Carige, oltre 1.840 filiali e 23.454 bancari: i numeri del Banco Bpm post M&APiazza Meda alla ricerca di massa critica per sottrarsi all’eventuale blitz di UniCredit Secondo le indiscrezioni, è nella data room del gruppo ligure.Le cifre ( Terzo e ultimo vantaggio? Castagna darebbe un’accelerata non indifferente, allontanando almeno per un po’ il T-Rex Orcel.)

di Marco Scotti affari italiani.ti 14.7.21

Carige, oltre 1.840 filiali e 23.454 bancari: i numeri del Banco Bpm post M&A

Il Ceo di BancoBpm Giuseppe Castagna

Avete presente Jurassic Park e la celeberrima scena del Tirannosaurus Rex che insegue la macchina? Sullo specchietto retrovisore si legge la scritta “gli oggetti riflessi sono più vicini di quanto sembri”. Trasferendo quest’immagine nel mondo della finanza, l’arrivo di un peso massimo come Andrea Orcel è visto da molti proprio come il T-Rex che corre e che è pronto a divorare la sua preda, prima di quanto ci si potrebbe aspettare.

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Il manager ha già annunciato urbi et orbi che la strategia diM&A ci sarà, ma che non c’è fretta e che tutto questo avverrà nella seconda parte dell’anno. In realtà, dietro le affermazioni di prammatica, c’è la certezza di aver individuato il proprio obiettivo di elezioneBanco Bpm.L’istituto nato dalla fusione tra il Banco Popolare e Banca Bpm è stato individuato come il soggetto perfetto per lanciare il guanto di sfida a Intesa Sanpaolo.

Al 1° giugno, infatti, risultavano 2.447 sportelli afferenti a UniCredit (seconda dietro Intesa che ne ha 3.872) e 1.480 per il Banco, che è quarto, sopravanzato anche da Bper. Calcolatrice alla mano, la semplice somma aritmetica permetterebbe a Piazza Gae Aulenti, rilevando l’istituto guidato da Giuseppe Castagna, di diventare la prima banca in Italia per numero di sportelli.

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Questo, ovviamente, al netto delle avvertenze regolatorie e delle esigenze di Antitrust che hanno costretto Intesa a cedere alcuni sportelli Ubi per eccesso di concentrazione.

Dunque, il T-Rex Orcel sarebbe anche pronto a lanciare l’offensiva. Ma è ovvio che Castagna non abbia alcuna intenzione di farsi mangiare e di continuare a lavorare al progetto del terzo polo che riscuote grande successo nel mondo delle grandi imprese e che la scorsa settimana ha avuto anche l’endorsement della Confindustria.

E dunque il numero uno di Piazza Meda ha in mente diverse contromisure. La prima è già stata esplorata e pare ormai definitivamente tramontata: una fusione con Bper. Carlo Cimbri – lider maximo di Unipol – con l’acquisto del 9% della Banca Popolare di Sondrio e con la nomina del nuovo amministratore Piero Montani al posto di Alessandro Vandelli sembra aver abbandonato la pista milanese.

Rimangono due possibilità: la prima porta a Siena, la seconda a Genova. Mps è diventata come la Bella di Torrigliatutti la vogliono e nessuno se la piglia. Con la nomina di Pier Carlo Padoan a presidente di UniCredit si era dato per scontato che la Rocca sarebbe passata nelle mani di Piazza Gae Aulenti. Ma il mancato incremento delle Dta – cioè gli sgravi fiscali parametrati sugli utili della banca rilevata – ha fatto scappare Orcel a gambe levate.

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Più di qualcuno nei giorni scorsi ha dato per certo l’interessamento di Bpm a Mps in un’ottica “spezzatino” che prevede che soltanto la parte relativa agli sportelli e agli attivi (oltre che ai dipendenti) venga rilevata dagli istituti di credito. Le filiali del gruppo sono 1.418 e riuscire ad accaparrarsene una quota potrebbe essere molto interessante. Ma quella senese pare solo una fuga un avanti. 

L’alternativa più sicura e immediatamente aggredibile è rappresentata da Carige. L’istituto genovese, dopo le ben note peripezie, è oggi una banca risanata, con un basso profilo di rischio ma con una redditività ancora tutta da costruire, visto che il ritorno all’utile è previsto soltanto dal 2023. I risultati al 31 dicembre parlano di oltre 22 miliardi di attivi complessivi e una raccolta diretta sui 15 miliardi. I dipendenti erano 3.454. Banco Bpm ha oltre 183 miliardi di attivi, 109 miliardi di impieghi e quasi 117 miliardi di raccolta diretta, con oltre 20.000 dipendenti.

Però ci sarebbero degli indubbi vantaggi se il Bancodecidesse di prendersi questa “gatta da pelare”. In primo luogo, il costo: secondo gli analisti basterebbero 1,2-1,3 miliardi per portarsi a casa l’istituto genovese.

In secondo luogo, gli sportelli: sono 361, permetterebbero all’istituto di Castagna di consolidarsi al terzo posto nella classifica e soprattutto aumenterebbe la massa critica della banca stessa, divenendo più difficile da rilevare. Non per niente, come ha scritto anche Il Sole 24 Ore sabato, Banco Bpm sarebbe stato tra i primi a essere entrato nella “data room” della vendita di Carige da parte del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt).

Terzo e ultimo vantaggio? Castagna darebbe un’accelerata non indifferente, allontanando almeno per un po’ il T-Rex Orcel.