Valute: ora serve l’euro digitale (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, spiega in questa intervista quali potranno essere le opportunità e i rischi per le banche dell’euro digitale e delle criptovalute e come gli istituti reagiranno all’evoluzione tecnologica. Inoltre Sabatini indica le ragioni per cui le banche italiane sono al momento fredde riguardo al sistema dei pagamenti europeo Epi. 

Domanda. Qual è la posizione delle banche italiane sull’euro digitale? 

Risposta. Valutiamo con favore la decisione della Bce di portare avanti i lavori sulla materia, anche come necessaria risposta ai progetti di valute emesse da soggetti privati. L’euro digitale offre la possibilità di erogare nuovi servizi e prodotti da parte delle banche. Abbiamo espresso massima collaborazione alle autorità. Il contributo degli istituti di credito al progetto sarà fondamentale affinché ci siano benefici per il settore e l’economia. 

D. Quali dovrebbero essere le caratteristiche dell’euro digitale? 

R. Innanzitutto con il nuovo sistema dovranno essere garantite la stabilità monetaria e il pieno rispetto della cornice regolamentare Ue. Perciò occorre che ci sia la banca centrale dietro la valuta digitale. Inoltre riteniamo che la Cbdc (central bank digital currency, ndr) debba integrare ma non competere con gli altri strumenti di pagamento già presenti e che non debba sostituirsi alle iniziative su cui hanno già investito gli istituti. Di conseguenza anche con l’euro digitale le banche dovrebbero mantenere il ruolo di intermediazione e il rapporto con la clientela retail, per esempio nella distribuzione delle valute digitali, così come avviene oggi per le banconote. Infine riteniamo importante che si tratti di una valuta programmabile. 

D. Ovvero? 

R. La programmabilità può rivoluzionare profondamente la moneta e gli scambi. Abbiamo studiato alcuni casi d’uso. Per esempio i genitori potrebbero dare ai figli paghette con cui comprare alcuni beni specifici. Ci potrebbe essere un bonus cultura con cui pagare solo nelle librerie o in luoghi predefiniti. La programmabilità dell’euro digitale permetterebbe alle banche di costruire smart contract per transazioni più complesse e di offrire servizi anche interoperabili: per esempio sarebbe possibile suddividere automaticamente gli incassi di un cestino alimentare tra i differenti produttori o i proventi di un mutuo tra i vari soggetti coinvolti. Il vantaggio per le banche? Offrire nuovi servizi e poi trovare un modello di remunerazione, come avviene oggi per le carte di pagamento. 

D. Con l’euro digitale c’è il rischio di fuoriuscita di depositi dalle banche verso la Bce? Cosa pensa in proposito della proposta di definire un tetto massimo di Cbdc per ciascuno? 

R. Ci sono diversi elementi che possono spostare gli equilibri. Assieme al cap per esempio c’è il tema della remunerazione e del tasso pagato sui depositi in euro digitali. Occorre capire il disegno complessivo prima di esprimersi sulle singole proposte. Anche alla Federazione bancaria europea (Fbe) è stato avviato un gruppo di lavoro per studiare il modello di euro digitale più coerente per la stabilità finanziaria e per evitare che modifiche alla raccolta bancaria possano incidere sul credito. 

D. Come giudica l’esperimento Bundesbank di collegare il sistema dei pagamenti con la tecnologia blockchain a registri distribuiti (Dlt) senza euro digitale? 

R. È uno dei temi su cui riflettere. Una possibilità è che l’euro digitale possa andare, invece che su tecnologia Dlt, sull’infrastruttura base dei bonifici istantanei ovvero Tips, che ha il vantaggio di essere di proprietà della banca centrale. Un’infrastruttura distribuita può sollevare problemi di natura giuridica per la moneta. Secondo la nostra esperienza la programmabilità è più facilmente raggiungibile con la tecnologia Dlt, ma se questa non fosse possibile allora bisognerebbe valutare l’interazione dell’attuale infrastruttura con la blockchain per garantire l’interoperabilità. 

