni di aprile, quindi.