Il manager da sacrificaremette all’angolo la Kering

La denuncia, l’inchiesta e poi un accordo extragiudiziale

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FEDERICO FRANCHINI caffe.ch 15.5.21

Quando una grossa impresa finisce in uno scandalo la strategia è spesso una: incolpare un manager. In questo caso il manager in questione si chiama Carmine Rotondaro. L’uomo è stato a lungo responsabile della pianificazione fiscale e immobiliare di Kering, il gigante della moda al centro delle note vicende fiscali che hanno toccato la sua filiale ticinese, la Luxury Goods International (Lgi). Per anni il loro è un rapporto “win win”. Il manager incassa lauti compensi e la multinazionale “ottimizza” i suoi utili, trasferiti per oltre 1 miliardo annuo in Ticino. Il meccanismo si rompe a fine 2016 quando Rotondaro finisce sotto indagine a Milano. Odorando profumo di guai, la multinazionale decide di proteggersi. Come? Licenzia il manager e denuncia Rotondaro per aver incassato milioni attraverso società offshore di cui sostiene di non sapere appartenessero al manager.
La diatriba giunge anche in Svizzera. A fine 2016 la Kering denuncia Rotondaro presso il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc), accusandolo di aver sottratto circa 48 milioni di euro. La denuncia porta all’apertura di un’inchiesta contro ignoti per sospetto riciclaggio e altri reati. In realtà, dalla sede di Lugano dell’Mpc succede poco. Vengono, sì, bloccati 40 milioni di franchi, ma ciò avviene su richiesta delle autorità italiane. Sotto inchiesta in Italia, denunciato in Svizzera e con i suoi milioni bloccati, Rotondaro sembra l’uomo che Kering ha deciso di sacrificare per proteggersi dalla giustizia. L’ex manager non ci sta. Si difende e spiega che le somme ricevute non sono altro che la remunerazione per i servizi forniti al gruppo. Servizi saldati offshore come è prassi – svela Rotondaro – per vari dirigenti del gruppo. L’uomo conosce molti altri segreti. Inizia così a rispondere alle domande dei procuratori sugli affari di Kering, anche sul suo sistema fiscale. È così che l’inchiesta italiana svolta e punta dritto verso la Lgi di Cadempino.
Nel 2018 i media iniziano ad occuparsi del caso, svelando anche il sistema di remunerazione di manager fittiziamente residenti in Ticino. L’affare fa molto rumore, anche a livello cantonale dove Lgi era il più grande contribuente. La multinazionale si difende attraverso un comunicato in cui contesta le accuse e punta il dito – senza nominarlo – contro Carmine Rotondaro.
Il 9 maggio 2019, però, la stessa Kering annuncia il pagamento di una multa record di 1,25 miliardi di euro. In cambio l’inchiesta italiana è chiusa. Una settimana dopo, il gruppo presenta una nuova denuncia contro Rotondaro in Svizzera. A che punto siamo? Il Caffè ha appurato che l’Mpc ha abbandonato la procedura a metà 2020 e che il denaro bloccato era già stato liberato a fine 2019. Dal decreto d’abbandono emergono alcuni dettagli interessanti. In particolare, il fatto che nel dicembre 2019 è stato firmato un accordo extragiudiziale tra Kering e Rotondaro. Un accordo, di cui non si conoscono i dettagli, ma che ha portato al ritiro delle denunce in Italia e in Svizzera.
Come emerso di recente, anche l’inchiesta di Milano è stata abbandonata. Tutto finito in niente, insomma. Il decreto d’abbandono svizzero fa riferimento ad un pagamento di 3 milioni di euro da parte di Rotondaro, ma non specifica se si tratta di un rimborso o di una garanzia – chissà – in cambio del silenzio dell’ex manager. Un uomo che, attaccato, è diventato una scomoda “gola profonda”.