Pnrr: Angeloni, punti deboli spese correnti e banche (Sole)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Con la presentazione del Documento di economia e finanza (Def) e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), la strategia economica – e non solo economica – del governo Draghi può dirsi definita. È una strategia che segna una netta discontinuità rispetto non solo al governo precedente, ma alla mancanza di coraggio e visione che ha caratterizzato il nostro Paese per decenni, e a causa della quale esso ha intrapreso la via che nel dibattito corrente viene chiamata “declino”. 

Lo afferma in un’intervento sul Sole 24 Ore, Ignazio Angeloni, economista alla Harvard Kennedy School, ex membro del Consiglio di Sorveglianza della Bce proprio negli anni di Mario Draghi al vertice dell’Eurotower e con un passato in Bankitalia. 

Tuttavia, “il piano non contiene sufficienti dettagli su come verranno attuate le riforme: è vero, anche se in due mesi non si poteva pretendere molto partendo dagli scarsi elementi predisposti dal precedente governo. Rimane il fatto che sulle riforme, sulla semplificazione e valorizzazione del settore pubblico in tutte le sue dimensioni, si gioca molto del successo del piano. Nell’equilibrio finanziario, la strategia si gioca su tre elementi: investimenti, spesa pubblica corrente e debito. Quest’ultimo è il punto critico della sostenibilità complessiva della strategia, della sua stessa realizzabilità nell’arco dei cinque anni”. Il debito vincola sempre chi lo contrae, limitandone le scelte future, in ultima analisi la libertà. “Fare debito in alcuni momenti è giusto, ma non deve mai mancare una visione chiara di come ridurlo in futuro. A maggior ragione per uno stato il cui debito supera oggi tutto quello che il Paese produce in 19 mesi”. 

“Aumentare gli investimenti richiede che si riducano le spese correnti al netto delle rispettive entrate, fatto su cui la combinata Def-Pnrr non dedica sufficiente attenzione. I rischi del debito pubblico italiano sull’orizzonte quinquennale sono concreti. Le ipotesi sui tassi di interesse nel Def sono molto favorevoli e nient’ affatto scontate, considerando la ripresa internazionale e le connesse tendenze finanziarie. Nel cosiddetto “scenario programmatico” le spese correnti, al netto delle retribuzioni pubbliche e degli interessi, continuano a crescere oltre il tasso di inflazione. Sono voci di cui le varie spending review del passato hanno ripetutamente dimostrato la non necessità e l’incoerenza con i criteri di sana concorrenza che lo stesso Pnrr si propone di promuovere”, aggiunge. 

“Su queste voci bisognerà intervenire quanto prima, al più tardi quando i provvedimenti adottati cominceranno a dare frutti in termini di ripresa economica. Chi segue le vicende del settore bancario non può poi non notare una certa leggerezza nel sorvolare sui problemi di quel settore, che la pandemia aggrava. Conseguire gli obiettivi di Pil descritti nel documento sul Pnrr, pur tutto sommato ragionevoli, non sarà possibile senza un settore bancario in ordine. Oggi così non è, in parte per esitazioni passate a risolvere i problemi. Oggi il governo prolunga garanzie e moratorie, ma quello che emergerà domani, quando saranno rimosse, preoccupa. Non è difficile prevedere l’impiego di altre risorse pubbliche. Se questo avviene, è sperabile almeno che questa volta esso sia risolutivo. Punti di debolezza che è compito di chi osserva segnalare. Ma per ora, poiché niente è perfetto e tutto è migliorabile, uniamoci nell’augurio, anzi nella certezza come ha detto Draghi, che l’Italia possa farcela e che stavolta, veramente, ce la farà”, conclude. 

pev 

 

(END) Dow Jones Newswires

April 29, 2021 02:52 ET (06:52 GMT)