Cdp: le sfide di Scannapieco (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Mario Draghi gioca una sua carta anche in Cassa Depositi e Prestiti. È un uomo di diretta conoscenza del premier, Dario Scannapieco, a essere stato designato ieri per ruolo di amministratore delegato di Cdp in sostituzione di Fabrizio Palermo. Confermato invece alla presidenza (espressione delle fondazioni bancarie) Giovanni Gorno Tempini. 

Gli altri membri del board espressione del ministero dell’Economia sono Fabiana Massa Felsani, Anna Girello Garbi, Giorgio Toschi, Livia Amidani Aliberti, Fabrizia Lapecorella. Mentre per le fondazioni oltre al presidente sono stati confermati Matteo Melley e Alessandra Ruzzu. «Il ministero dell’Economia e delle Finanze intende esprimere un sentito ringraziamento all’amministratore delegato Fabrizio Palermo e ai consiglieri uscenti per il prezioso lavoro svolto e il rilevante apporto al raggiungimento degli importanti risultati ottenuti in questi anni», si legge nel comunicato del Mef. Scannapieco arriva dopo quasi 15 anni di lavoro alla Banca Europea degli Investimenti. Come accennato, è legato da una conoscenza di vecchia data a Draghi, che nel 1997, quando era direttore generale del Tesoro, lo chiamò come consulente per le privatizzazioni. Poi fu Giulio Tremonti, in veste di ministro dell’Economia, a volerlo ala guida della direzione Finanza e Privatizzazioni del Tesoro. 

Ora il manager ha davanti a sé diverse sfide, a partire dalla gestione del nuovo strumento voluto dal governo per investire nelle grandi imprese, ossia Patrimonio Destinato, fino alle partite rete unica e Autostrade per l’Italia. Quanto a Patrimonio Destinato, sarà cruciale far decollare in fretta lo strumento, che sta per diventare operativo, perché una delle linee di intervento è quella per le aziende in crisi a causa del Covid, in deroga agli aiuti di Stato, che sarà attiva solo fino a fine anno. Ma Patrimonio Destinato potrà intervenire anche in aziende sane di settori strategici con prospettive di sviluppo e in società in temporaneo squilibrio che necessitano di turnaround. Un nodo complesso da sbrogliare sarà poi quello della rete unica, da realizzare mettendo insieme le infrastrutture in fibra di Tim con quelle di Open Fiber, di cui Cdp avrà il 60% dopo il recente accordo con Enel. Al momento il quadro non è chiaro anche perché il ministro per la Transizione Digitale Vittorio Colao non sembra particolarmente attaccato al progetto, caldeggiato dal precedente esecutivo, e pare puntare molto sui bandi per cablare il Paese. 

, secondo gli analisti, l’insediamento di un nuovo ceo in Cdp potrebbe rallentare ancora di più il progetto della rete unica Infine c’è la partita Autostrade per l’Italia. La parte più dura del lavoro è stata portata a termine da Palermo, che ha condotto la dura negoziazione con la controllante Atlantia, la cui assemblea il prossimo 31 maggio è convocata per esprimersi sull’offerta di Cdp, Blackstone e Macquarie per rilevare l’88% di Aspi. 

fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

May 28, 2021 02:52 ET (06:52 GMT)