D. Quali sarebbero le conseguenze della partenza di criptovalute private e stablecoin come Diem di Facebook? 

R. Ci sarebbero problemi rilevanti se venissero approvate. È necessario un quadro giuridico forte a livello europeo e internazionale. La proposta del regolamento Ue MiCa è importante perché le criptovalute private possono avere impatti sulla stabilità finanziaria, possono interferire con la politica monetaria, avere implicazioni sulla tutela dei diritti dei cittadini e sulla privacy. Inoltre vanno considerate le norme sull’anti-riciclaggio e sull’anti-terrorismo. 

D. La disintermediazione della blockchain e la finanza decentralizzata possono minare alla radice il ruolo delle banche? Si potrà fare a meno degli istituti di credito? 

R. Non nasce oggi il tema della riduzione dell’attività bancaria per effetto di regole e tecnologia. Esiste ormai da molti anni. Le forme di intermediazione possono cambiare e l’innovazione va gestita e guidata, ma lo sviluppo tecnologico potrà far sì che le banche aumentino la capacità di competizione e i servizi offerti, come avvenuto in passato. 

D. Con l’intelligenza artificiale gli algoritmi saranno più bravi delle banche a concedere prestiti? 

R. Il ruolo di una banca si basa sulla fiducia, che si costruisce sul valore delle persone. Gli strumenti tecnologici potranno far crescere efficacia ed efficienza, ma dietro la macchina dovrà rimanere la guida dell’uomo. 

D. Perché le banche italiane non sembrano interessate alla European Payments Initiative (Epi), una specie di Superlega dei pagamenti a cui hanno aderito 40 istituti europei? 

R. Condividiamo l’obiettivo, indicato dalla Bce, di sviluppare un sistema dei pagamenti europeo attraverso carte, cellulari e pagamenti istantanei, in grado di rafforzare anche il ruolo dell’euro. Secondo le banche italiane, tuttavia, Epi al momento non considera i differenti livelli di efficienza raggiunti nei vari Paesi. L’Italia con Bancomat Spa e Bancomat Pay è un esempio virtuoso ed è sempre più avanzata anche nell’evoluzione verso sistemi digitali. Non sembra opportuno ora abbandonare gli investimenti fatti. Ci sembra migliore un sistema basato sull’interoperabilità delle strutture esistenti, più rispondente alle esigenze diversificate dei Paesi.D. Così però non c’è il rischio di restare esclusi dai lavori europei?R. Continuiamo a guardare l’iniziativa con grande interesse, a dare il nostro contributo e non è escluso che in futuro sia possibile partecipare a certe condizioni. Allo stesso tempo però cerchiamo di salvaguardare i risultati ottenuti e magari trasferirli in Europa con meccanismi di interoperabilità. 

D. Riguardo alle moratorie quali modifiche chiedete all’Eba? 

R. La priorità riguarda la possibilità di concedere misure di forbearance alle imprese con minori vincoli per aiutarle nella fase di ripartenza. In particolare ci sembra incomprensibile la rigidità dell’Eba sulle ristrutturazioni. Anche con la Fbe abbiamo chiesto di portare dall’1 al 5% la soglia oltre la quale una ristrutturazione si considera onerosa determinando la riclassificazione in default dell’intera posizione del debitore. 

D. La Vigilanza Bce si è opposta al rinvio dell’ultima parte di Basilea 3 chiesto dalle banche. Qual è la vostra valutazione? 

R. Riteniamo che l’impatto della riforma sul capitale delle banche europee sia significativo e possa avere effetti sulla capacità di erogare credito. La Fbe ha incaricato la società indipendente Copenhagen Economics di fare un’analisi di impatto aggiornata alla luce della pandemia. 

fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

May 10, 2021 02:36 ET (06:36 GMT)