Mps, Bastianini assolve Profumo e Viola e attacca il fondo BluebellIl Cda sull’azione di responsabilità nei confronti di Profumo e Viola: “Mancano i presupposti”. L’ira di Bluebell che ora si scaglia anche contro questo board

di Marco Scotti affari italiani.it 23.3.21

Mps, Bastianini assolve Profumo e Viola e attacca il fondo Bluebell

Acque agitate – e non è una novità – all’ombra di Rocca Salimbeni. Il consiglio di amministrazione di Mps, infatti, ha bocciato l’azione di responsabilità contro l’ex presidente Alessandro Profumo e l’ex amministratore delegato Fabrizio Viola. Il motivo? Secondo il Cda “allo stato attuale non vi sono i presupposti per l’avvio” di un’iniziativa di questo tipo. Un desiderio che era stato manifestato dal fondo Bluebell di Giuseppe Bivona, che aveva motivato la scelta di procedere contro Viola e Profumo con la necessità per la società di accantonare 410 milioni dopo le condanne dei due manager.

Bluebell a Draghi: azione responsabilità anche contro l’attuale Cda/ Nessun passo indietro da parte del fondo Bluebell sulla richiesta di azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici. In una nuova lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi, il fondatore di Bluebell Giuseppe Bivona annuncia di aver chiesto alla banca di mettere ai voti in assemblea anche un’azione di responsabilità contro l’attuale board. Bivona auspica quindi che il Ministero dell’Economia, azionista di riferimento di Mps, voti a favore di entrambe le proposte

Il consiglio di amministrazione, nel ricordare che comunque i soci potranno agire in coscienza nel caso decidano di muovere guerra agli ex vertici della banca più antica del mondo, ha anche sottolineato come Bluebell sia portatore “di un interesse in proprio confliggente con quello” della banca stesso. Il motivo? Bivona è advisor di alcuni investitori che hanno fatto causa a Mps.

Ma le notizie che arrivano dalla Roccanon sono buone. Intanto, perché almeno fino al 2023 la banca rimarrà comunque in rosso, depauperando l’investimento dello Stato e soprattutto costringendo a ulteriori interventi. L’idea di “infiocchettarla” e consegnarla a UniCredit, dunque, ha la ratiofondamentale di interrompere l’emorragia, di ripulirla, e di far ripartire una banca che ha una storia secolare e che oggi, complice un’acquisizione scellerata curata – tra l’altro – proprio da Orcel, si trova sull’orlo del precipizio.

Eppure Bluebell, insieme al Movimento 5 Stelle, è rimasta sola a fronteggiare l’incorporazione della banca senese nel perimetro di UniCredit. Un’operazione che potrebbe realizzarsi rapidamente, non appena Andrea Orcel metterà piede in Piazza Gae Aulenti.null

Da due settimane, però, Bivona sta cercando di radunare tutte le forze possibili in vista dell’assemblea del 15 aprile che dovrà salutare l’arrivo dell’ex manager di Ubs.

Ebbene, Bluebell sta andando avanti con un lavoro di cooptazione di altri soggetti perché impediscano di portare avanti la fusione, soprattutto facendo leva sulla presenza di Pier Carlo Padoan. Il quale, da politico e membro dell’esecutivo, aveva traghettato la banca verso la nazionalizzazione parziale nei giorni della buriana.

Non solo: anche i Cinque Stelle (con Elio Lannutti in testa) si sono lanciati all’arma bianca contro l’incorporazione. Per loro il passaggio a UniCredit significherebbe “un buco nero di circa 60 miliardi di euro, che l’azionista Ministero dell’Economia e delle Finanze vorrebbe offrire come regalo, ripulito da circa 13,5 miliardi di euro di contenzioso legale, Npl ceduti ad Amco, aumento di capitale e una dotazione di tasse differite Dta”. La banca sarà presieduta, scrivono i grillini, “col collaudato sistema delle porte girevoli, dall’ex Ministro dell’Economia ed ex deputato del Pd eletto a Siena, Pier Carlo Padoan, grazie a una norma ad hoc sui criteri di onorabilità bancaria, che impediva di traslocare in tempo reale dal Parlamento ai vertici di un istituto di credito”.

Fine delle brutte notizie? Non proprio: la stessa Mps ha dovuto ammettere che a fine 2020 le richieste di danni complessive ammontavano a 10 miliardi tra 5,1 di vertenze legali e 4,9 di petitum in procedimenti stragiudiziali. Il rosso del 2020 è di 1,68 miliardi. E soprattutto: se non dovesse concretizzarsi una fusione con una banca dimensionalmente più rilevante – e sarebbe difficile immaginare il contrario, visto che oggi Siena vale circa un miliardo – che beneficerebbe del differimento delle tasse per 2,2 miliardi, si renderebbe necessaria una ricapitalizzazione da 2,5 miliardi. E lo stato, pro quota, dovrebbe versare altri 1,6 miliardi. In un momento come questo, non esattamente lo scenario migliore.