L’aeroporto di Agnonon decolla ancora

Un nuovo ricorso blocca l’ultima soluzione del Municipio

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Caffe.ch 19.6.21

Non riesce proprio a decollare. Tra concorso, accuse di favoritismi, ricorsi e… ricorsi – l’ultimo, clamoroso, inaspettato è di giovedì 17 giugno e accusa il Municipio di cucire “pezze peggiori del buco” -, il futuro dell’aeroporto di Lugano Agno proprio non riesce a decollare. L’ultimo attacco? O si rifà tutto – con un “vero concorso” o i progetti presentati restano così come sono. Nessun “aggiustamento” in vista di una nuova valutazione!
Il 20 maggio scorso la Città, d’accordo con le cordate che nell’autunno del 2020 avevano partecipato al concorso (per la precisione, una ‘call for expression interest’), ha annullato la propria decisione. E cioé quella presa a fine gennaio di quest’anno. Lo ha fatto sotto il peso delle accuse di favoritismi e discriminazioni. A vincere era stato il progetto del’inglese Sir Owen-Jones (Amici dell’aeroporto), ma la città aveva comunicato di aver scelto due gruppi. Oltre a Sir Owen-Jones anche la cordata dell’imprenditore ticinese Stefano Artioli. Dopo gli inevitabili ricorsi delle cordate ecluse e per evitare che la soluzione si procastinasse, il Municipio ha deciso di annullare tutto o quasi tornando indietro nel tempo. A quando? A quando (13 novembre 2020) sono state aperte le buste dei partecipanti al concorso. Sette gruppi (in seguito diventati sei e da qualche giorno cinque).
Tutto nelle scorse settimane sembrava filare liscio. Tutto bene nell’attesa che si ripercorressero le tappe della procedura contestata. Per quale ragione? Errori di comunicazione e informazioni parziali sulla richiesta di garanzie finanziarie.
Tutto, dunque, sembrava filare liscio ammessi gli errori e la volontà di ricominciare. E così il 20 maggio il Municipio ha scritto alle cordate. Ha comunicato ufficialmente di aver annullato la decisione di fine gennaio e, qui si trova l’inghippo all’origine dell’ultimo ricorso, ha invitato i gruppi ad “aggiornare” i propri progetti. Saranno valutati da un “rinnovato gruppo di esperti, dopodiché verrà emanata una nuova decisione che permetterà di avviare la seconda fase della gara con i gruppi che verranno selezionati”.
Tutto chiaro? Tutti d’accordo? No. L’ultima notizia, fresca fresca, è che due cordate – Northern Lights, con sede a Vaduz, e Team Lug, dei ticinesi Nicola Brivio e Raffaella Meledandri – l’altro giorno hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato. E lo hanno fatto dopo che una settimana si erano “strategicamente alleati”.
I due gruppi, detto semplicemente, contestano la possibilità data dal Municipio di “aggiornare i progetti presentati” lo scorso autunno. E contestano anche la generica comunicazione sul “rinnovato gruppo di esperti che dovrà valutare nuovamente le proposte”.
Northern Lights e Team Lug si dicono ingiustamente discriminati. Sia dalla prima decisione del Municipio, sia in da quellacomunicata il 20 maggio. Quanto il Municipio ha detto loro e agli altri gruppi è generico e rischia, secondo Northen e Team Lug, nuove discriminazioni ed esclusioni. E senza motivazioni oggettive e chiare, sostengono.
Il ricorso presentato nei giorni scorsi fa riferimento soprattutto ad un passaggio della lettera del 20 maggio inviata alle cordate. Eccolo: “Appare opportuno revocare la decisione impugnata (ndr. cioè la scelta di fine gennaio delle cordate con alla testa Sir Owen-Jones e Stefano Artioli) e riprendere la procedura dall’avvenuto inoltro delle candidature, predisponendo le opportune modalità per procedere ad un loro aggiornamento secondo criteri uniformi e ad una ulteriore loro valutazione da parte di un rinnovato gruppo di esperti”. È questo il passaggio chiave, quello che ha scatenato l’ultimo ricorso. Ma non è tutto.
Northern e Team Lug sostengono che per il futuro dell’aeroporto occorra pubblicare un vero e proprio concorso. Il trasferimento dal pubblico al privato per la gestione dello scalo non può basarsi su una generica “call for interest”, dicono. Deve essere invece fatto un vero e proprio appalto internazionale, data l’entità della “commessa”. Un appalto rispettoso, sostengono i ricorrenti, dei trattati internazionali.