La cassaforte milionariadel “governatore” libanese

Capo della Banca nazionale di Beirut sospettato di riciclaggo

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EDERICO FRANCHINI caffe.ch 01.05.2021

Dopo la Malaysia, il Brasile e il Venezuela ecco un nuovo fronte d’indagine per il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc): il Libano. Lo scorso anno, la Procura federale ha aperto un’inchiesta contro il governatore della banca nazionale del Paese dei Cedri, Riad Salameh, considerato uno degli uomini più potenti a Beirut. Assieme al fratello Raja, Riad Salameh, è sospettato di aver commesso degli atti di riciclaggio ai danni della Banca del Libano.
I dettagli dell’indagine sono stati rilevati di recente da le Temps il quale cita la domanda d’assistenza giudiziaria inviata dal procuratore Joël Pahud alle autorità libanesi. Un documento di 16 pagine, di cui il Caffè ha potuto leggere la versione in francese. Per il procuratore federale sembra che “le somme sottratte dall’aprile 2012 ad oggi siano state trasferite in tutto o in parte in Svizzera prima del loro riciclaggio”. Un lavaggio che si sarebbe svolto con diversi metodi, “tra cui il trasferimenti da conto a conto cambiando l’avente diritto economico o investimenti in beni immobiliari in Svizzera o altrove, in particolare nel Regno Unito, o in investimenti in obbligazioni finanziarie in Svizzera o all’estero”. Joël Pahud aggiunge che questi atti di riciclaggio “coinvolgono importi esorbitanti” e hanno generato un “reddito significativo”.
Tutto parte da un contratto datato 6 aprile 2002 tra la Banca del Libano e la Forry Associates Ltd, una società basata alle Isole Vergini il cui beneficiario economico è Raja Salameh. Questo contratto – firmato dai due fratelli Salameh, rappresentanti delle due parti – permetterebbe alla Forry Associates di vendere i buoni del tesoro e gli eurobond della banca centrale e di ricevere una commissione di collocamento. Secondo i procuratori svizzeri, tra l’aprile 2002 e l’ottobre 2014, ciò avrebbe permesso l’arrivo di più di 326 milioni di dollari su un conto della Forry Associates presso la Hsbc di Ginevra. La maggior parte di questi importi, definiti come “commissioni” o “onorari”, sarebbe poi stata trasferita sul conto personale di Raja Salamh, sempre la Hsbc. La banca sarebbe però solo una tappa del denaro individuato in Svizzera.
Altri conti sospetti – controllati direttamente da Riad Salameh – sono stati aperti in Svizzera. “Fino ad oggi, il Ministero pubblico ha individuato beni a nome di Riad Salameh o conti di cui è l’avente diritto economico in banche in Svizzera, stimati in un totale di 50 milioni di dollari”, si legge nella domanda di assistenza giudiziaria. Come scrive le Temps, in qualità di governatore della Banca del Libano, Riad Salameh è una cosiddetta persona politicamente esposta. Questo status richiede un’attenzione particolare da parte delle banche. Tuttavia, questo non gli ha impedito di aprire diversi conti a suo nome in vari istituti. Nel documento svizzero, il procuratore Pahud nota che “le spiegazioni delle banche (…) contengono informazioni contradditorie sugli attivi di Riad Salameh”. Un altro punto che emerge dalla rogatoria sono i presunti investimenti immobiliari fatti nella Confederazione – a Ginevra e Morges – dal libanese per il tramite di due società basate a Ginevra in uno studio d’avvocato e che si sospetta siano direttamente controllate da Riad Salameh,
L’uomo, in carica dal 1993 e sopravvissuto a undici governi, è considerato intoccabile. Ultimamente la sua immagine si è un po’ affievolita poiché è considerato la mente dietro all’ingegneria finanziaria che ha fatto precipitare il Paese nella peggiore crisi economica della sua storia.