Star e marketing ripopolanoi “paesi fantasma”- Sempre più abitazioni vengono offerte praticamente gratis

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ANDREA STERN caffe.ch 10.4.21

Gli americani ne hanno fatto un reality show. Vado a vivere in Sicilia, la mia casa a 1 euro (“My Big Italian Adventure”). È il titolo della trasmissione che vede quale protagonista Lorraine Bracco. Un’attrice hollywoodiana che ha deciso di riscoprire le sue radici italiane acquistando e rinnovando, davanti alle telecamere, una vecchia casa a Sambuca, in provincia di Agrigento.
Il successo della trasmissione era assicurato. Del resto chi non sognerebbe di diventare proprietario di un’abitazione in un romantico paesino italiano al prezzo di un caffè? Il critico d’arte Vittorio Sgarbi l’aveva capito già nel 2008, quando in veste di sindaco di Salemi lanciò un progetto per la riqualifica del paese attraverso la cessione delle case abbandonate al prezzo di un euro. L’idea di Sgarbi suscitò un grande clamore mediatico. Da tutto il mondo spuntarono persone interessate ad insediarsi nell’affascinante borgo siciliano.
Alla prova dei fatti l’iniziativa non si è rivelata un successo visto che il numero di abitanti di Salemi ha continuato inesorabilmente a diminuire. Ma almeno a livello di marketing l’idea delle case a 1 euro era troppo bella per non essere copiata. E così nel giro di pochi anni sono spuntate case quasi gratis in mezzo mondo. Da Detroit a Liverpool, da Roubaix alla Sardegna, dalla Valle d’Aosta a un piccolo villaggio abbandonato nel Gambarogno, Sciaga.
“Nei suoi tempi migliori – spiega Tiziano Ponti, sindaco di Gambarogno – il villaggio di Sciaga è arrivato a contare fino a 80/90 abitanti. Ma poi si è spopolato e ormai da decenni giace in stato di abbandono. Non avendo i mezzi finanziari per ridare vita a questo patrimonio storico e culturale, abbiamo deciso di provare a vendere le case a 1 franco”.
Anche in questo caso l’offerta ha fatto scalpore. “Diciamo che la cosa era un po’ sfuggita di mano – osserva Ponti -. Dopo un servizio della televisione romanda, i media di mezzo mondo avevano iniziato a parlare di Sciaga dipingendo un quadretto ben lontano dalla realtà”. C’era chi ne lodava la vista mozzafiato sul Lago Maggiore e chi sosteneva si trattasse del luogo ideale dove ritirarsi dopo la pensione. “Nessuno si era ricordato di precisare – aggiunge Ponti – che i rustici sono in realtà dei ruderi senza allacciamento all’acquedotto e alle canalizzazioni. E che si trovano ad almeno 40 minuti di cammino dalla strada più vicina”.
Sono “dettagli” che avrebbero rovinato un sogno. “Si erano fatti avanti oltre 400 interessati – ricorda Ponti -, buona parte dei quali non avevano la minima idea di dove fosse Sciaga”. L’aspetto positivo è che qualcuno di loro lo è tuttora. “Il progetto ha fatto tanti passi avanti, per l’estate il comune dovrebbe poter presentare le domande di costruzione e quindi essere pronto per la cessione”.
Gli acquirenti dovranno quindi sobbarcarsi i costi di ristrutturazione in base al progetto elaborato dal comune. “Non si può riattare i rustici come si vuole – avverte Ponti -. Esistono chiare e precise disposizioni cantonali. Noi realizzeremo gli allacciamenti mentre il resto dei lavori spetterà ai nuovi proprietari”.
La spesa supererà quindi il franchetto iniziale. “In base alla tipologia del rustico – conclude Ponti – saranno necessari tra i 200 e i 300mila franchi”. Un affare? C’è chi è ancora convinto di sì.