La tassa del barone di Lutryvalida dopo oltre un secolo – Gli eredi di un nobile bloccano le compravendite in Italia

MAURO SPIGNESI caffe.ch 20.3.21

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La storia del nobile svizzero Aguet che comprò il Borgo di San Felice. Imponendo una “tassa”. Che dopo un secolo blocca le compravendite

C’era una volta un barone, si chiamava James Edouard Aguet, era originario di Lutry, dove le caratteristiche terrazze delle vigne scivolano via sul lago di Ginevra. Figlio di un banchiere lavorò a lungo in Italia fondando numerose società, e – come si racconta sul Dizionario storico della Svizzera – “fu inoltre fra gli iniziatori della bonifica delle paludi pontine”. Ma tra le notizie, ed è l’inizio di questa storia, c’è un dettaglio importante, perché Aguet fu cittadino onorario di San Felice Circeo, una cittadina che si affaccia sulla costa laziale. E a San Felice Circeo da diversi anni il cognome Aguet, grande ufficiale dell’Ordine della corona, è sulla bocca di tutti. Perché decine di persone che hanno venduto casa o hanno acquistato, hanno dovuto fare i conti con gli eredi del barone svizzero.
Il primo caso è spuntato nel 2013, quando gli eredi Aguet (a cui si sono aggiunti quelli del ramo Blanc) hanno tirato fuori il testamento del loro avo e hanno fatto valere il “livello baronale” su circa tremila immobili, una sorta di uso civico che per essere estinto prevede il versamento del 30 per cento del valore commerciale dell’immobile gravato da questo vincolo, che altrimenti non può essere preso a carico dell’ufficio dei registri italiano (la conservatoria). E dunque chi ha chiesto una ipoteca o ha chiuso una compravendita – in ballo ci sono affari per milioni – ha scoperto che c’era un intoppo dal sapore feudale da sciogliere. Possibile? Sì, perché dopo oltre un secolo la giurisprudenza non offre certezze. A San Felice è così in corso una battaglia in punta di diritto tra gli eredi Aguet e decine di cittadini del borgo.
Gli Aguet dalla loro hanno alcune sentenze favorevoli da parte della Pretura di Latina (provincia dove ricade San Felice). I cittadini hanno formato un comitato per far cessare i “livelli baronali”, che per certi giuristi sono “perpetui” anche se non vengono ribaditi per decenni con atti ufficiali. Il caso è perfino finito in Parlamento a Roma, l’ultima volta nel settembre scorso dopo una interrogazione. Ma nessuno sino a oggi ha scritto la parola fine o ha fatto chiarezza su una vicenda intricata e davvero curiosa.
Oltre che storica. Perché San Felice Circeo prima dell’unità d’Italia faceva parte dei territori dello Stato pontificio. Durante un censimento dei beni, venne cambiato il regolamento e invece di richiedere agli agricoltori che occupavano terre e case di loro proprietà l’affitto in natura, con il raccolto, come avveniva da anni, si chiese di onorarlo “a scudi quattro di rubbio”. Quando nel 1870 lo Stato italiano subentrò alla Chiesa cattolica, i diritti rimasero. E quando, infine, nell’aprile del 1898 venne firmato l’atto d’acquisto del Feudo da parte di Aguet, il “livello baronale”, in seguito contemplato dal Codice civile italiano e oggetto di sentenze della Corte costituzionale oltre che della Cassazione (i massimi livelli della giustizia italiana), non fu intaccato. Si parla di enfiteusi, cioè di “un diritto reale di godimento su un fondo di proprietà altrui, generalmente agricolo”, dove si paga un canone.
San Felice Circeo negli anni è diventata una meta marina per tante famiglie romane e i prezzi sia dei terreni che delle case sono progressivamente lievitati. Tanti hanno deciso di investire i propri risparmi in una casa di vacanza. E hanno sottoscritto in buona fede atti ignari della “tassa baronale” retaggio del Medioevo, salvo poi scoprire che invece dovevano pagarla dopo il richiamo degli eredi dell’imprenditore e lettere del loro legale, l’avvocata Bianca Maria Menichelli, che alla Stampa ha ribadito che gli Aguet-Blanc “sono titolari del diritto del proprietario concedente l’enfiteusi su una serie di immobili, rustici e urbani, in Comune di San Felice Circeo”. Il vincolo, dunque, sarebbe per la legale perpetuo, perché tramandato attraverso “legittimi titoli” e in “piena continuità con le registrazioni e trascrizioni”.
Insomma, dopo un secolo, il barone svizzero continua a governare il suo feudo. E la storia, partita da Lutry, continua.