Decreto Sostegni-bis, Draghi “benedice” la scalata di UniCredit al Banco

Stralciate dal decreto le modifiche alle norme sui benefici fiscali (Dta) conseguenti alle fusioni

di Andrea Deugeni affariitaliani.it 20.5.21

Decreto Sostegni-bis, Draghi "benedice" la scalata di UniCredit al Banco

Draghi benedice la scalata di UniCredit sul BancoBpm a dispetto della privatizzazione del Montepaschi oppure finisce vittima del fuoco incrociato dei partiti contrari a concedere una mega dote fiscale miliardaria a chi ingloberà Rocca Salimbeni dal cui capitale il Tesoro deve uscire aprile 2022, oppure ancora ha ricevuto un parere negativo sulle modifiche al regime delle Dta da parte di Bruxelles?

Come preannunciato da Affaritaliani.it, il governo ha stralciato dal decreto Sostegni bis la discussa misura sull’innalzamento del tetto alle deferred tax asset, ovvero le attività fiscali differite che consentono la trasformazione delle perdite fiscali in credito d’imposta immediatamente utilizzabile nel caso di fusioni, ma ha concesso più tempo alle banche per organizzare eventuali operazioni straordinarie.

L’accesso agli incentivi è subordinato infatti al via libera all’aggregazione da parte del consiglio di amministrazione da ottenere entro la fine del 2021, mentre attualmente, secondo la norma inserita sulle Dta nella legge di Bilancio, è necessario il disco verde da parte dell’assemblea degli azionisti.

In base alle modifiche previste nelle precedenti bozze, intendimento del Tesoro era quello di estendere i termini per annunciare e concludere il deal (proroga rispettivamente di sei mesi e di tre anni rispetto alla scadenza originaria del 31 dicembre 2022) e di incrementare dal 2 al 3% del totale degli attivi della banca più piccola coinvolta nella fusione la soglia delle Dta convertibili (da entrambi i versanti).

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Il motivo? Dare più tempo ai nuovi appena banchieri saliti sulla tolda di comando dei propri istituti (Andrea Orcel in UniCredit e Piero Montani in Bper) di mettere a segno un’operazione che poi richiede circa 5-6 mesi per l’approvazione assembleare e aumentare l’appeal dell’operazione Montepaschi per la banca di Piazza Gae Aulenti. Che secondo alcuni banchieri d’affari avrebbe potuto spingere, scrive la Reuters, più facilmente UniCredit verso una fusione a tre, con Mps e BancoBpm, massimizzando in questo modo il vantaggio in termini di capitale. Un esito che secondo le indiscrezioni avrebbe messo in allarme il Ceo del Banco Giuseppe Castagna. Il capo di Piazza Meda, infatti, preme invece per la creazione del terzo polo bancarioattorno a Bpm in funzione aggregante (con Bper), sogno che però sfumerebbe con la scalata di UniCredit. 

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Il duo Draghi-Franco invece ha confermato in Zona Cesarini ilvecchio impianto della legge di Bilancio che oltre a deludere il mercato borsistico (sta cavalcando l’appeal speculativo del risiko sui titoli bancari), di fatto concede un assist a Orcel per il lancio di un’Ops (in stile Intesa-Ubi) proprio su BancoBpm. Invece che spingere il Monte nelle braccia di UniCredit. Un’operazione che oltretutto permetterebbe a Piazza Gae Aulenti di ridurre fortemente il gap col campione nazionale Intesa-Sanpaolo. 

Secondo i calcoli fatti dagli analisti di Intermonte, infatti, è vero che la norma sulle Dta, introdotta nell’ex Finanziaria per agevolare la privatizzatione del Montepaschi, concede valori delle attività fiscali differite più elevate dopo UniCredit proprio a Rocca Salimbeni (3,9 miliardi la banca senese, 4,2 miliardi per il gruppo di Orcel), ma come riportato dal Sole 24 Ore e confermato da una fonte al vertice del Pd, per i meccanismi della normativa varata a Capodanno a UniCredit converrebbe puntare piuttosto su Bpm, che ha Dta per poco più di  miliardo. 

Banco BPM Gruppo APE

La combinazione tra le due banche infatti offrirebbe la possibilità di recuperare, da subito, oltre tre miliardi di capitale (il Banco ne capitalizza quattro), mentre l’operazione con il Monte beneficerebbe invece di poco meno di 2,5 miliardi di asset fiscali.

In Borsa gli investitori hanno subito preso le misure: UniCredit ha terminato la seduta in leggera crescita a 10,21 euro nonostante la multa annunciata da Bruxelles per cartello sui bond governativi con Nomura e Ubs, mentre il gruppo guidato da Castagna ha interrotto la cavalcata(+45,7% negli ultimi sei mesi, +16,11% negli ultimi 30 giorni) perdendo il 2,14% a 2,702 euro.