Dopo il crac Greensill la Svizzera vuole punire i banchieri

Il Partito Ecologista svizzero discuterà nei prossimi giorni una proposta per riformare la legge svizzera in merito alla responsabilità penale dei banchieri. I direttori di banca al momento non possono ricevere multe in caso di mala gestione. Ma ribaltare il conservatorismo elvetico sarà difficile secondo gli esperti 

di Giulia Talone31/05/2021 07:06 milanofinanza.it

Dopo il crac Greensill la Svizzera vuole punire i banchieri

Alla Svizzera piace il rischio. O almeno piace alle banche elvetiche, che negli ultimi mesi hanno perso miliardi di franchi in investimenti sbagliati. E non è difficile capire perché: l’azzardo non costa poi così caro ai banchieri che, anche in caso di fallimento, non possono essere multati né perseguiti penalmente se non direttamente legati ad attività illegali.

perché non devono farlo. Non ci sono sanzioni reali per la cattiva amministrazione”, ha denunciato Gerhard Andrey, parlamentare dei Verdi. “Gli scandali che hanno visto coinvolta Credit Suisse, dal Mozambico a Greensill, sono un danno per la reputazione della Svizzera. Abbiamo proposto una riforma che prevedrebbe, in caso qualcosa vada storto, la responsabilità dei manager”.

La proposta di una riforma, peraltro, sarebbe sostenuta anche dall’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma), che faticherebbe a tenere sotto controllo la compliance dei banchieri a causa del permissivismo delle leggi svizzere. Un portavoce dell’autorità ha rivelato a Reuters che Finma sarebbe felice di una discussione riguardo l'”ottimizzazione” di “questioni riguardo la responsabilità personale”. Non stupisce l’apertura dell’organizzazione ad una riforma, specialmente alla luce delle indiscrezioni Bloomberg in merito al default di Greensill.

Secondo l’agenzia, infatti, “i rischi legati alle attività di Greensill erano noti all’interno di Credit Suisse”. Nonostante la banca d’affari fosse stata avvertita da membri interni, “avrebbe deciso di messo a rischio i propri clienti” dirottando 1,2 miliardi di dollari gestiti per conto dei clienti dell’istituto su Sanjeev Gupta, fondatore di Liberty House Group. Da quanto risulta a Bloomberg gli addetti della divisione materie Prime di Credit Suisse avevano messo nella lista nera Liberty Commodities, legata a Gupta, sospettato di condotte illegali.

Eppure ribaltare il conservatorismo svizzero in fatto di banche potrebbe essere difficile e qualsiasi riforma incontrerà con ogni probabilità delle resistenze. L’Associazione bancaria elvetica ha ribadito che attualmente la supervisione è “ben bilanciata” e rigorosa e che ogni miglioramento deve comunque tenere in considerazione le peculiarità del sistema svizzero. Secondo Dominik Gross, dell’Alleanza svizzera delle associazioni per lo sviluppo i parlamentari svizzeri saranno riluttanti ad operare dei cambiamenti: “Esiste un sottinteso, secondo cui un forte centro finanziario è parte integrante della Svizzera quanto gli orologi e il cioccolato. Un’ampia fetta di popolazione ottiene profitti dal denaro che arriva”