È tramontato il fascinodel lavoro senza padroni

CLEMENTE MAZZETTA caffè.ch 12.6.21

Addio al fascino del lavoro senza padroni. Gli indipendenti sono 321mila in tutta la Svizzera (il 7,1% di tutti i lavoratori, erano l’8,2% vent’anni fa). E sono all’incirca 13.700 in Ticino (13.800 nel 2002). Mentre aumenta il lavoro dipendente, quello autonomo staziona o cala. “La tendenza è evidente: il lavoro indipendente sta diventando percentualmente meno importante”, osserva l’economista Marco Salvi. Più che disaffezione nei confronti delle libere professioni, emerge il fatto che lavorare da soli è sempre più difficile, per la burocrazia imperante, ma anche – nell’ultimo anno – per la crisi della pandemia. Nell’analisi realizzata per il centro studi Avenir Suisse, Marco Salvi ha stimato un calo di questa categoria di lavoratori di un punto percentuale rispetto al resto degli occupati.
Altro che fascino del lavoro autonomo, dell’essere imprenditore di se stessi, padroni del proprio tempo. “Da un punto di vista numerico coloro che svolgono la loro attività da soli, negli ultimi vent’anni solo passati da 307mila a 321mila. Un aumento di 14mila. Ma essendo aumentati notevolmente il lavoratori dipendenti, la loro incidenza percentuale sugli occupati è calata dall’8,2% al 7,1%”. In quel 7 per cento c’è di tutto, dal medico specialista all’avvocato, dal libero professionista all’agricoltore, all’artigiano. “Soprattutto quella dell’agricoltore è un’attività che ha registrato un calo in questi due decenni – aggiunge Salvi -. Nel 2001 in agricoltura il 40% dei lavoratori era rappresentato da autonomi: percentuale oggi scesa al 27%”. Altro che vado a vivere in campagna. I giovani vanno a vivere in città e soprattutto da dipendenti. Mestiere maggiormente ambito da anziani (nello scorso anno l’11% della fascia 50-64enni) quanto alla “retribuzione” non se la passa male. Guadagnano mediamente 48 franchi l’ora. Approssimativamente il 20% in più della media delle altre paghe. “Ma si tratta di una retribuzione molto diversificata. In quest’ambito, che va dal libero professionista al pony express, c’è una grossissima varietà salariale – chiarisce Salvi -. Un quarto di loro ha la paga oraria che rientra in quel 10% delle retribuzioni più basse. Quasi un quinto rientra nel 10% dei salari più elevati”. Come al solito sono di più quelli che prendono di meno. Ma non sembrerebbe confermata la teoria della crescita esponenziale dei piccoli lavoretti, delle forme di lavoro della “gig economy” che trasforma gli ex dipendenti in professionisti autonomi sottopagati, con condizioni di lavoro scadenti. “Il fenomeno esiste – precisa Salvi – ma non direi nel numero di cui si favoleggia, visto che la fascia di questi autonomi è rimasta sostanzialmente stabile nel giro di 20 anni”.
Quel che accomuna questi lavoratori, è però l’orgoglio del proprio mestiere, della propria autonomia. Secondo un sondaggio il 67% dei lavoratori autonomi si dichiara infatti molto soddisfatto del proprio lavoro. Solo il 6% vorrebbe essere assunto da qualcun altro.