Borsa: le quaranta lepri di Milano (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La ritrovata verve di Piazza Affari, con l’indice di riferimento che ha superato e per ora sta tenendo la soglia dei 25mila punti, tornando ai livelli pre-Covid19 (il 19 febbraio 2020 il picco dei 25.477 punti, superato nella giornata di venerdì 4 giugno con la chiusura a 25.570,46 punti) ha dato una spinta a decine di titoli quotati sia su Mta sia su Aim. 

Da un paio di settimane il numero di società che tocca, rivede, aggiorna e migliora il massimo storico è costante (tabella qui accanto). Un trend che ha riguardato trasversalmente molti settori industriali -automotive, food&beverage, abbigliamento, tecnologia, servizi finanziari, manifattura- e che vede brillare due asset della galassia Exor: Stellantis, la società nata dall fusione tra Fca e Psa, e Cnh Industrial che controlla Iveco, il cui nome è accostato a un possibile sbarco in borsa attraverso uno spin-off entro il 2022. La casa automobilistica italo-francese sta registrando un costante upside avendo toccato il nuovo picco storico nella giornata di venerdì 4 a 17,70 euro per un market cap di 54,54 miliardi, trattando a un rapporto price/earning di 14,43, rapporto più elevato rispetto a Toyota (12,12), Daimler (10,87), Bmw (10,52) e GM (10,27). 

Mentre Cnh ha raggiunto il massimo nella giornata di giovedì 3 a 14,66 euro per una capitalizzazione di 20 miliardi e un P/E di 16,4 (stima per il 2021) che può consentire una ulteriore tendenza rialzista. Complessivamente sono 40 le società quotate a Milano che dal 27 maggio hanno raggiunto il prezzo più alto dalla quotazione. Cosa sostiene il corso azionario? Nella gran parte dei casi si tratta di motivazioni legate all’andamento del business, alla ripresa post-pandemia e alle ricadute attese del Pnrr. Mentre non pare ci siano temi speculativi collegati a operazioni straordinarie in arrivo, leggi opa (l’argomento è approfondito nel servizio di pagina 15), visto che nei casi di Campari, Amplifon, Sanlorenzo (in attesa del debutto, martedì 8 giugno di The Italian Sea Group), Brunello Cucinelli, Interpump (continua a fare shopping e viene premiato dal mercato), Carel Industries, Tip e Poste Italiane gli azionisti di riferimento non sono intenzionati a passare la mano. 

Solo per Campari, che ha un p/e di 64,8 (inferiore a quello dei competitor Diageo, 73,84, e Pernod Richard, 145) la famiglia Garavoglia potrebbe valutare un’operazione di integrazione industriale sul modello di Fca-Psa. Mentre per Moncler, se l’azionista di riferimento e top manager Remo Ruffini ha aperto alla creazione di un polo del settore, quindi valutando eventuali merger, bisogna comunque tener conto di un p/e di 48 che si confronta con rapporti decisamente più elevati quali quelli dei colossi francesi del lusso Lvmh (71,89) ed Hermès (91,27). Nel settore moda e abbigliamento spicca il balzo delle valutazioni fino alla data dell’1 giugno (massimo a 51,75 euro) di Brunello Cucinelli, titolo che rispetto al prezzo d’ipo di 7,75 euro e alla chiusura del primo giorno di quotazione, 11,6 euro, aveva messo a segno una lunga cavalcata che lo avevo portato a sfondare la soglia dei 50 euro per un p/e di 108,42, decisamente al di sopra di quello dei big del settore. Ed è forse per questa ragione che da alcune sedute le azioni del gruppo del cashmere hanno perso valore scendendo, nella giornata di venerdì 4, a 48,96 euro.L’euforia che sta contagiando Piazza Affari può trascinare altri titoli ai nuovi massimi storici. Come emerge da una elaborazione fatta da MF-Milano Finanza prendendo a riferimento i prezzi di borsa e il rapporto price earning, le società che hanno potenziale inespresso sono De’ Longhi, Illimity Bank, Nexi, Prysmian, Zignago Vetro, Newlat Food, Antares Vision, Salcef Group, Fenix Entertainment, Pattern, Portobello e Snam. 

fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

June 07, 2021 02:06 ET (06:06 GMT)