Tlc: poteri di veto di Macquarie frenano rete unica (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Sulla formazione di una rete unica della banda larga, a cui Tim e Cdp stanno lavorando da diversi mesi a questa parte, occorre un colpo di reni per uscire dallo stallo. E che solo il governo può imprimere fornendo alle parti un indirizzo preciso anche per evitare che tutta l’operazione finisca per assegnare un potere esagerato a un fondo australiano che, in mancanza di ritorni adeguati sul capitale, potrebbe far saltare il tavolo. 

Lo scrive La Repubblica spiegando che il principale nodo da sciogliere riguarda il controllo di Open Fiber, la società che dal 2015 sta posando una rete in fibra ottica concorrente a quella di Tim. Il controllo di Open Fiber è fin dall’esordio diviso in parti uguali tra Cdp ed Enel con il 50% ciascuno. Ma al cda dell’azienda elettrica, da settembre scorso, è arrivata l’offerta del fondo Macquarie che valorizza il suo 50% 2,65 miliardi al netto dei debiti. Si giunge così al 23 febbraio scorso, quando Cdp rinuncia a esercitare il suo diritto di prelazione sulla quota di Enel, ma si dice disponibile a valutare un rafforzamento della propria partecipazione di qualche punto percentuale sopra il 50% in modo da poter guidare il processo di convergenza con la rete di Tim. 

Le trattative con Macquarie per questo ulteriore passaggio sono iniziate ma non hanno ancora prodotto un accordo e le difficoltà non sono lievi perché nella governance della nuova Open Fiber si dovrà riconoscere agli australiani un peso importante e determinante nelle decisioni che contano, in virtù di una quota che sarà comunque superiore al 40%. 

In pratica per finalizzare l’eventuale fusione tra Fibercop (la società dove è confluita la rete Tim) e Open Fiber occorrerà sempre il consenso di Macquarie, che ragiona in termini di ritorno atteso sul capitale. Se questo non fosse sufficiente il progetto potrebbe saltare per volere degli australiani: ecco perché il negoziato non decolla. Questo scoglio si potrebbe superare soltanto se si potesse avviare una due diligence incrociata e allargata dei numeri di Open Fiber e quelli di Fibercop in modo da stabilire se l’operazione rete unica sia conveniente per tutti. Ma la due diligence allargata al momento non è stata approvata dalle diverse parti e dunque lo stallo persiste. Ecco perchè serve un’indicazione da parte del governo. 

Cdp potrebbe in teoria ancora esercitare la clausola di gradimento sul nuovo entrante prevista dagli accordi iniziali, escludendo Macquarie; ma questa mossa sarebbe difficile da giustificare visto – che con la stessa Macquarie – Cdp è in cordata per rilevare Aspi. Data questa situazione e i tempi stretti che sono richiesti anche per poter usufruire delle risorse del Recovery Fund, il governo dovrebbe in primo luogo stabilire se l’obiettivo della rete unica sia auspicabile o meno. In caso di giudizio positivo, il governo attraverso il Mef, che è il primo azionista sia di Enel sia di Cdp, dovrebbe indicare l’assetto azionario ideale per Open Fiber in vista della fusione con Fibercop. Da queste scelte dipenderà l’ingresso o meno del fondo Macquarie nella futura compagine sociale della rete unica. Nella quale però, come ha già detto il ministro Giancarlo Giorgetti, Tim non potrà avere il 51% del capitale come richiesto dal suo azionista di riferimento Vivendi. 

pev 

(END) Dow Jones Newswires

March 24, 2021 04:52 ET (08:52 GMT)