Generali, dopo Cattolica la partita della governance. Tutto in mano a GalateriMa il tempo stringe. L’apertura della procedura lista del consiglio uscente dev’essere votata nel board e….

di Andrea Deugeni affari italiani.it 2.6.21

Generali, dopo Cattolica la partita della governance. Tutto in mano a Galateri

Lanciata l’Opa su Cattolica e in attesa di conoscere le valutazioni ufficiali del board della compagnia di Carlo Ferraresi e di quelle degli advisor (con molta probabilità Goldman Sachs e Kpmg) degli scaligeri sul prezzo offerto dalle Generali, a Trieste il grande convitato di pietra resta il contrasto sulla governance fra i grandi azionisti. A partire dalla riconferma o meno dell’amministratore delegato Philippe Donnet, dall’inserimento in organigramma di un direttore generale con stringente controllo sull’operatività quotidiana del gruppo, dalla creazione di un comitato esecutivo ristretto di consiglieri con potere decisionale più forte e dalla scelta di un nuovo presidente in grado di far leva sulle proprie relazioni internazionali per facilitare il target del grande M&A che sta molto a cuore ai due soci

Francesco Caltagirone e Leonardo Del Vecchio. Aspetti che a loro volta discendono dalla visione strategica che si vorrà adottare nella gestione della compagnia assicurativa. 

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Da sinistra, Francesco Caltagirone e Alberto Nagelnull

C’è un passaggio formale che rappresenterà una nuova cartina di tornasole dello stato dei rapporti fra i grandi soci del Leone che nell’ultimo anno si sono trovati su fronti contrapposti (Mediobanca – titolare del 12,9% – da una parte e Del Vecchio – al 4,8% – e Caltagirone – al 5,65% – dall’altra) su molte questioni in un board costretto alla fine a deliberare a maggioranza. Epiloghi frutto di profondi contrasti sulla governance della compagnia. null

Questo passaggio è l’apertura dei lavori per la composizione della lista del consiglio di amministrazione, in vista del rinnovo delle cariche sociali di aprile 2022. Un procedimento che fra interviste e compilazione dei profili dei consiglieri potrebbe durare, secondo gli addetti ai lavori, anche nove mesi e che impone una certa celerità nell’apertura del fileper riuscire a rispettare i tempi tecnici di tutta la procedura. Rapidità, a maggior ragione, se il tema risulta spinoso per i protagonisti dei complessi equilibri che sottostanno alla Galassia del Nord Mediobanca-Generali. 

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Leonardo Del Vecchio

Iniziare i lavori della lista del consiglio è però una facoltà del presidente Gabriele Galateri, stretto da una parte dalla volontà di Piazzetta Cuccia di portare avanti ogni riflessione in un percorso da condividere in Cda dove tutti gli azionisti, mercato compreso, sono rappresentanti, dall’altra dalla spinta dei singoli soci privati, fra cui si è instaurata una parziale convergenza di interessi sul futuro di Trieste, a trovare la quadra al di fuori del board, in un ambito ristretto. 

Se si deciderà di percorrere l’opzione statutaria introdotta in piazza Duca degli Abruzzi lo scorso anno, l’avvio della modalità lista del consiglio dovrà essere dunque votata, su proposta del presidente, in un board che solo momentaneamente si è ricompattato per l’operazione Cattolica.

Un voto che appena aprirebbe la lunga procedura, ma che se espresso ancora una volta a maggioranza potrebbeimmediatamente certificare una spaccatura ormai insanabile nel board, il cui epilogo potrebbe essere la presentazione di una lista da parte del duo Caltagirone-Del Vecchio alternativa a quella del Cda uscente. Con tanto di scontro in assemblea nell’aprile prossimo a Trieste che avrebbe riflessi in futuro anche a monte, in Mediobanca.  

A meno che Galateri non trovi prima la soluzione del rebus, mettendo all’ordine del giorno di uno dei prossimi Cda (al momento non c’è alcuna convocazione all’orizzonte) il voto sull’apertura della procedura, solo dopo aver sminato il campo di battaglia. Ma anche lavoro di sintesi, considerate le differenti posizioni dei grandi azionisti, potrebberichiedere un tempo che in Generali comincia a essere poco.