Imprese: crescere senza debito (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Federico Ghizzoni rimane soprattutto un banchiere anche se dopo la lunga carriera in Unicredit e i quasi sei anni da amministratore delegato oggi si occupa di advisory finanziaria come presidente di Rothschild & Co per l’Italia. Con l’occhio del banchiere osserva l’andamento dell’economia italiana cercando di intercettare le aspettative di industriali e investitori. Il suo punto di vista? Pur in una fase di forte incertezza la manifattura italiana sta resistendo alla crisi e l’appetito per il made in Italy non è venuto meno. 

Domanda. Ghizzoni, sullo stato di salute dell’economia italiana che segnali arrivano oggi a una banca d’affari ? 

Risposta. Pur nel contesto di difficoltà che è sotto gli occhi di tutti colgo segnali incoraggianti. Con l’eccezione di alcuni settori molto penalizzati come il turismo o l’alberghiero, la manifattura e l’industria italiane stanno andando meglio rispetto alle aspettative e soprattutto sono state capaci di adattarsi a un nuovo modo di produrre. In Rothschild & Co lo vediamIo soprattutto nel corso degli incontri con gli imprenditori. 

D. Segnali che si stanno riflettendo anche in operazioni straordinarie? 

R. Certamente. Sia nella seconda metà del 2020 che in questi primi mesi del 2021 registriamo molto movimento nel mondo m&a. Anche grazie all’abbondante liquidità a disposizione, i fondi di private equity italiani e internazionali sono attivi e i multipli delle operazioni sono rimasti quelli che vedevamo prima della pandemia. Segno che l’appetito degli investitori non deriva da prezzi scontati ma dalla ricerca di asset di qualità. 

D. Nel 2020 la priorità è stata garantire la continuità aziendale, anche spingendo molto sulla leva finanziaria. Pensa che il debito privato possa diventare un problema? 

R. Una parte dei nuovi finanziamenti è stata richiesta per motivi precauzionali da aziende che hanno dimostrato poi nei fatti di non averne particolare necessità. Non mi aspetto quindi impatti significativi nel breve periodo tanto più che, se l’economia ripartirà, parte di questo debito potrà essere riassorbito. Certamente, come dicevo, per chi vuole fare operazioni di sviluppo e di investimento, oggi l’equity è una soluzione spesso più ovvia rispetto al debito. Sta crescendo il mercato del m&a che è il mercato dell’equity. Senza contare che di capitale a disposizione ce n’è davvero tanto, sia pubblico che privato. 

D. Parte di quelle risorse peraltro sono dedicate al settore delle ristrutturazioni che potrebbe essere molto caldo nei prossimi mesi. 

R. Oggi abbiamo a disposizione una combinazione di risorse pubbliche e private per recuperare un grande numero di aziende. Gli sforzi si stanno concentrando soprattutto sugli unlikely to pay, cioè sul mondo delle aziende vive che hanno bisogno di supporto finanziario e industriale. In questo ambito le scelte da fare sono molte: il settore bancario per esempio deve stabilire rapidamente cosa gestire in casa e cosa dare in outsourcing. Nella gestione dei distressed asset inoltre stanno entrando molti nuovi operatori, internazionali ma anche italiani che nell’arco dei prossimi 12-18 mesi potranno dare un contributo prezioso alla tenuta del tessuto economico. 

D. L’intervento dello Stato sui distressed asset non piace a molti suoi colleghi. Cosa non la convince in quelle polemiche? 

R. Capisco la polemica, ma chi fa polemica deve spiegare quali sono le alternative. Io credo che in un momento di emergenza come quello che stiamo attraversando il sostegno pubblico sia indispensabile perché il privato da solo non può farcela. Amco o Cdp sono necessari, anche se devono essere affiancati da operatori privati che mettano in campo competenze finanziarie e di turnaround. 

D. A queste condizioni insomma non vede all’orizzonte una pericolosa ondata di npl per il sistema bancario italiano? 

R. Le banche oggi mi sembrano in grado di controllare la situazione. Le garanzie pubbliche ci sono e le scadenze sono molto lunghe. Rispetto alla crisi di 12 anni fa gli effetti dovrebbero insomma essere gestibili sul fronte dei ratio patrimoniali, anche grazie alla politica del no ai dividendi e all’approccio regolamentare meno pro-ciclico. Inoltre, nonostante le moratorie, nel 2020 gli istituti hanno accantonato cifre significative sui propri bilanci. Ovviamente ci sarà un impatto sui conti economici e questo accelererà sia il processo di ristrutturazione interna che la ricerca di sinergie attraverso il consolidamento. 

D. Pensa insomma che il consolidamento sia inevitabile? 

R. Mi aspetto certamente un’accelerazione soprattutto tra i primi dieci player nazionali. Non dimentichiamo però che negli ultimi dieci anni il numero di banche in Italia è molto calato. 

D. Lei incontra molti investitori internazionali. Come viene percepita oggi l’Italia? 

R. Se guardiamo alla situazione pre Covid e la confrontiamo con quella attuale, non vediamo un calo di interesse per l’Italia ma, in alcuni ambiti, un’attenzione ancora maggiore. Il mercato va alla ricerca di asset che possono garantire crescita e ritorni importanti e in Italia ne trova molti. Basti pensare che in questi mesi abbiamo registrato interesse perfino per settori apparentemente fuori gioco come l’alberghiero sul quale si sono chiusi deal a multipli non molto distanti da quelli pre-pandemia. La ragione? Molti compratori ragionano già guardando alla ripresa e analizzano la qualità intrinseca degli asset. 

MF-DJ NEWS 

1508:16 mar 2021 

(END) Dow Jones Newswires

March 15, 2021 03:18 ET (07:18 GMT)