Processi lenti, indennizzi veloci

di Dario Ferrara SCARICA IL PDF Italia oggi.it 29.3.21

processi

Arrivano le best practice per ottenere in tempi umani gli indennizzi per l’irragionevole durata dei processi previsti dalla legge Pinto: l’accordo fra ministero della Giustizia e Consiglio nazionale forense offre ad avvocati e cittadini un vero e proprio vademecum su notifiche, uffici competenti con relativi indirizzi Pec e richieste di pagamento. Scatta la procedura accentrata in via Arenula, intanto, per gli atti di competenza di nove Corti d’appello ingolfate dalle richieste, fra cui Roma e Napoli, con l’aiuto di una task force di Bankitalia.

Istruttoria e versamento. Cominciamo dai decreti di condanna dell’amministrazione e dalle sentenze di ottemperanza ai fini del passaggio in giudicato. La notifica deve essere compiuta nel termine di trenta giorni dal deposito del provvedimento ex articolo 5 della legge 89/2001 soltanto al ministero della Giustizia presso l’avvocatura dello Stato: inutile ogni comunicazione a indirizzi diversi presi da registri pubblici. Per i distretti che non rientrano nel piano straordinario il pagamento di indennizzi e spese spetta all’ufficio ragioneria della Corte d’appello che ha emesso i decreti di condanna. Altrettanto vale per il versamento dell’equa riparazione stabilita nelle pronunce della Cassazione, oltre che per l’esecuzione delle sentenze emesse dai giudici amministrativi dopo il primo ottobre 2013 per l’ottemperanza di provvedimenti decisori. Via Arenula invece ha avocato a sé l’istruttoria e le liquidazioni che riguardano le Corti d’appello di Caltanissetta, Catanzaro, Genova, Lecce, Perugia, Potenza, Salerno, oltre che della Capitale e del capoluogo partenopeo: il pagamento, dunque, in tal caso compete all’ufficio I della direzione generale degli affari giuridici e legali del dipartimento per gli affari di giustizia. Il tutto per i decreti depositati dal primo settembre 2015, le sentenze all’esito giudizio di ottemperanza e le pronunce della Cassazione.

Compilazione e spedizione. Nella richiesta di pagamento bisogna dichiarare: che non sono state riscosse somme per lo stesso titolo; le eventuali azioni giudiziarie esercitate per il medesimo credito; l’ammontare degli importi che l’amministrazione deve ancora versare; la modalità di riscossione prescelta. Quattro i modelli Pinto, scaricabili dalla sezione documenti del sito web Giustizia.it: persona fisica; persona giuridica; procuratore antistatario; dichiarazione sostitutiva atto di notorietà-eredi. I moduli sono editabili: si consiglia di compilarli al computer con un programma di videoscrittura tipo Microsoft Word. Attenzione, alcune Corti d’appello chiedono la sottoscrizione con firma digitale: meglio informarsi prima di trasmettere i modelli, che vanno spediti via Pec insieme alla documentazione; anche su quest’ultima determinati uffici chiedono la sottoscrizione digitale del difensore munito di procura. L’invio deve essere effettuato agli indirizzi di posta elettronica certificata indicati dalle buone prassi (si veda tabella; opportuno, comunque, confermarne la correttezza presso la sede interessata). Per i nove distretti straordinari l’indirizzo è: prot.dag@giustiziacert.it. L’oggetto della Pec: «Dichiarazioni / documentazione ex articolo 8 sexies legge 89/2001»: da indicare nome e cognome del ricorrente, numero di ruolo generale assegnato al ricorso (e per i nove distretti «straordinari» la Corte d’appello che ha emesso il provvedimento). No a più dichiarazioni in una sola Pec: il massimo è 30 mb. Conviene all’avvocato indicare in note e istanze anche una mail non certificata e un recapito telefonico: per essere contattati dal funzionario se ad esempio manca un allegato.